[escola moderna]

"Deseo que en ninguna ocasión ni próxima ni lejana, ni por uno ni otro motivo, se hagan manifestaciones de carácter religioso o político ante los restos míos, porque considero que el tiempo que se emplea ocupándose de los muertos sería mejor destinarlo a mejorar la condición en que viven los vivos, teniendo gran necesidad de ello casi todos los hombres. (...) Deseo también que mis amigos hablen poco o nada de mi, porque se crean ídolos cuando se ensalza a los hombres, lo que es un gran mal para el porvenir humano. Solamente los hechos, sean de quien sean, se han de estudiar, ensalzar o vituperar, alabándolos para que se imiten cuando parecen redundar al bien común, o criticándolos para que no se repitan si se consideran nocivos al bienestar general."
 

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nella Stanza si stanno incontrando compagni
Non voglio dimostrare niente, voglio 
mostrare. Federico Fellini
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Ho trovato questo gioco su un blog.

* Afferra il libro più vicino a te in questo momento. * Apri il libro a pagina 23. * Trova la quinta frase. * Postala nel tuo blog insieme a queste istruzioni.

"Ci sono uomini che moriranno nel loro letto, con la coscienza tranquilla. Bravi figlioli, bravi mariti, bravi cittadini, bravi padri..Ah! Son vigliacchi come me e non lo sapranno mai. Sono fortunati."

Jean-Paul Sartre, Morti senza tomba

postato da: Violeta | aprile 29, 2004 01:15 | commenti (6)

"Se quella notte, per divin consiglio,

la Donna Rosa, concependo Silvio,

avesse dato ad un uomo di Milano

invece della topa, il deretano,

l'avrebbe preso in culo quella sera,

sol la Donna Rosa e non l'Italia intera".

R. Benigni

postato da: Violeta | aprile 28, 2004 09:10 | commenti (2)

Il disertore

Francia

Autore: B. Vian Anno 1955

Monsieur le Président,/ je vous fais una lettre/ que vous lirez peut-être/ si vous avez le temps:
Je viens de recevoir/ mes papiers militaires/ pour partir à la guerre/ avant mercredi soir.
Monsieur le Président,/ je ne veux pas la faire,/ je ne suis pas sur terre/ pour tuer des pauvres gens;
C'est paspour vous fàcher,/ il faut que je vois dise/ ma decision est prise,/ je m'en vais déserter.
Depuis que je suis né/ j'ai vu morir mon pére,/ j'ai vu partir mes frères/ et pleurer mes enfants;
Ma mère a tant souffert/ qu'elle est dedans sa tombe/ et se moque des bombes/ et se moque des vers.
Quand j'étas prisonnier/ on m'a violé ma femme,/ on m'a volé mon âme/ et tout mon cher passé.
Demain de bon matin/ je fermerai ma porte/ au nez des années mortes,/ j'irai sur les chemins.
Je mendierai ma vie/ sur les routes de France,/ de Bretagne en Provence,/ et je dirai aux gens:
Refusez d'obéir,/ refusez de la faire,/ n'allez pas à la guerre,/ refus de partir!
S'il faut donner son sang,/ allez donner le vôtre,/ vous êtes bon apôtre/ Monsieur le President.
Si vous me poursuivez,/ vos gendarmes/ que je n'aurai pas d'armes/ et qu'ils pourront tirer.

Signor Presidente, le scrivo una lettera/ che leggerà, forse,/ se avrà il tempo di farlo.
Ho appena ricevuto/ i documenti militari/ per partire la guerra/ entro mercoledì sera.
Signor Presidente, io non voglio farla, non sono sulla terra/ per ammazar povera gente.
Non è certo per offenderla,/ ma devo dirle/ che ho preso la mia decisione:/ sarò disertore.
Da quando sono nato/ ho visto morire mio padre,/ ho visto partire i miei fratelli/ e piangere i miei figli.
Mia madre ha sofferto tanto/ che è già nella tomba;/ se ne frega delle bombe, lei,/ se ne frega anche dei vermi.
Quando ero prigioniero/ hanno violentato mia moglie,/ m'han violentato l'anima,/ con tutto il mio passato.
Domani, di buon mattino,/ chiuderò la mia porta/ in faccia agli anni morti/ e me ne andrò per le strade.
Mendicherò la mia vita/ sulle strade di Francia,/ dalla Bretagna alla Provenza,/ e dirò alla gente:
Rifiutate di obbedire,/ rifiutate di fare la guerra,/ non andateci, rifiutate di partire!
Se bisogna dare il proprio sangue,/ vada lei a dare il suo,/ lei, così buon apostolo,/ Signor Presidente.
Se decide di inseguirmi/ avverta le sue guardie/ che sarò disarmato/ e che potranno, quindi sparare.




























postato da: Violeta | aprile 26, 2004 21:09 | commenti (5)

LES ANARCHISTES

Y'en a pas un sur cent et pourtant ils existent
La plupart Espagnols allez savoir pourquoi
Faut croire qu'en Espagne on ne les comprend pas
Les anarchistes

Ils ont tout ramassé
Des beignes et des pavés
Ils ont gueulé si fort
Qu'ils peuv'nt gueuler encore
Ils ont le coeur devant
Et leurs rêves au mitan
Et puis l'âme toute rongée
Par des foutues idées

Y'en a pas un sur cent et pourtant ils existent
La plupart fils de rien ou bien fils de si peu
Qu'on ne les voit jamais que lorsqu'on a peur d'eux
Les anarchistes

Ils sont morts cent dix fois
Pour que dalle et pour quoi ?
Avec l'amour au poing
Sur la table ou sur rien
Avec l'air entêté
Qui fait le sang versé
Ils ont frappé si fort
Qu'ils peuvent frapper encor

Y'en a pas un sur cent et pourtant ils existent
Et s'il faut commencer par les coups d'pied au cul
Faudrait pas oublier qu'ça descend dans la rue
Les anarchistes

Ils ont un drapeau noir
En berne sur l'Espoir
Et la mélancolie
Pour traîner dans la vie
Des couteaux pour trancher
Le pain de l'Amitié
Et des armes rouillées
Pour ne pas oublier

Qu'y'en a pas un sur cent et pourtant ils existent
Et qu'ils se tiennent bien le bras dessus bras dessous
Joyeux, et c'est pour ça qu'ils sont toujours debout
Les anarchistes















































postato da: Violeta | aprile 26, 2004 18:33 | commenti (1)

PRIMO MAGGIO ANARCHICO: LOTTA DEI LAVORATORI.

