[escola moderna]

"Deseo que en ninguna ocasión ni próxima ni lejana, ni por uno ni otro motivo, se hagan manifestaciones de carácter religioso o político ante los restos míos, porque considero que el tiempo que se emplea ocupándose de los muertos sería mejor destinarlo a mejorar la condición en que viven los vivos, teniendo gran necesidad de ello casi todos los hombres. (...) Deseo también que mis amigos hablen poco o nada de mi, porque se crean ídolos cuando se ensalza a los hombres, lo que es un gran mal para el porvenir humano. Solamente los hechos, sean de quien sean, se han de estudiar, ensalzar o vituperar, alabándolos para que se imiten cuando parecen redundar al bien común, o criticándolos para que no se repitan si se consideran nocivos al bienestar general."
 

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nella Stanza si stanno incontrando compagni
Non voglio dimostrare niente, voglio 
mostrare. Federico Fellini
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VERGOGNA AI REVISIONISTI!

PAPA: STOP A LEGGENDA NERA SU MISSIONARI AMERICA LATINA

Benedetto XVI dice basta alla "leggenda nera" sugli abusi che sarebbero stati compiuti da missionari nell'opera di evangelizzazione dell'America Latina. Senza entrare nei singoli episodi, il Papa denuncia pero' un uso strumentale delle ricostruzioni storiche che porta a conclusioni per lui del tutto erronee. "Ambienti culturali - ha spiegato - affermano che c'e' contrasto tra le cultura precolombiane e la fede cristiana, presentata come alienazione per il popolo che ha accolto il Vangelo. Al contrario l'incontro tra queste culture e la fede in Gesu' Cristo fu una risposta ulteriormente aspettata dalle cultura preesistenti. Un incontro che non e' da reiterare ma da approfondire perche' ha creato l'identita' dell'America Latina". "Oggi - ha rilevato in proposito il Papa - la Chiesa e' l'istituzione che gode maggior credito tra le popolazioni per il lavoro di promozione dell'educazione, della salute e della solidarieta' verso i bisognosi verso bisognosi che essa svolge".

E adesso ci venga anche a dire che l'Inquisizione era un gioco da tavola...

postato da: Violeta | febbraio 17, 2007 15:29 | commenti (6)

Pratello 41, dove trasmetteva il "diavolo"ora abitano due studentesse

Le inquiline di Radio Alice

Michele Smargiassi

L´abbiamo affittata per 320 euro al mese a testa ma non sapevamo che storia avesse dietro
Poi al cinema ho sentito il nastro con voci dell´irruzione e ho capito che era proprio casa nostra

 

