[escola moderna]

"Deseo que en ninguna ocasión ni próxima ni lejana, ni por uno ni otro motivo, se hagan manifestaciones de carácter religioso o político ante los restos míos, porque considero que el tiempo que se emplea ocupándose de los muertos sería mejor destinarlo a mejorar la condición en que viven los vivos, teniendo gran necesidad de ello casi todos los hombres. (...) Deseo también que mis amigos hablen poco o nada de mi, porque se crean ídolos cuando se ensalza a los hombres, lo que es un gran mal para el porvenir humano. Solamente los hechos, sean de quien sean, se han de estudiar, ensalzar o vituperar, alabándolos para que se imiten cuando parecen redundar al bien común, o criticándolos para que no se repitan si se consideran nocivos al bienestar general."
 

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nella Stanza si stanno incontrando compagni
Non voglio dimostrare niente, voglio 
mostrare. Federico Fellini
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«Nessuno di quelli – ed io mi riferisco soprattutto a politici, generali, scienziati e giornalisti – nessuno di quelli che preparano la minaccia atomica di massa e l’eccidio di massa, minacciando o solo con ciò accettando la possibilità dell’eccidio di massa attraverso i cosiddetti impianti nucleari pacifici, nessuno di loro potrà o dovrà più sentirsi sicuro per la propria vita. Poiché essi ci fanno precipitare in modo programmatico e professionale in una incessante angoscia, adesso, finalmente, anche loro devono poter vivere nell’ansia. Quelli che ci minacciano, devono essere da noi minacciati. E mettendo in pratica qua e là le nostre minacce, non solo devono essere minacciati, ma anche intimoriti; affinché siano ricondotti al buon senso e indotti ad un cambio di rotta. Perché alla fine più nessuno sia minacciato, né noi né loro. Non so se questo ci riuscirà, non so se con le nostre controminacce potremo ancora neutralizzare il pericolo che incombe sull’umanità. Ma so che senza la nostra controminaccia non potremo farcela».(Charles Meunier, in Le Canard Dèchainé, Montreal, febbraio 1986)

 

postato da: Violeta | marzo 31, 2004 11:29 | commenti (2)

Colgo l'occasione per commentare qua un tema nato sul blog di Alderano a proposito di violenza-non violenza e potere.

Il fine della non-violenza non puó essere che una societá senza stato e senza dominio. Parlare di uno stato non-violento è una contraddizione. Il diritto parla di monopolio legittimo della violenza; lo dice lo stato e il non-violento ci crede e prende per buona l'immagine che questa societá da di sé stessa ovvero un pacifico mercato interrotto da qualche (!) violenza. Le maggiori violenze commesse dallo stato sono perfettamente legali, cioè giuridicamente giustificate per il semplice fatto che sia la forza (in senso militare, ma anche in senso economico, mediatico, sociale) a fondare il Diritto. Gugliardo, incarcerato da 20 anni per aver partecipato alla lotta armata scrive dopo Genova che serve a poco sfidare le zone rosse se non si disertano le zone grigie, che nel linguaggio di Primo Levi sono quelle della collaborazione fra alcuni internati nei lager e i loro carnefici, quindi, piú in generale, fra un popolo e i suoi oppressori. Non è ancora oggi la collaborazione ció che fa andare avanti i dirigenti del pacifico mercato? Perché essi ritengono importante imporre il proprio senso alle parole? Perché sanno che una ribellione contro la legge è una possibilitá che esiste concretamente; perché sanno che dove gli umiliati, i dominati, gli sfruttati dialogano realmente non c'è spazio per il dialogo fittizio della democrazia. Per questo i libertari fanno paura, perché l'autorganizzazione di cui parlano esiste.

postato da: Violeta | marzo 28, 2004 13:21 | commenti (2)

http://www.azul.net/m31/utopia/

«Indignar-me é o meu signo diário./ Abrir janelas. Caminhar sobre espadas./ parar a meio de uma página,/ erguer-me da cadeira, indignarme/ é o meu signo diário.» Fernando Assis PACHECO, A Musa Irregular



postato da: Violeta | marzo 27, 2004 11:31 | commenti (2)

Le immagini di Madrid passate ieri sera ancora una volta in televisione.