Oggi e' semplicemente una festa come le altre. Non molta gente sa perchè il primo maggio e' diventato il giorno internazionale dei lavoratori e perche' noi dovremmo celebrarlo. Un pezzo in piu' della nostra storia che ci e' stato nascosto.

Tutto e' cominciato piu' di un secolo fa quando la Federazione Americana del Lavoro ha adottato una risoluzione storica che asseriva: " otto ore costituiranno la durata legale della giornata di lavoro dal 1 maggio 1886 ".

Nei mesi precedenti a questa data migliaia di operai avevano combattuto per la giornata piu' corta. Esperti e non qualificato, neri e bianchi, uomini e donne, nativi ed immigrati, tutti erano stati coinvolti nella causa.

CHICAGO

Nella sola Chicago in 400.000 erano in sciopero. Un giornale di quella città' riportava che «nessun fumo usciva dagli alti camini delle fabbriche e dei laminatoi, e le cose avevano assunto l'apparenza di un giorno di festa».

Questo era il centro principale delle agitazioni, e qui gli anarchici erano all'avanguardia del movimento dei lavoratori. E' anche merito dei loro attivisti se Chicago e' diventato un centro sindacale d'eccezione ed ha dato il piu' grande contributo al movimento per le otto ore.

Quando il primo maggio del 1886 gli scioperi per le otto ore paralizzarono la città', una meta' della manodopera della ditta McCormick usci'dalla fabbrica.

Due giorni dopo parteciparono ad una assemblea di massa seimila lavoratori del legno, anch'essi in sciopero.

I lavoratori stavano ascoltando un discorso dell'anarchico August Spies a cui era stato chiesto di organizzare la riunione dal'Unione Centrale del Lavoro. Mentre Spies stava parlando, invitando i lavoratori a rimanere uniti e a non cedere ai capi, i crumiri stavano cominciando a lasciare la McCormick.

Gli operai, aiutati dai lavoratori del legname, marciarono lungo la strada e spinsero i crumiri nuovamente dentro la fabbrica.

All'improvviso giunsero 200 poliziotti e senza alcun preavviso attaccarono la folla con manganelli e revolver. Uccisero uno scioperante, ne ferirono un numero indeterminato di cui cinque / sei seriamente.

Oltraggiato dai brutali assalti di cui era stato testimone, Spies ando' agli uffici dell'Arbeiter Zeitung (un quotidiano anarchico per gli operai immigrati tedeschi) e li' compose una circolare invitante i lavoratori di Chicago a partecipare ad un meeting di protesta per la notte seguente.

Il meeting di protesta ebbe luogo in Haymarket Square e fu tenuto da Spies e da altri due attivisti anarchici del movimento sindacale, Albert Parsons e Samuel Fielden.

L'ATTACCO DELLA POLIZIA

Durante i discorsi la folla rimase tranquilla.

Il sindaco Carter Harrison, che era presente dall'inizio della riunione, non aveva ravvisato nulla che richiedesse l'intervento della polizia.

Avviso' di questo il capitano della polizia John Bonfield e suggeri' che il grosso delle forze di polizia che attendevano alla Station House fossero mandate a casa.

Erano quasi le dieci di sera quando Fielden stava per dichiarare chiusa la riunione.

Stava piovendo molto forte e solo duecento persone circa erano rimaste nella piazza.

Improvvisamente una colonna di polizia di 180 uomini guidata da Bonfield entro' nella piazza ed ordino' alla gente di disperdersi immediatamente. Fielden protesto': «Siamo pacifici».

LA BOMBA

In quel momento una bomba venne gettata fra le file della polizia.

Una persona fu uccisa, 70 rimasero ferite di cui sei in maniera grave.

La polizia apri' il fuoco sulla folla.

Quante persone siano state ferite o uccise dalle pallottole della polizia non e' mai stato accertato esattamente.

CHICAGO NEL TERRORE

La stampa e i governanti chiedevano vendetta, insistendo che «la bomba era un lavoro di socialisti e anarchici».

Furono perquisiti luoghi di riunione, uffici del sindacato, stamperie e case private.

Tutti coloro che erano conosciuti come socialisti ed anarchici vennero portati dentro.

Anche molte persone ignare del significato di socialismo e anarchismo vennero arrestate e torturate.

«Prima le perquisizioni, poi il rispetto dei diritti di legge»: questa fu l'asserzione pubblica di Julius Grinnell, il procuratore di Stato.

IL PROCESSO

Otto uomini furono processati con l'accusa di essere assassini.

Questi erano: Spies, Fielden, Parsons e cinque altri anarchici coinvolti nel movimento dei lavoratori: Adolph Fischer, George Engel, Michael Schwab, Louis Lingg, Oscar Neebe.

Il processo inizio' il 21 giugno 1886 nella Corte di Cooke County.

I candidati della giuria non furono scelti nel modo usuale, cioe' ad estrazione. In questo caso il procuratore Grinnell nomino' un apposito funzionario per selezionare i candidati.

Alla difesa non fu consentito di presentare le prove che questo funzionario speciale aveva pubblicamente dichiarato: «sto gestendo questo caso e so di cosa parlo. Questi imputati stanno sicuramente andando alla forca».

LA GIURIA

La composizione finale della giuria era chiaramente di parte, essendo essa costituita da uomini d'affari, loro impiegati ed un parente di uno dei poliziotti morti.