Lì dove Sara va a dormire ogni sera, proprio lì dove adesso c´è il suo cuscino col disegno di un gattone, lì c´era la consolle del diavolo. Alice era il diavolo. Da qui Radio Alice turbava i sogni dei benpensanti e nutriva i sogni dei desideranti. Il bene e il male di Bologna ´77 sono cominciati qui, in questa stanzetta mansardata «a un passo dal cielo blu», dove una radio «libera ma libera veramente» nacque al suono dei Jefferson Airplane e morì, come si conviene, con Beethoven. Negli incubi degli inquirenti, ma anche nel mito dei militanti, Radio Alice assurse a dimensioni di fortezza, di rossa piazzaforte di pirati. Saranno neanche quaranta metri quadri in tutto. Stretti per contenere un ricordo così ingombrante. Quasi larghi per due studentesse fuorisede. Corridoio, tinello con angolo cottura, bagnetto, corridoio, ampio ripostiglio, un piccolo paradiso baciato dal sole. «È stato una fortuna trovarlo», dice aprendo la porta, biondina, gentile, un po´ imbarazzata. Un anno fa mica immaginavano, Sara e la sua coinquilina, che fosse ben di più. Una specie di monumento in incognito.
I luoghi hanno più memoria degli uomini. Dopo l´irruzione della polizia, la notte del 12 marzo 1977, in una città sconvolta dalla morte di Francesco Lorusso, Radio Alice 100.6 continuò a vivere, ma disincarnata. Come fantasma che si materializzava su questa o quella frequenza, come collettivo d´informazione, radio davvero eterea, suggestione, riferimento, simbolo. Dove avesse vissuto per un anno e un mese, non importava più tanto. Via del Pratello 41, un portico che si restringe di colpo davanti a un Cristo cupamente affrescato. Un portone di legno chiaro, sicuramente rifatto. Cortiletto, due scale candide coi gradini di cotto. Proprio un bel posticino, si dissero un anno fa le due amiche, matricole fresche di Scienze politiche e Filosofia. La padrona di casa non accennò ai trascorsi rivoluzionari dell´appartamento. «Meno male, magari avrebbe potuto chiederci di più...». Forse temeva il contrario, chissà. In ogni caso pagano abbastanza, 320 euro a testa, «ma ne valeva la pena». Tendine alle finestre, poster, ninnoli: la casa di due ragazze senza genitori al seguito. Ma i luoghi, appunto, hanno una memoria tutta propria. «Un giorno andiamo a vedere Lavorare con lentezza», il film su Radio Alice, appunto. «I posti nel film sono diversi. Però alla fine c´è un documentario. Si sente il nastro dell´irruzione. Gridano ‘mandate gli avvocati in via Pratello 41´. Accidenti: è il nostro indirizzo! Ci informiamo meglio: accidenti, è proprio casa nostra!».
Adesso, a mo´ di lapide commemorativa, c´è un vecchio volantino di radio Alice, scaricato da Internet, appiccicato al muro, di fianco al poster di Jim Morrison. «Oddìo che disordine...», Sara si precipita a nascondere un po´ di maglie e calze in un cassetto, tira su il piumone, «di solito non è così», si scusa. Ma capisce che gli ospiti guardano, sì, ma vedono altre cose. L´abbaino dove alcuni dei redattori della radio scelsero di fuggire sui tetti. O quei segni sulla porta d´ingresso, che forse sono ancora le tacche del grimaldello con cui la polizia la spalancò. «È una responsabilità vivere qui...». La Storia è capitata bene: Sara fa parte di un collettivo studentesco. «Ho letto qualcosa sulla radio, mi sono informata». Come te la immagini? Erano geni o teppisti? «Era una cosa creativa, non ne so molto però...», si schermisce. Sara ha vent´anni. La storia si lascia agli storici. Semmai, si ammira come un monumento. «Mi sono sempre chiesta perché nessuno sia mai venuto a vedere. Lei è il primo». Vedere cosa? «Il posto. È importante». Come avesse scoperto di abitare nella casa natale di Garibaldi. «Ho anche parlato con Bifo, l´ho invitato a venire a trovarci. È un luogo che per lui dev´essere stato decisivo. Non è ancora venuto». La memoria, Sara, a volte è più ingombrante della storia.
Il signor Luigi Morsilli per esempio ricorda tutto. Lui c´era. Era ed è l´inquilino del primo piano. «Quella radio ci fece ammattire», confessa. Per molti Radio Alice era un problema politico: per lui, condominiale. «Musica a tutto volume, risate, urla, gente su e giù per le scale a tutte le ore. Salivano sul tetto a piantare l´antenna e rompevano le tegole». Mica era nata studio radiofonico, quella mansardina all´ultimo piano, «Era un appartamento per studenti anche trent´anni fa. Furono loro a prestarlo alla radio». Discussioni, litigi. «Io volevo dormire, ero impiegato, andavo a lavorare la mattina». Ma andava peggio coi quelli del piano di sotto, «studenti di Comunione e liberazione. S´immagini. Una volta quelli della radio gli rovesciarono un secchio di escrementi davanti alla porta».
Quando sgomberarono, per lei fu una liberazione, allora. «Ma io non voglio male a nessuno. La politica non m´interessa. E poi dopo ci sono venuti i Radicali ed è stato anche peggio, bivacchi e sacchi a pelo dappertutto». Poi, negli anni Ottanta, anche la «tana degli esseri strani», come tante altre cose nel mondo, fu normalizzata, tornò ad essere una fonte di reddito immobiliare. «Peccato però», dice Sara, «che si perda tutto. Al collettivo avevo proposto, magari, di farci di nuovo dentro una radio». «Per carità...», s´ode dalla tromba delle scale la voce allarmata di Morsilli.

L'Espresso, 02 febbraio 2007

postato da: Violeta | febbraio 05, 2007 11:03 | commenti (1)

MARSIGLIA N. 2

 

A Marsiglia capita spesso di vivere in prima persona scene da film. Ma il peggiore dei film, uno di mafia e malavita, uno con molta violenza, dove la gente regola i conti a coltellate, dove anche il più normale dei rapporti risulta violento, dove la pacifica convivenza è più che difficile, quasi impossibile.

Ho visto, andando in stazione un giorno, una donna (era una donna?) con il burka. Una macchia nera in mezzo alla folla. Le sono passata accanto e ho potuto osservare da vicino. Non aveva neppure un centimetro di pelle visibile, neppure le mani, coperte da guanti spessi – sotto il caldo di un ottobre ancora afoso.

Ho visto in pieno pomeriggio, in pieno centro, una donna con il volto pieno di sangue, visibilmente alterata, con a fianco un uomo che tentava di calmarla. E uno squadrone di 6 poliziotti piombare loro addosso all'improvviso, fermare lui, buttarlo a terra con la faccia sull'asfalto a due metri da noi. E le grida di lei, le grida di lei.

Ho visto una bambina, la mattina, in strada, con le ciabatte, il pigiama e la sua bambolina di pezza sotto il braccio che se ne andava in giro da sola, spettinata.