La città a cui ho lasciato un anno della mia vita e Lavapiés, il mio quartiere..facce note, botteghe note. Il quartiere migliore, il quartiere multicultural.

postato da: Violeta | marzo 24, 2004 16:47 | commenti (13)

Chi può affermare che esistono dèi lassù? Non ve ne sono, no, non ve ne sono. Non permettere che uno stolto, sviato dalla favola antica, ti tragga a tal punto in inganno. Considera i fatti soltanto, senza dare alle mie parole alcuna indebita fiducia; giacché io dico che i re assassinano, derubano, violano i giuramenti, depredano le città con la frode, e da codeste loro azioni ottengono una soddisfazione più piena di chi, giorno dopo giorno, trascorre una vita quieta e pia. Quanti piccoli stati, che pur sono devoti agli dèi, vengono dominati da un'autorità empia ma a loro superiore, resi schiavi dal potere di un'armata più forte.

Euripide, frammento del Bellerofonte.

postato da: Violeta | marzo 23, 2004 11:31 | commenti

E' lunedì mattina, comincia la primavera, si comincia ad intravedere il "bollito pisano", vaya senso di pessimismo e fastidio! Ieri notte concerto in piazza che mi ha fatto scendere le palle,giuro. I megretta senza l'alma sembrano un b-boy e la sorella gemella di Britney Spears. Auguri!

Oltre agli altri miei numerosi giri di conoscenze, ho ancora un intimo confidente: la mia melanconia. Nel mezzo della mia gioia, nel mezzo del mio lavoro essa mi fa cenno, mi prende con sé, benché fisicamente io rimanga inerte. La mia melanconia è l'amante più fedele che abbia conosciuto. E che c'è da meravigliarsi se a mia volta l'amo?

postato da: Violeta | marzo 22, 2004 12:12 | commenti (2)

CONSIGLIO SICURO PER SCRITTORI

Si metteranno con trascuratezza sulla carta le proprie considerazioni, le si faranno stampare, e via via, col succedersi delle bozze, verrà un gran numero di idee eccellenti. Fatevi coraggio perciò, voi che non vi siete ancora azzardati a dare qualcosa alle stampe! [...]

Kierkegaard, "Enten-eller"

postato da: Violeta | marzo 22, 2004 11:59 | commenti

Innaugurato cosí questo piccolo spazio di riflessione. L'ho fatto in un contesto di difficoltá: difficoltá nel mio ruolo di apprendente, difficoltá nel mio prossimo ruolo di "educatore-educando". Mi sono posta domande sulla mia educazione, su quella che ho ricevuto e su quella che vorrebbero impormi tutt'ora, ma che la mia ottica critica rifiuta. Ho pensato a un'educazione possibile, fatta di atteggiamenti e di comportamenti che aiutino l'individuo ad essere se stesso, a realizzare pienamente la propria personalità, a progredire secondo le proprie linee evolutive. Daccordo sul fatto che il processo educativo si basi sui rapporti interpersonali, delicati e difficili, non inquadrabili in uno schema di prescrizioni, di regolamenti, di orari.

Forse, come direbbe Marcuse, l’educazione tende a fare in modo che l’uomo viva liberamente la propria mancanza di libertà.

postato da: Violeta | marzo 21, 2004 15:23 | commenti (7)

A te, Francesc Ferrer i Guàrdia, e al tuo lavoro a cui ti sei dedicato con l'abnegazione dell'apostolo e la passione del rivoluzionario, all'insegnamento integrale che offra alla infantile intelligenza e a quella dell'adulto preoccupato o analfabeta la veritá conosciuta in tutta la sua splendida e semplice maestá, come si presenta nella natura, della quale è fedelissima rappresentazione; allo sterilizzare alla radice il seme della diseguaglianza e gettare come fondamento irremovibile la giustizia nelle relazioni umane. Questa è una lodevole intenzione. A te.

postato da: Violeta | marzo 21, 2004 11:47 | commenti (1)

 


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