Nessuna prova venne presentata dallo Stato che uno qualunque degli otto uomini davanti alla corte avesse tirato la bomba, e che fosse in qualche modo connesso col suo lancio o avesse persino approvato tali atti.

In effetti, solo tre degli otto uomini erano stati in Haymarket Square quella sera.

Nessuna prova venne offerta che uno qualunque degli oratori avesse incitato alla violenza.

Persino il sindaco Harrison nel suo intervento al processo descrisse i discorsi come «addomesticanti».

Nessuna prova venne offerta che qualunque violenza fosse prevista. In effetti, Parsons aveva portato i suoi due figli piccoli al comizio.

SENTENZA

Che gli otto fossero a processo per il loro credo anarchico e per le loro attivita' nel sindacato fu chiaro fin dall'inizio. Il processo si concluse cosi' com'era cominciato, com'e' testimoniato dalle parole finali del discorso alla giuria di Grinnell:

«La legge e' sotto processo. L'anarchia e' sotto processo. Questi uomini sono stati scelti, selezionati dal Gran Giuri' e indicati perche' essi erano capi. Non sono piu' colpevoli delle migliaia che li hanno seguiti. Signori della giuria, condannate questi uomini, fate di loro degli esempi, impiccateli e salvate le nostre istituzioni, la nostra societa'.».

Il 19 agosto sette degli imputati furono condannati a morte

e Neebe a 15 anni di prigione. Dopo una massiccia campagna internazionale per la loro liberazione, lo Stato commuto' le sentenze di Schwabb e Fielden nella prigione a vita. Lingg truffo' il boia suicidandosi nella sua cella il giorno prima dell'esecuzione. L'11 di novembre 1887 Parsons, Engel, Spies e Fischer furono impiccati.

PERDONO

Seicentomila lavoratori parteciparono al loro funerale. La campagna per liberare Neebe, Schwabb e Fielden continuo'. Il 26 giugno 1893 il governatore Altgeld li libero'. Egli chiari' che non stava concedendo il perdono perche' pensava che gli uomini avessero sofferto abbastanza, ma perche' essi erano innocenti del crimine per il quale erano stati processati. Essi e gli uomini impiccati erano stati vittime di «isteria, giurie impacchettate e un giudice di parte».

Le autorita' ai tempi del processo credettero che questa persecuzione interrompesse il movimento per le otto ore, invece in seguito emerse che la bomba poteva essere stata tirata da un agente di polizia che lavorava per il capitano Bonfield. Una cospirazione che coinvolgeva alcuni capi per screditare il movimento dei lavoratori.

Quando Spies parlo' alla corte dopo essere stato condannato a morte, egli affermo' di credere che questa cospirazione non avrebbe avuto successo. «Se pensate che impiccandoci potete fermare il movimento dei lavoratori, il movimento da cui milioni e milioni di persone che lavorano nella miseria vogliono e si attendono salvezza, allora impiccateci! Qui voi spegnete una scintilla, ma dovunque intorno a voi le fiamme divampano. E' un fuoco sotterraneo: non potete spegnerlo.».

E questo, il primo maggio, rappresentò per molti decenni successivi: una scadenza annuale comune a tutto il movimento dei lavoratori, in ogni parte del mondo.

UNA GIORNATA DI LOTTA E DI MEMORIA STORICA

E molto spesso, fu proprio da questa giornata che la mobilitazione di massa dei lavoratori segnò momenti storici particolari, durante le due guerre mondiali, durante la resistenza e l'antifascismo.

Oggi parlarne ha un senso non solo per conservarne la memoria storica, ma per il contenuto, il significato che essa rappresenta in termini di coscienza di classe e di lotta degli sfruttati dove, in tema di orario di lavoro, diritti, salari, emancipazione, cambiamento della società liberista imperante, c'è molto da fare, non solo per riconquistare diritti e dignità rubati, ma per gettare sullo scenario dello scontro di classe in atto, gestito solo dal padronato attualmente, la forza e l'utopia delle masse lavoratrici.

para los hispanohablantes/pour les francophones:http://everyschool.org/u/lingue2000/eva.dipasquale/lavoro.htm

postato da: Violeta | aprile 24, 2004 10:20 | commenti (6)