Ho vomitato dietro l'angolo di casa dopo aver visto un uomo di strada insozzarsi le mani e la bocca mangiando con voracità un pollo in umido da dentro un sacchetto di plastica.

La mia coinquilina ieri, a Aix-en-Provence andando a prendere l'autobus per tornare a casa, è stata oggetto di sollazzo per un tipo con le braghe calate che si stava masturbando ad un angolo della strada. Ha detto che quando l'ha chiamata con un fischio lei non ha fatto neppure in tempo a vedere la sua faccia. Ha visto solo il suo grande, enorme, membro. E poi è scappata.

Ieri ci shanno rincorso due ragazzi arabi, come al solito, e io ho fatto loro una scenata nel mezzo della strada. Mi sono stupita di me stessa. Non so che mi è preso, ho cominciato a gridare e basta. Ho detto loro di mettere giù le mani (non è che le avessero alzate poi molto), che non si fa così con due signorine, che la devono smettere di tentare questi approcci per la strada. Li ho sgridati come se fossero stati due dei miei peggiori alunni. Ho concluso che sei un insegnante in questa città ti può anche capitare di non poter mai staccare dal tuo lavoro.

Al liceo Victor Hugo ho un'alunna un po' speciale. E' finita lì dopo essere stata espulsa da tre scuole consecutivamente a causa dei suoi comportamenti aggressivi. Appena sono arrivata in quell'aula la professoressa mi ha avvertita: “Questa è la classe peggiore di tutto il liceo. Sono ragazzi che hanno molti problemi, a scuola e fuori dalla scuola. Vanno molto male anche in francese. E poi quella ragazza, non si sa come fare con lei, è molto violenta”. Aggiunge anche che ogni mattina, per due anni, arrivava in classe e cominciava a insultarla. Dopo una settimana la professoressa mi dice: “Daniela, non so, con te c'è qualcosa di speciale. Con te non è stata cattiva, da subito.” L'altro venerdì sono arrivata in classe dieci minuti in ritardo. Ho fatto la mia lezione e ho salutato tutti. Ero contenta perché proprio lei, quella ragazza scorbutica e aggressiva, era intervenuta moltissimo e si era addirittura lasciata andare in un sorriso durante la lezione, un sorriso rivolto a me. E quando li faccio sorridere sono tanto contenta perché forse si scordano per un attimo dei problemi, e del lavoro che spesso devono fare una volta tornati da scuola (a 15, 16, 17, 18 anni!). Alla fine della lezione la professoressa mi dice che la ragazza era preoccupata. Non mi aveva vista arrivare e voleva venire a cercarmi. Le ha anche detto che sono simpatica e gentile e che le piaccio molto. La scorsa settimana i professori hanno dovuto scrivere i primi giudizi dell'anno scolastico. La mia alunna in italiano ha ricevuto un bel: “da più due settimane si impegna moltissimo e partecipa attivamente alle lezioni”. Un traguardo per lei ma anche per me.

A scuola regolarmente gli altri professori, i bidelli, i segretari non mi riconoscono mai. Chiedono: ragazzi, con chi siete? Oppure mi richiamano: scusi signorina, dove crede di andare?

Al Victor Hugo però hanno organizzato una festa di benvenuto per noi assistenti. C'era il ragazzo che insegna tedesco (tutte le ragazzine sono innamorate di lui!), la ragazza che insegna spagnolo (una cilena con un accento pazzesco che non parla mezza parola di francese!) e quella di inglese che parla anche un po' di italiano ma ovviamente con una pronuncia odiosa. Hanno partecipato un po' di professori, qualcuno era là anche un po' per magnà e per dragare noi donzelle, e il vicepreside ad un certo punto è arrivato con una botticella di vino rosso. Peccato che io dopo un'ora avessi lezione, altrimenti mi sarei presa un ballino assieme a qualcuno che già era sulla buona strada. Un ballino al liceo, chissà cosa avrei dato per farlo quando ero dall'altra parte!

Ieri sono passata dalla mia vecchia casa, a Noailles. A Noailles ci trovi di tutto: qualsiasi tipo di droga ti serva, sopratutto quelle pesanti. Telefonini e caricabatterie, scarpe, vestiti, fornelli elettrici, ciarpame. Tutto rubato, ovviamente. Da quelle due strade ormai non ci passa neanche più la polizia.

Ma a Marsiglia si conoscono anche persone buone e interessanti. Ho trovato degli amici. Una notte mi hanno portata al mare, su una scogliera come ce ne sono in Liguria, a picco sul mare. Davanti a noi l'acqua e l'altra parte di costa marsigliese, fino alle Calanques. Il faro che brilla. Birra e chitarre, un po' di vento ma non fastidioso e non freddo. Poi cene su cene e domenica una partita di pallone improvvisata. Io e Maddalena contro Raphael e Renaud, e Marie in porta. Ho fatto dei numeroni e mi hanno subito ingaggiata per una partita seria...ma così ragazzi confermo gli stereotipi italiani, tutti pizza, mandolino e calcio! E' mica possibile!