Antonio Tabucchi: Quel che resta della rivoluzione dei garofani

Tratto da “La Repubblica”, 21 aprile 2004

Nel fare andare all' indietro la pellicola della memoria, la prima immagine della "Rivoluzione dei garofani" che mi viene in mente è quella del mio amico Alexandre O' Neill, grande poeta dal verso beffardo la cui vita di antisalazarista fu segnata da arresti, perquisizioni, ritiro del passaporto, fuoriuscite limitate. Siamo a casa mia in Italia, è il 26 aprile del 1974, il giorno prima i militari sono entrati a Lisbona, hanno arrestato il primo ministro Marcelo Caetano, la sua guardia del corpo e tutti gli agenti della polizia politica, hanno occupato la televisione e chiuso gli aeroporti. Alexandre si trovava a Ginevra e doveva rientrare in Portogallo. Ha preso un treno ed è venuto a casa mia. Siamo seduti davanti al televisore, Alexandre ogni tanto balza in piedi e abbraccia le persone che appaiono sul teleschermo. La Rai sta ritrasmettendo le immagini della televisione portoghese, le persone che Alexandre abbraccia stanno uscendo dalla prigione di Caxias, una fortezza vicino a Lisbona dove Salazar mandava "in villeggiatura" gli oppositori del regime. I prigionieri politici hanno l' aria smarrita e quasi incredula, mentre la folla li accoglie lanciando loro dei fiori. Molti sono intellettuali, scrittori, artisti, attivisti politici di ogni corrente democratica. Alcuni li conosco anch' io, ho avuto modo di incontrarli nei miei dieci anni di conoscenza del Portogallo. Alexandre li chiama per nome, piange, ride, si mette a ballare. Ballo anch' io. è bello festeggiare gli amici che tornano "dalle ferie", anche se solo in televisione. Appena fu possibile andammo a festeggiarli di persona. Quando ero arrivato in Portogallo, dieci anni prima, avevo trovato un Paese con un sistema politico che Salazar aveva copiato pari pari dallo Stato corporativo di Mussolini. Un Paese fascista dotato di una polizia politica efficientissima (la P. I. D. E., Policia Internacional Defesa Estado) che negli anni Trenta Salazar aveva fatto organizzare dai nazisti; una censura preventiva implacabile che prevedeva responsabilità rischiosissime per direttori e giornalisti e da cui erano esclusi solo i tipografi, chiamati alla corresponsabilità solo nel 1969 dal delfino di Salazar, in piena guerra coloniale; e le carceri affollate di prigionieri politici. I campi di concentramento, per non disturbare i pochi turisti, erano ubicati nelle colonie africane, per esempio a Tarrafal, Capo Verde, zona desertica e quaranta gradi all' ombra, dove passò le "ferie" per una quindicina di anni uno dei maggiori scrittori di lingua portoghese, Luandino Vieira, che ora vive in Portogallo perché la sua Angola "libera" è in mano a satrapi spaventosi molto ben visti dal democratico Occidente. Anche Mario Soares, segretario del Partito socialista clandestino, cui il Portogallo deve l' assetto democratico del dopo rivoluzione e l' ingresso nella Comunità europea, passò lunghe ferie in un campo di concentramento a S. Tomé, prima di riuscire a rifugiarsi in Francia. Se il Portogallo si era dimenticato dell' Europa, anche l' Europa si era dimenticata del Portogallo. Quanto agli americani, a quel tempo non avevano la fretta che hanno oggi di abbattere i tiranni, anzi, Franco e Salazar erano due alleati preziosi e ai presidenti degli States di allora non sarebbe mai venuto in mente di "liberare" Lisbona o Madrid. I portoghesi si liberarono da soli. Il 25 aprile del 1974, restato nella Storia come "Rivoluzione dei garofani", in realtà fu un colpo di stato alla rovescia, al contrario di tutti quelli conosciuti: le Forze Armate che si sollevarono contro un regime totalitario per ristabilire la democrazia: e questa fu la vera rivoluzione, politicamente parlando. Ne seguì anche una "rivoluzione" popolare, ma essa fu soprattutto un' adesione entusiasta, un' esplosione di gioia collettiva, una sorta di ubriacatura di libertà per un popolo che era stato oppresso durante quarantotto anni (il fascismo portoghese detiene il primato della durata in Europa). L' euforia di quella "rivoluzione" si propagò rapidamente, era contagiosa, e da Lisbona raggiunse in un batter d' occhio tutto il Paese. Perché l' oppressione che il Portogallo aveva subito non era solo politica, naturalmente: era sociale, culturale, antropologica, e aveva ridotto i portoghesi a un popolo triste e depresso, deformando la natura di una gente spontaneamente allegra ed espansiva. E ora quell' allegria negata esplodeva in una festa collettiva. Ma era anche la festa per la fine di una lunga guerra coloniale che aveva insanguinato il Portogallo dell' Ultramar (così erano definiti Mozambico, Angola e Guinea), che aveva quasi decimato una generazione di portoghesi (quella nata negli anni Quaranta), che aveva stremato un Paese riducendolo in lutto e miseria per l' interesse di quei pochi che dall' Ultramar cavavano fortune. E poiché la consapevolezza di essere carne da macello, e successivamente l' acquisizione di una coscienza antifascista e infine l' idea della rivolta contro il regime nacque proprio fra i militari inviati nelle colonie, si può dire che paradossalmente fu l' Africa ancora coloniale a "liberare" il Paese che la colonizzava. La decolonizzazione fu il primo problema che la Giunta Militare Provvisoria dovette infatti affrontare dopo quei primi giorni di festa popolare. E altri problemi gravissimi, di natura sociale e culturale che dopo la festa si presentarono in tutta la loro drammaticità. Soprattutto il rischioso passaggio da una gestione militare improvvisata a libere elezioni e a una democrazia parlamentare. E infatti non mancarono momenti in cui la delicata fase di transizione verso la democrazia corse alcuni pericoli. Prima, per il tentativo di restaurazione del generale Spinola, rifugiatosi con alcuni fedelissimi nella Spagna ancora franchista; più tardi con le manovre di una sinistra antidemocratica e sovietizzante che ambiva a un colpo di stato alla praghese o remava verso avventurosi terzomondismi alla cubana. I militari democratici del 25 aprile seppero stroncare entrambi i tentativi: il secondo, forse il più insidioso, fu fermato con un' abilità politica straordinaria, senza ricorrere alla forza, grazie a un manifesto, detto "Documento dei nove", perché firmato da nove ufficiali democratici, che scoraggiò il tentativo avventuristico degli stalinisti e dei rivoluzionari improvvisati. Lo concepì il colonello Ernesto Melo Antunes, un ufficiale leale verso il suo Paese, intellettuale finissimo, che della democrazia portoghese fu un saldo garante e della "Rivoluzione dei garofani" uno degli ideatori. Mi piace ricordarlo in questa mia breve evocazione di quell' epoca. è stato un mio caro amico e il Portogallo gli deve molto. Ma credo che tutti noi dobbiamo qualcosa a chi ha vissuto per rendere migliore la nostra Europa. Ciò che resta di un fatto storico determinante per un popolo è la capacità di quel popolo di serbarne memoria.

postato da: Violeta | aprile 24, 2004 09:34 | commenti

"In Italia ci sono anarchici condannati per rapina, anarchici condannati per sequestro, anarchici condannati per attentati. E ci sono anarchici che si trovano ancora in libertà, ma che si ostinano a fare giornali, scrivere ai detenuti, organizzare iniziative, occupare case vuote, ed altro ancora.
Ecco, il modo per punire definitivamente i primi e sbarazzarsi dei secondi, è di incriminarli tutti assieme per “banda armata”, e far pesare su tutti quei reati che prima erano stati contestati solo ad alcuni." (Canenero)



postato da: Violeta | aprile 23, 2004 15:24 | commenti

ANCHE IL PORTOGALLO STA PER FESTEGGIARE IL GIORNO DELLA LIBERTÁ: QUEST'ANNO SI CELEBRANO I 30 ANNI DALLA FINE DELLA DITTATURA DI MARCELO CAETANO.

La rivoluzione dei garofani.

País Novo

Todos unidos,
filhos do povo,
vamos cantar
pela cidade.
Construiremos
um País novo
com pedras vivas
de Liberdade !

Não, não vamos ficar
a cruzar os braços:
temos de caminhar
pelos nossos passos.

Não, não vamos fazer
coisas por fazer:
temos de refletir
que há muito pra viver.

Não, não queiramos lutas
que o ódio traz:
temos que conquistar
o direito à Paz!

É tempo de pensar
e de descobrir
que somos iguais.
É tempo de mostrar
que o que já passou
não virá jamais!

Todos unidos,
filhos do povo,
vamos cantar
pela cidade.
Construiremos
um país novo
com pedras vivas
de Liberdade !


Frassino Machado - Lisboa, Portugal


PORTUGAL prima del 25 aprile

Se tornassimo indietro di 30 anni, non riconosceremmo Portugal. Non c'era libertá. Esisteva la censura, l'attivitá politica, sindacale, associativa erano nulle e controllate dalla polizia. C'erano detenuti politici, la costituzione non garantiva i diritti ai cittadini, Portugal portava avanti una guerra coloniale e si trovava praticamente isolato dalla comunitá internazionale.

L'informazione e le forme di espressione culturale erano molto controllate, si faceva censura sulla stampa, il cinema il teatro, le arti plastiche, la musica. Non c'era libertá.

L'attivitá politica era condizionata, non esistevano elezioni libere e la unica organizzazione politica accettata era l' União Nacional / Acção Popular. L¡opposizione al regime era perseguitata dalla polizia di stato e doveva agire clandestinamente o rifugiarsi nell'esilio.

Gli oppositori, sotto accusa di pensare e agire contro l'ideologia e le pratiche dell' Estado Novo, erano arrestati, incatenati, portati in centri speciali di detenzione. Non c'era Libertá né Democrazia.

La Costituzione non garantiva il diritto dei cittadini all¡educazione, alla salute, al lavoro, all'abitazione. Non esisteva il diritto di riunione e libera associazione. Le manifestazioni erano proibite.

Portugal era coinvolto nella guerra coloniale in Angola, nella Guinéa in Mozambico, e ció generó proteste di migliaia di giovani e si trasformó in uno degli argomenti dominanti dell'opposizione al regime, particolarmente importante per gli studenti dell'universitá. Non c'era Libertá né Pace.

Oggi è difficile immaginare come fosse Portugal prima del 25 Aprile 1974. Ma, se pensiamo che per esempio, le scuole avevano sale separate per ragazzi e ragazze, che molti libri e dischi erano proibiti, che esistevano nelle radio liste di musica che non si poteva passare, che non c'era accesso a molte cose che oggi fanno parte delle cose di tutti i giorni, e che soprattutto sui ragazzi di 18 anni aleggiava lo spirito della guerra sará piú semplice comprendere perché le cose dovettero cambiare.

Per chi ne vuol sapere di piú (e capisce il portoghese): Rotas Abertas

CELEBRIAMO ASSIEME LA LIBERTÁ DEI POPOLI.













































postato da: Violeta | aprile 22, 2004 21:51 | commenti (3)

 Ritiro ''immediato'' delle truppe spagnole dall'Iraq.

Il primo ministro Jose' Luis Rodriguez Zapatero, al suo secondo giorno come capo del governo, ha annunciato ieri sera il ''ritiro nel piu' breve tempo e nella maggiore sicurezza possibili'' delle truppe spagnole che si trovano nel Paese arabo.  Dalle informazioni che abbiamo, ha affermato Zapatero, ''non e' prevedibile che una nuova risoluzione dell'Onu soddisfi il contenuto'' delle esigenze spagnole per una permanenza delle truppe di Madrid in Iraq.

Per lo meno c'è qualcuno che è coerente...


postato da: Violeta | aprile 19, 2004 15:10 | commenti (4)

Spegniamo la TV

Tarantula Rubra invita a spegnere le televisioni che continuano ad imperversare nelle nostre case in maniera terroristica e faziosa, soprattutto a ridosso dell'ultimo evento bellico che vede l'Occidente belligerante nei confronti del Medio Oriente. Qualche tempo fa si affermava che i media fossero dipendenti dal potere politico; oggi è più corretto parlare di potere economico e politico che riscuotono consenso grazie alla manipolazione dei media.

Per loro natura i mass media, ed in particolar modo la televisione, operano inducendo i riceventi ad una accettazione acritica del messaggio rivelando un potenziale di manipolazione che porterà ad una passività funzionale, alla inibizione della capacità critica, della creatività e all'accettazione di valori assolutamente impropri.
Ne risulterà che la produzione di consenso è l'obiettivo primario utilizzando strumenti quali il massimo ampliamento dell'audience per una migliore propaganda tanto commerciale quanto politica.

Sempre per loro natura i mass media portano ad un intimismo individualista che promuove l'atomizzazione delle motivazioni personali, sempre più relegate nella sfera del privato.
Ma soprattutto i media del terzo millennio, e la televisione in particolare, amano giocare con una sorta di "globalizzazione" della sfera emotiva" facendo vivere al fruitore di tutto il pianeta gioie e drammi che spesso non gli appartengono perché di universi differenti, ma simili al proprio agire emozionale.