Comunque i nostri nuovi amici, conosciuti per caso una sera in un bar grazie ad un cane, sono anche un po' musici. Avevano un gruppo e ora suonano ogni tanto. Philippe ha una bellissima voce. Prima o poi riuscirò ad organizzare questa benedetta suonata collettiva.

Sul porto ci sono mille bar. Un pomeriggio ho chiesto un cappuccino. Mi è arrivato sul tavolo un delirio di panna che galleggiava sopra un caffettino espresso, in uno di quei bicchieri da affogato. Allora ho deciso di fare una lezione ai miei alunni sul caffè. Ce la siamo veramente spassata. Ma me lo sapete dire perché il cappuccino prende il nome dai frati? E' imbarazzante quando gli alunni ti fanno alcune domande e tu non sai che rispondere e cominci a fare MIRROR CLIMBING...

Un abbraccio a tutti quanti, torno a preparare le mie lezioni, che più che lezioni sono ore di cabaret. Papapapà...arriva Daniela e scoppia il bordel!

Fatemi sapere che piani avete. Io per Natale sarò a casa. Ma se c'è qualcuno che vuole tornare a Marsiglia con me per l'ultimo dell'anno ben volentieri, c'è spazio (84mt di casa). Comprate pistole, fucili e pallettoni (sto scherzando, tranquilli!). Aspetto mail, messaggi, segnali di fumo.

Vi abBacio

 

postato da: Violeta | dicembre 27, 2006 12:51 | commenti (4)

MARSIGLIA Nº 0 - MARSIGLIA Nº 1

Avvertenza: questo post contiene degli errori, ma è dovuto alle contizioni di precarietà cui l'autrice fu sottoposta.

A Marsiglia è ancora estate.

Guardo la luna ed è solamente uno spicchio che si zuppa nell'acqua, appannata, che quasi sembra sia colpa della mente troppo offuscata. Mi si gonfiano le vene, un poco di muscat può aiutare a diluire. Dal troppo osservare mi fanno male gli occhi. Ci sono zanzare.

Arrivo in questa città sconosciuta e di colpo è come se vivessi qua da tempo. Due graziose fanciulle  aprono le porte della loro casa, mi accolgono come fossi una sorella tornata dopo tanto tempo; mi fanno mangiare, mi fanno riposare, mi dicono che posso restare fino a quando non troveremo una sistemazione. E' perfetto qua, si fuma libertà e si respira solidarietà.

C'est de l'immigration, mi dicono, e sanno bene come mi sento: confusa, un po' persa, curiosa, un tanto malinconica.

Cheila è di Lisboa e parla francese ad un volume molto alto e con quella 'l' tutta portoghese. Pelle scura, capelli crespi e lineamenti un poco africani, spalle larghe e 11 kg – presi negli ultimi tre mesi – di muscolatura. Lei è una trapezista. Insegna una materia, che qua chiamano semplicemente 'circo', ai bimbi delle scuole elementari. Ha una voce meravigliosa e a volte giochiamo a improvvisare (proprio come piace a noi!) sui temi più noti. Coincidenza folle: sa a memoria Serenata e dice che è stata la canzone che ha segnato il suo approccio con la danza contemporanea. Non smette mai di parlare ed è entusiasta della vita e delle sorprese che ci riserva. E' convinta che il mondo sia troppo piccolo.

Aline viene dal nord di Parigi, ma di nordico non ha nulla se non i tratti e i colori. E' un tecnico luci a teatro. Ha una gattina, comprata in uno di quegli orrendi negozi di animali, che ama e che si porta dietro da tre anni. E' molto dolce, un poco silenziosa e mi ricorda tanto la mia sorellina Sole.

Subito vengo catapultata in un altra vita. Arrivano amiche e andiamo a trovare amici: giocolieri, trampolieri, circensi (ah!l'uomo sospeso su un filo), attori di teatro, mangiafuoco. C'è anche un cileno che mi ha sentito parlare in spagnolo con Cheila e che ha pensato subito fossi di Madrid. Dire compagni è dire bene, basta poco per capire che guardiamo le cose nella stessa maniera. Al porto vecchio ci si trova in vicoli stretti, colorati, con i panni stesi che sventolano sopra le nostre teste. Ci troviamo in una minuscola casetta, è Kevin che abita là. Bombetta in testa, cerchio all'orecchio e un anello con una grande pietra al dito. Una  donna ci racconta del suo parto nell'acqua. Il suo compagno tira fuori il raccolto – ma è quello vecchio, dice. Ballano un motivo salsa come due veri francesi: rigidi come due paletti di una staccionata. Tutti bevono parecchio e comincio ad ascoltare qua e là pezzi di conversazioni strampalate. Rido.