Quindi oggi la tv vuole globalizzare le emozioni previa una loro esasperazione, perché vivere una vera emozione garantirebbe la veridicità dell'informazione, in barba al potenziale critico, analitico e costruttivo. Accendere il televisore rappresenta così il vero e proprio inizio della celebrazione di un rito, di una funzione religiosa, rivestendo l'apparecchio il ruolo del celebrante e captando l'attenzione dei sensi, ma meglio sarebbe parlare di inviato speciale di un ente supremo. Non importa poi valutare la veridicità dell'informazione: la verità è, in quanto le immagini e le parole producono vere emozioni, perché vi è un apparente punto di unione tra un avvenimento (magari lontanissimo) ed il proprio agire emotivo, i propri sentimenti. (Tutti gli altri media saranno delle filiali della chiesa madre). E il "fedele"/fruitore si sentirà, illusivamente, informato.

Alcuni fra i più efficaci meccanismi di difesa del nostro inconscio sono il poter evitare, quindi il rifiuto di essere coinvolti in argomenti penosi in quanto connessi agli impulsi aggressivi; e il diniego, ovvero il rifiuto di accettare la realtà di un qualcosa che possa generare ansietà. Ebbene, la tv globalizzata cerca di scardinare profondamente i suddetti meccanismi di difesa indebolendo, rendendo più vulnerabile il fruitore.

Gli odierni telegiornali, talk show e spazzature daranno l'illusione di fare TELEVISIONE VERITA', (perché vedere significherebbe capire). Ma certamente NON vedere significa non capire, e oggi la censura è più che mai strumento principe dei mass media.

Ricordiamo di aver mai visto immagini di militari occidentali che fanno incursione in case irachene durante la notte, incutendo terrore, portando via presunti terroristi? Me quelli sono uomini in missione di pace!
Ricordiamo immagini di bulldozer israeliani (venduti dagli statunitensi) che radono al suolo case palestinesi, o militari israeliani che sganciano missili su abitazioni civili, o la disperazione dei palestinesi a causa del vergognoso muro in costruzione? Ma quelle sono misure di sicurezza per la salvaguardia del popolo "eletto".
Ricordiamo immagini di militari statunitensi la lanciano bombe su villaggi afghani uccidendo puntualmente bambini e donne? Ma quelli sono errori contingenti, basta un "ci dispiace"…

Quante immagini realmente informative inerenti alle guerre ultime sono state trasmesse? (per quella in Afghanistan ci fu l'esplicito veto del presidente statunitense). Quante immagini oggi non sono pilotate? Perché si vedono immagini di guerra che hanno come punto di ripresa sempre il mirino di chi spara e mai il punto di vista del bombardato?

Vengono efficacemente destrutturati quei meccanismi difensivi che erano il diniego, il poter evitare, e siamo tutti più deboli e facilmente conquistabili dalle nuove atrocità televisive; oltre che imboniti da fandonie e mistificazioni.

Constatiamo che i media, più che essere fedeli o infedeli alla realtà, la ricreano secondo regole essenzialmente e particolarmente funzionali al sistema. Tanti oggi si sentono depressi senza riuscire a comprendere che la causa di tali depressioni sono le immagini televisive che impazzano dall'inizio dell'invasione angloamericana in Iraq.

Ma l'utente ha cominciato a dirigersi verso i valori che proprio globalizzazione economica e televisiva hanno cercato di cancellare…
Il bisogno di guardare alla tradizione è il bisogno di riappropriarsi di simboli, gesti, suoni, danze, sguardi momenti collettivi, perché è nella collettività, nella comunità che sta la salvezza dalla solitudine impostaci dai media globalizzati e dai processi produttivi del capitalismo del terzo millennio, dalla ricchezza intesa solo come accumulo di merci e denari.
E qual è lo strumento principe, il più immediato perché la gente comunichi, perché i popoli scambino le proprie culture, le proprie differenze per la crescita collettiva e planetaria se non la musica, colei che conserva le nostre memorie, le nostre storie? Il mezzo comunicativo primario per eccellenza, prima ancora della parola, ciò che ha riprodotto il ritmo del cuore tramite il tamburo, ciò che ha scritto nelle coscienze collettive gli archetipi delle nostre civiltà.
Il bisogno di guardare alle tradizioni per la costruzione di relazioni "altre", di processi comunicativi costruttivi, la capacità di ascolto della musica, della musica altra e dell'altro, del diverso e, conseguenzialmente, dello svilupparsi del potere creativo e di crescita in risposta all'overdose di assordanti immagini di morte della tv globalizzata e necrofila del terzo millennio.

Spegniamo le tv
ascoltiamo musica
scendiamo in ogni piazza
non rimaniamo soli ed indifesi
di fronte ad uno schermo;

incontriamoci nella grande piazza della vita
contro ogni progetto di morte,
rivolgiamo un pensiero a tutti
i caduti palestinesi, iracheni, a Rachel Corrie,
lottando per una pace preventiva.


















postato da: Violeta | aprile 17, 2004 17:07 | commenti (3)

FUORI SUBITO TUTTE LE TRUPPE D’ OCCUPAZIONE DALL’IRAK

SOSTENIAMO LA LOTTA DELLE POPOLAZIONI IRAKENE

PER UNA LIBERA AUTODETERMINAZIONE

AUTORGANIZZAZIONE GIUSTIZIA SOCIALE LIBERTA’ E PACE PER LA GENTE DELL’IRAK

ATTRAVERSO I MEZZI DI DIS-INFORMAZIONE CONTINUANO A GIUNGERE LE IMMAGINI DI UN IRAK SCONVOLTO DALLA VIOLENZA E DAL TERRORE, CON MORTI, FERITI E DEVASTAZIONI AMBIENTALI.

SIAMO DAVANTI, CON TUTTA EVIDENZA, A UNA GUERRA D’OCCUPAZIONE VOLUTA E PERPETRATA DALL’IMPERIALISMO STATUNITENSE E DAI SUOI COMPLICI: PAURA, MASSACRI, MISERIA E INGIUSTIZIA SONO ALL’ORDINE DEL GIORNO NELLE CITTA’ IRAKENE.

LA GENTE DELL’IRAK, OPPRESSA E VIOLENTATA, SI STA SEMPRE PIU’ OPPONENDO ALLA BARBARIE DEL SISTEMA STATAL-CAPITALISTICO.

LE FORME DELL’OPPOSIZIONE, DA QUANTO SI RIESCE A CAPIRE, SONO DI VARIO TIPO E NON TUTTE DA CONDIVIDERE.

NON SONO DA CONDIVIDERE GLI ATTENTATI TERRORISTICI CHE SPARANO NEL MUCCHIO FACENDO VITTIME IN PRIMO LUOGO FRA GLI STESSI CIVILI IRAKENI, QUESTI ATTI DEVONO ESSERE CONDANNATI.

MA IN QUESTO ULTIMO PERIODO VARI SETTORI DELLA POPOLAZIONE IRAKENA – IN PARTICOLARE SCIITA, CIOE’ COLORO CHE PER PRIMI HANNO SUBITO LA TIRANNIA DI SADDAM HUSSEIN – STANNO COMINCIANDO AD ARMARSI CONTRO GLI OCCUPANTI IN MANIERA DIFFUSA E TUTTO CIO’ RISPONDE ALLA NECESSITA’ E AL SACROSANTO DIRITTO DI DIFENDERE LA PROPRIA VITA DA STRAGI, ESECUZIONI, RASTRELLAMENTI, IMPRIGIONAMENTI E BOMBARDAMENTI PERPETRATI DALLA TRUPPE OCCUPANTI – DA PARTE DI TUTTE LE TRUPPE OCCUPANTI – NEI CONFRONTI DELLA GENTE IRAKENA: DONNE, UOMINI E BAMBINI CHE SEMPRE PIU’ MANIFESTANO E LOTTANO IN GRAN PARTE DEL PAESE CONTRO GLI ESERCITI INVASORI, AFFINCHE’ SE NE VADANO IMMEDIATAMENTE .

COS’E’ DUNQUE QUESTA TANTO STROMBAZZATA DEMOCRAZIA CHE GLI USA E I LORO ALLEATI STAREBBERO PORTANDO A SUON DI BOMBE E VIOLENZE IN IRAK?

SI TRATTA DI UN TERRIBILE INGANNO, SI TRATTA DI UNA IDEOLOGIA DEL DOMINIO CHE SI CONCRETIZZA NELLA VIOLENZA PERMANENTE NEI CONFRONTI DEI PIU’ DISPERATI, DEI PIU’ OPPRESSI E SFRUTTATI DELLA TERRA.

PERCHE’ TUTTO CIO’?

LE RAGIONI SONO VARIE: INTERESSI ECONOMICI PER L’ACCAPARRAMENTO DELLE RISORSE, PER L’AFFAIRE RICOSTRUZIONE E PER LA PRODUZIONE E LA VENDITA DELLE ARMI; INTERESSI POLITICO-STRATEGICI PER DOMINARE DIRETTAMENTE UN’AREA DEL MONDO DA SEMPRE INSTABILE E PROBLEMATICA QUANTO IMPORTANTE PER IL POTERE SISTEMICO STATAL-CAPITALISTICO A GUIDA STATUNITENSE; NECESSITA’ DI REALIZZARE UNA OFFENSIVA IDEOLOGICA MILITARISTA PER MOSTRARE AL MONDO CHI – DOPO L’ATTACCO TERRORISTICO DELL’11 SETTEMBRE – CONTINUA AD ESSERE IL ‘PIU’ FORTE’; NECESSITA’ DI SOFFOCARE E SCHIACCIARE PERMANENTEMENTE LE LOTTE SOCIALI E LE SPINTE RIVOLUZIONARIE ANTISISTEMICHE CHE SI RIPRESENTANO SUL PIANETA.

LE POPOLAZIONI IRAKENE- SCIITE, SUNNITE E KURDE – HANNO DIRITTO ALLA LIBERTA’, HANNO DIRITTO A UNA LIBERA AUTODETERMINAZIONE.

DOPO DECENNI DI FEROCE DITTATURA SOSTENUTA DALL’OCCIDENTE DEMOCRATICO, DOPO GUERRE DEVASTANTI E ANNI DI EMBARGO GENOCIDA IMPOSTO DALL’OCCIDENTE DEMOCRATICO SOTTO LA COPERTURA DELL’ONU, DOPO MESI DI OCCUPAZIONE MILITARE VIOLENTA E LIBERTICIDA DA PARTE DELL’IMPERIALISMO OCCIDENTALE, LA GENTE DELL’IRAK NON HA SMESSO DI LOTTARE CONTRO IL SISTEMA DEL DOMINIO.

ATTUALMENTE LA RIVOLTA POPOLARE E’ CAPEGGIATA, E’ DIRETTA DAL POTERE RELIGIOSO ISLAMICO.

COME LIBERARI E SOCIALISTI SIAMO CONTRO OGNI POTERE COSTITUITO, LAICO O RELIGIOSO CHE SIA, CONTRO OGNI GERARCHIA, CONTRO OGNI FORMA DI DOMINIO E QUINDI CI OPPONIAMO AL POTERE REAZIONARIO DEI VARI ‘PROFETI’ E CAPI SPIRITUALI ISLAMICI SULLA GENTE DELL’IRAK IN RIVOLTA.

TUTTAVIA NELLA VITA DEI POPOLI CERTE SITUAZIONI DI LOTTA E INSORGENZA SI PRESENTANO SPESSO SPURIE E CONTRADDITTORIE, SENZA CHE CIO’ VADA A INFICIARNE LA GIUSTEZZA NELLE LORO RAGIONI DI FONDO.

QUESTO DEVE ESSERE TENUTO BEN PRESENTE ANCHE IN QUESTA OCCASIONE, NEL MOMENTO IN CUI SI FANNO DELLE ANALISI POLITICHE E SOCIALI E SI DEVE PRENDERE POSIZIONE.