Per questi giorni ho un bel divano su cui dormire. Oggi conoscerò un amico di Aline, un altro giocoliere, che cerca qualcuno per dividere casa. E' possibile che vada a stare con lui in un superquartier, centrale culturale di Marsiglia. Dice Cheila che mi porterà presto al mercato dell'usato. Dice che si trova di tutto a due lire: forni, biciclette, letti, vestiti.

Martedì ho il primo incontro a scuola. Ieri passando ho visto uno dei miei licei.

Sto bene, e quando mi sarò stabilita vi dovrò portare con me per conoscere tutte queste cose.

_________________________________________________________________________

A Marsiglia si può ancora fare l'autostop.

Il mare intorno a Marsiglia è di un blu profondo; l'acqua è ancora calda nonostante il vento incessante che ci pizzica la pelle. La sabbia bianca e secca, le creperie sulla spiaggia, i cani e qualche giovanotto che fanno il bagno, pourtant è metà ottobre!

Abbiamo comprato un pezzo di sapone. A Marsiglia il sapone di Marsiglia non è come in Italia. E' puro, candido, morbido, bello. Non abbiamo lavatrice, perciò faccio il bucato a mano, almeno per ora, immaginando che il lavandino del mio bagno sia un bel lavatoio con l'acqua fresca e pulita.

Sto cercando di abituarmi a uno stile di vita tutto diverso: violento, sporco, folle. Non posso riuscire a viverlo ma almeno ora riesco a guardarlo come qualcosa di familiare e non troppo spaventoso. La strada dove vivo è una delle più malfamate di tutta la città. E vicino al porto.  Bande di nordafricani si sfidano da una parte all'altra del marciapiede, sudafricani che si alcolizzano nel locale loro – che è come un ghetto che si son creati - , gruppi di tossici, ladri che rivendono la merce a due lire, ubriachi fissi sullo scalino di casa. Ma ogni volta è un punto in più per me, che riesco a superare la paura di attraversare da sola sulle mie fragili gambe questa marcia melma umana. 

Quando si rientra la sera a volte ci fanno paura i ratti. Quando rispondo ai miei ragazzi a scuola dicendo che vivo a Noailles hanno tutti un sussulto. Ma alla fine sono solo pochi mesi e il tempo scorre in fretta, troppo in fretta. Il lavoro a scuola mi da' soddisfazione. I ragazzi hanno problemi con l'italiano, sono svegli e simpatici. I professori si lamentano di loro, ma non hanno idea di cosa succeda nelle classi italiane. Sono classi numerose, spesso qua si arriva sopra ai trentacinque, ed è per questo che dalla prossima settimana mi affideranno delle mezze classi, per fare un po' di conversazione. Il Victor Hugo è in un arrondissement dove vivono praticamente solo africani. In classe non ho un solo francese, ma ho un tale miscuglio di origini che è bellissimo cercare di farsi raccontare le storie (ovviamente in italiano) della vita di ognuno di loro. Algerini, tunisini, cambogiani, senegalesi e provenienti da una miriade di altri posti a me ignoti- quante sono le Afriche! - questi ragazzi hanno tutti voglia di raccontare qualcosa o scoprire qualcosa di me. Sono piccoli (14, 15, 16 anni) ma alcuni sembrano già adulti. Qualcuno mi ha chiesto se mi piace la guerra. Qualcuno mi ha chiesto se mi piace Bush. Qualcuno mi ha chiesto se il governo di Prodi è meglio di quello di Berlusconi. Qualcuno mi ha chiesto se, testuali parole, ho un uomo. Qualcuno mi ha chiesto quali sono i miei sogni. Qualcuno mi ha chiesto mi piacciono Lost e Desesperate housewives. Tutti mi hanno chiesto se mi piace il calcio e fatto qualche battutina su Materazzi (qualcuno mi ha anche chiesto dove abita!). Il Michelet è un liceo più che normale. Loro per ora li ho visti solo di sfuggita: hanno appena fatto in tempo a chiedermi il mio nome e da dove vengo. Qualcuno sapeva dove si trova Carrara e per cosa è conosciuta, perché forse c'era stato in gita con la famiglia. Il Poinso-Chapuis è un istituto professionale. In questo liceo ci va chi non va bene a scuola e chi ha un qualche problema di tipo sociale, economico, o personale. Li chiamano i “casi umani”. Beh, a me non sembra poi così tragica con loro, anzi. Ho una classe di ebanisti e tappezzieri. Non hanno alcuna idea dell'italiano, ma a marzo passeranno un po' di tempo a Firenze, per un tirocinio. Quindi le lezioni con loro saranno lezioni di prima necessità. La professoressa – una rampante ragazza che ha fatto l'erasmus a Trieste – dice che c'è qualcuno che ha problemi di alcolismo, qualcuno che ha problemi in famiglia e altre storie del genere. Ma sento che con alcuni di quei ragazzi c'è affinità. Uno di loro disegnava e non mi ha guardato quasi mai né fatto una domanda, ma ad un certo punto ha parlato un poco di sé e del fatto che ama disegnare, e ha detto che non saprà che cosa farà ma sente che ha bisogno di andarsene da questa città. Vorrebbe viaggiare.

Ho promesso ad alcune classi che prima o poi farò loro sentire qualche canzone dei Forasteri. Ho promesso ad altri che uno di questi mercoledì andrò volentieri ad assistere ad una loro lezione di teatro. Tutti mi salutano nel cortile. Quelli che non salutano spesso sono i professori, tutti presi dai loro affari. Un giorno ho anche pranzato con alcuni di loro e mi sono accorta di quanto sia buffo sentire i discorsi che si fanno sugli alunni quando si è dall'altra parte della cattedra.

In aula professori c'è un grande manifesto della CGT e questo mi rincuora. 

I rapporti sono violenti, troppo per i francesi, che sono abituati ad essere blandi in tutto. Ma quasi non trovo nessuna differenza con una grande metropoli del sud. Marsiglia è veramente uguale a Napoli. E stesso tipo di meccanismo per quanto riguarda sud e nord: quelli del nord schifano Marsiglia e quelli che vivono qua non possono sentir parlare di quei razzisti del nord. Quasi tutti i miei ragazzi mi hanno chiesto se mi piace Parigi, come la trovo o se la preferisco. E poi mi dicono: a Parigi c'è Le Pen! Mi chiedono anche se preferisco l'Italia o la Francia. Ma nostra patria...

Ah, venerdi’ vado a vedere la fiesta des suds: concerto di Gotan Project, Cesaria Evora e tanti altri.

Vi bacio tutti quanti, a presto. Spero di potervi vedere tutti dal 25 al 5. Il biglietto del treno da Carrara a Marsiglia costa solo 35 euro, ergo accorrete numerosi...

 

 

 

postato da: Violeta | novembre 01, 2006 12:47 | commenti

Paradossale. La Fallace Oriana se ne va praticamente nello stesso giorno di Alfonso. Sospiro per una e lacrimo per l'altro.

Mentre io imparo a conoscere e mi affaccio sulla vita di un poeta, persona meravigliosa.

La vita è strana. E dice quel poeta: più è vuotae più pesa. Ha ragione.

Buoni giorni, vi aggiornarò sui miei spostamenti

postato da: Violeta | settembre 15, 2006 18:25 | commenti (3)

Lasciami sanguinare

Attilio Bertolucci 

Lasciami sanguinare sulla strada
sulla polvere sull’antipolvere sull’erba,
il cuore palpitando nel suo ritmo feriale
maschere verdi sulle case i rami

di castagno, i freschi rami, due uccelli
il maschio e la femmina volati via,
la pupilla duole se tenta
di seguirne la fuga l’amore

per le solitudini aria acqua del Bràtica,
non soccorrermi quando nel muovere
il braccio riapro la ferita il liquido
liquoroso m’inorridisce la vista,

attendi paziente oltre la curva via
l’alzarsi del vento nel mezzogiorno, fingi
soltanto allora d’avermi udito chiamare,
entra nella mia visuale da un giorno

quieto di settembre, la tavola apparecchiata
i figli stanchi d’attendere, i figli
giovani col colore della gioventù
esaltato da una luce che quei rami inverdiscono.

 

postato da: Violeta | agosto 02, 2006 18:14 | commenti (1)

NOSTRA PATRIA È IL MONDO INTERO (nel 70º aniversario dal alzamiento)

 

Cari e care,

 

dopo le esplosioni patriottiche e campaniliste di questi giorni, gli eccessi di orgoglio nazionale, le evaporazioni massicce di acqua celebrale, le storie andate a male e quelle nate claudicanti, ho preso una decisione. Parto.

Parto con un po’ di pianto dentro, perché per un attimo vorrei fermarmi e gustare questa nostra Apuania e questa gente rude e ricca che vi abita. Vorrei godere sempre della musica di voi tutti: gli Apuamater, les Anarchistes, i Bededeum, e ultimi ma non ultimi i – miei -  Forasteri. Per una volta ancora mi ammutolisco, smorzo il canto, serro i denti e faccio i bagagli. Via, baracca e burattini, come faceva Lorca con la compagnia di guiñoles, ma da sola. Mi porterò dietro le mie marionette, personaggi d’inchiostro in case di carta, la baracca di vettovaglie e qualche ritratto per sentirmi a casa. In fondo starò via qualche mese e qualche centinaio di chilometri.

Vorrei una festa, prima della partenza. E se non può essere una, che siano tanti piccoli incontri per baciare ognuno di voi.

Penso a Marco e alla sua forza (divorerò il tuo libro che ho comprato ieri sera), al ritmo scomposto di Mirko, alla voce meravigliosa di Alessandro, al dondolare controtempo di Nicola Toscano, alla calma e pacatezza (e quegli orribili suoni) di Max Guerrero. Penso a Davide Giromini e al 1º CD consumato, allo zio Gnà e lo zio Bià (anche loro forasteri ed eternamente in crisi, proprio come me), a Natalia che sprona sempre tutti ad andare avanti con umiltà, a Gerald e la sua curiosità creativa, a Bri (compagna e gemella di canto dalla quale non mi separerò mai), a Siro – mon frère -  e al suo disfattismo, a Silvio (e ai 6 anni insieme), a Soledad, Serafino e Mirto (la famiglia dei serafici), a Laura (compagna di sventure amorose) che non mi ha mai abbandonato dai tempi in cui sedevamo allo stesso bancuzzo a Pisa, a Martín (sempre in preda alle tempeste) ed ai suoi testi dalle note libertarie, a Michele che mi ha regalato le corde del suo violino, agli amici delle cene al Germinal, alla compagnia Blanca tutta, ai ragazzi dell’Accademia e le loro - seppur sporadiche – mostre. Penso a Max uno e Max due, i non-apuani. Uno il fratellone che mi accudisce ogni volta che mi reco al nord, due colui che per me ha fatto sparire il grigiore dall’Emilia Romagna. Penso alla famiglia D’Angelo e la loro spensieratezza, al quartetto vocale, a Giorgia e consorte che mi hanno spinta (qualcuno sa dove!). Penso al piccolo Gabriele, mascotte dei Forasteri, un Baba in miniatura. Penso a Sole (pecora!), alla cugi cinese, a casa Colopi-Giuliano (e siculi)-Di Pede, ad Antonio e Gianfranco, a Ericuzza, alle Alici. Ai Maestri, quelli veri e rari, della scuola interpreti e traduttori (Barbieri, Lozano, Bazzocchi, Nadiani, Baccolini).

 

Da Carrara a Madrid: per incontrare il poeta a cui do’ voce italiana. Da Madrid a Marsiglia per regalare voce italiana a orecchie attente. Traduttrice e poi portatrice di cultura, ponte a quattro corsie, sicuramente bestiola curiosa agli occhi di molti.  Il ritorno a Madrid mi riempie di gioia, e di appuntamenti, ché anche là dovrò rivedere qualcuno dopo 3 anni di assenza. L’incontro con Marsiglia sarà buono. Dicono sia porto di mare, melting pot, antico e moderno, mediterraneo violento.

 

Un abbraccio spirituale per tutti quelli che già mi hanno salutata. Per gli altri ci sono un abbraccio, un bacio, un canto e una bottiglia sempre pronti. Quando volete, sono qua. Fino al 27 agosto.

postato da: Violeta | luglio 18, 2006 16:44 | commenti (1)

La Poesia rifugio contro la tormenta, qualcuno sa perché.

La poesía es inútil, sólo sirve

para cortarle la cabeza a un rey

o para seducir a una muchacha.

Quizás sirve también,

si es que el agua es la muerte,

para rayar el agua con un sueño.

Y si el tiempo le otorga su única materia,

posiblemente sirva de navaja,

porque es mejor un corte limpio,

cuando abrimos la piel de la memoria.

Con un cristal partido,

el deseo

hace heridas más sucias.

La poesía eres tú,

un corte limpio,

una raya en el agua,

-si es que el agua es razón de la existencia-,

la mujer que se deja seducir

para cortarle la cabeza a un rey

 

postato da: Violeta | giugno 13, 2006 21:17 | commenti

Alcune precisazioni in merito alle recenti dichiarazioni rilasciate da Oriana Fallaci a un settimanale statunitense.


Siamo in qualche modo costretti a farle perché - come spesso accade - l'identità e la storia politica degli anarchici sono state utilizzate provocatoriamente e in maniera del tutto distorta.
Da alcuni anni, ormai, Oriana Fallaci si fa interprete dei più biechi e viscerali istinti di odio e discriminazione, e il suo livore contro tutto ciò che non sia bianco, cristiano e occidentale ha raggiunto livelli talmente parossistici che saremmo tentati di non prenderla più molto sul serio.
Ma il delirio xenofobo di un personaggio pubblico come Oriana Fallaci gode, purtroppo, di una copertura mediatica talmente rilevante che, alla fine, un personaggio del genere raggiunge il suo narcisistico scopo: diffondere idee e contenuti di violenza e razzismo anche per soddisfare il proprio desiderio di onnipotenza.
Oriana Fallaci, nella sua umana disperazione, incarna quel cortocircuito culturale che da anni ormai affligge il mondo occidentale, lo stesso cortocircuito secondo il quale è giusto e legittimo reprimere in nome della libertà, uccidere per conto della democrazia, discriminare in difesa dell'uguaglianza. Nell'identificare il nuovo nazismo nell'Islam, Oriana Fallaci sembra non accorgersi di essere ella stessa una specie di nazista.
Tutte le religioni sono, per noi, uno strumento di potere e di dominio, ma la nostra lotta per la libertà da ogni condizionamento clericale o religioso degli individui e della società non ha nulla a che fare con la visione oscurantista di Oriana Fallaci. Gli scontri di civiltà che eccitano tanto la fantasia dei guerrafondai come Fallaci non appartengono al  patrimonio culturale e politico dell'anarchismo, perché gli anarchici sono internazionalisti e antirazzisti per definizione.
Proprio per questo noi non abbiamo - né vogliamo avere - nulla a che fare con questa persona, la quale farebbe meglio a non millantare amicizie o comunanza d'intenti con gli anarchici di Carrara o di qualunque altro posto nel mondo. Non si permetta la signora Fallaci, o chi per lei, di usare il nostro nome per pubblicizzare i suoi deliri di distruzione, siano essi di una moschea in Toscana o di tutto ciò che non rientra nei suoi schemi bigotti e reazionari.

 

Ancora una volta ci troviamo di fronte all’ennesima provocazione verso il movimento anarchico; questa volta è la signora Fallaci a dare il la ed ecco tutta la stampa in coro che ripropone a gran voce lo stereotipo dell’anarchico bombarolo a tutta pagina.

Non soltanto: la signora Fallaci insiste nel suo delirio paventando amicizie che a suo dire sarebbero pronte ad accompagnarla nella sua arrogante scelleratezza.

Ci dispiace per la signora Fallaci, ma noi siamo amanti e fautori della libertà nel suo senso più alto.

Ci spiace per la signora Fallaci, ma noi non abbiamo amicizie razziste e guerrafondaie.

Ci dispiace per la signora Fallaci, ma noi siamo contro tutte le religioni nel preciso momento in cui tentano di imporsi con i loro dogmi e le loro credenze, non ultima quella cattolica romana che da millenni deturpa i paesaggi toscani e non solo.

Ci dispiace per la signora Fallaci, ma le nostre idee non collimano certo con le sue.

Teniamo a far presente ai quotidiani che hanno dato tanto rilievo a queste scempiaggini che se invece che la signora Fallaci fosse stato il signor X a destare tanto scalpore anzichè a guadagnarsi le prime pagine gli sarebbe valso soltanto a una denuncia per ubriachezza molesta.



postato da: Violeta | maggio 31, 2006 21:15 | commenti

15/05/2006

Spesso le coincidenze aiutano a riflettere. 
La notte tra l'11 e il 12 maggio gli immigrati detenuti nel Centro di Permanenza Temporanea di corso Brunelleschi a Torino hanno dato vita a una rivolta grazie alla quale un uomo è riuscito a fuggire e a far perdere le proprie tracce. Altri due sono stati fermati dalla polizia, trasferiti in carcere e riempiti di botte dagli agenti sotto gli occhi dei loro compagni di detenzione. La polizia è intervenuta con gli idranti per sedare le proteste dei migranti e, successivamente, il medico della Croce Rossa Italiana si è rifiutato di visitare i detenuti che lamentavano dolori e febbre dopo il trattamento dei poliziotti. Un perfetto spaccato di quotidiana violenza dentro un CPT.
Al migrante in fuga e a tutti gli immigrati la nostra massima solidarietà.
Tutto questo è avvenuto a pochi giorni dall'elezione di Giorgio Napolitano a presidente della repubblica italiana, un'elezione istituzionalmente tormentata che si è risolta con la vittoria di un uomo di fiducia del centrosinistra, il politico che firmò l'infame legge che ha sancito l'esistenza dei CPT, dei nuovi campi di segregazione che infestano l'Italia con il loro lugubre portato di segregazione, abusi, sofferenza e morte. Una elezione tutta in famiglia, con l'ex segretario del PRC Bertinotti (il cui partito votò e approvò la legge Turco-Napolitano) che proclama capo dello Stato il suo anziano compagno "migliorista" la cui azione è sempre stata indirizzata al consolidamento del PCI quale garante della conservazione del potere e dello status quo.
In molti si lagnano che Napolitano non sarà né potrà essere "presidente di tutti".  Di certo non sarà il presidente di tutti quelli che, per causa sua, vengono sbattuti dentro l'inferno di un CPT perché non hanno i documenti in regola.

postato da: Violeta | maggio 16, 2006 21:54 | commenti (3)

 


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