DUNQUE COME LIBERTARI E SOCIALISTI CI SCHIERIAMO A FIANCO DELLA LOTTA DELLE POPOLAZIONI IRAKENE CONTRO L’IMPERIALISMO E IL SISTEMA DEL DOMINIO STATAL-CAPITALISTICO: LE TRUPPE D’OCCUPAZIONE SE NE DEVONO ANDARE SUBITO DALL’IRAK. ALLO STESSO TEMPO RITENIAMO NECESSARIO, ORA PIU’ CHE MAI, CHE LA GENTE DELL’IRAK COMINCI A ORGANIZZARSI IN MANIERA INDIPENDENTE DA OGNI FORMA DI POTERE POLITICO E/O RELIGIOSO, SVILUPPANDO UNA DIFESA AUTORGANIZZATA E DI MASSA, UN’AUTORGANIZZAZIONE DIFFUSA SUL TERRITORIO PER FAR FRONTE AI BISOGNI IMMEDIATI E PER ALIMENTARE LA COOPERAZIONE DAL BASSO FRA LE VARIE ETNIE, ALL’INSEGNA DEL PROTAGONISMO DIRETTO, DELL’ AZIONE DIRETTA E DELLA PROGETTUALITA’ RIVOLUZIONARIA PER LA LIBERTA’, L’UGUAGLIANZA E LA SOLIDARIETA’,

COME LIBERTARI E SOCIALISTI VOGLIAMO PROMUOVERE AUTONOMAMENTE – MA ANCHE INSIEME AD ALTRE FORZE POLITICHE E SOCIALI CHE SI OPPONGONO ALLA GUERRA IN IRAK, CHE SI OPPONGONO A TUTTE LE GUERRE, SENZA DISTINGUO E MISTIFICAZIONI – VARIE INIZIATIVE DI LOTTA E PROPAGANDA ANTIMILITARISTA E INIZIATIVE DI SOLIDARIETA’ CONCRETA CON LE POPOLAZIONI IRAKENE E CON TUTTI I POPOLI OPPRESSI DEL MONDO.

CONTRO TUTTE LE GUERRE E CONTRO IL TERRORISMO

CONTRO IL MILITARISMO

CONTRO IL DOMINIO STATAL–CAPITALISTICO

CONTRO OGNI GERARCHIA E POTERE COSTITUITO

PER LA LIBERA AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI

PER L’AUTORGANIZZAZIONE SOCIALE

PER LA LIBERTA’ E IL SOCIALISMO

postato da: Violeta | aprile 17, 2004 13:37 | commenti (1)

Un missile sparato ieri dagli americani ha colpito la casa dove vivevano una donna e i suoi due figli. Nessuno dei tre ha avuto il tempo di dire qualcosa, neanche «vi faccio vedere come muore un iracheno».

jena

Forse verranno ad arrestarmi per anti-italianismo (dopo l'antiamericanismo come reato), ma il fatto che abbiano catturato quattro mercenari e ne abbiano ammazzato uno non riesce a commuovermi, mi angoscia molto di più l'uccisione quotidiana dei civili, in iraq e in tutto il resto del mondo; mi indigna che i mezzi di comunicazione chiamino "problema internazionale" solo questo frammento del delirio in corso in iraq, e mi fa orrore -- sul piano etico --questo rigurgito di patriottismo;

dakko

Via da me ogni compassione. La compassione è un sentimento vile. Piuttosto la pietà, che è diversa: pietà per i morti iracheni, dunque, innanzitutto(e anche per i vivi: destinati a vivere miseramente e morire a 40, 50 anni, senza cure, in una società poverissima depredata del suo bene maggiore - il petrolio - da noi occidentali). Non riesco a provare alcuna pietà, invece, per chi per gusto militaresco e avidità di denaro corre dei rischi assurdi, e muore, quindi, per sua liberissima scelta(non certo come i civili iracheni morti sotto i nostri missili radioattivi)

kaspar

“Così muore un italiano”. No. Così muore un fascistoide, un invasore palestrato, un mercenario senza cultura che parte a far la guerra senza prendere una posizione, per denaro, così muore un membro di un’agenzia che fa il lavoro che il Diritto Internazionale e l’opinione pubblica non permettono di fare a chi è membro regolare di un esercito.

tereso

...ci sentiamo allo stesso modo, compagni...tutto questo mi fa schifo. Mi tappo le orecchie per non sentire piú niente. Un abbraccio fraterno.

postato da: Violeta | aprile 16, 2004 17:13 | commenti (1)

È venerdì 9 Aprile 2004
L'autista inizia il turno e trova sulla fiancata dell'autobus il manifesto elettorale di Berlusconi sulla fiancata, col faccione smerigliato e slogan della sicurezza stradale.

Non lo mette neanche in moto, si rifiuta di portare in giro quell'affissione. Siamo a Massa e mi piace pensare che avrei agito allo stesso modo.

Come è dovuto, scatta la denuncia per interruzione di pubblico servizio; anche se l'azienda, che aveva appaltato la gestione della pubblicità, non si dice intenzionata a perseguire il dipendente. E ci sono buone probabilità che non venga condannato grazie alla geniale motivazione esibita: "Temevo che qualcuno prendesse a sassate il pullman".




postato da: Violeta | aprile 13, 2004 11:21 | commenti (1)

La signorina Sabina Guzzanti, acclamata da tutti dopo l'uscita di RaiOt, sta portando in giro per l'Italia il suo spettacolo. Bene, sapete quanti dindi vuole la compagna Sabina a teatro a Carrara? 29, 50 euro in platea. Ho come la vaga impressione che abbia scoperto come fare dei soldi approfittando di un momento cosí. Cara Guzzanti, vergognati.

postato da: Violeta | aprile 13, 2004 09:09 | commenti (3)


Arrivano i nostri


Andiamoci cauti con l'aggettivo possessivo «nostro». Facciamone un uso parco e oculato, perché di là, per quella parolina, stanno passando e passeranno misfatti sempre più numerosi contro il genere umano. Troppe cose vengono spacciate per nostre: la nostra civiltà, la nostra religione, le nostre radici, il nostro paese, la nostra patria, il nostro stato, il nostro governo, i nostri soldati. Impariamo a rigettare l'aggettivo. Addestriamoci a chiederci: nostre di chi, di quale noi? Per allenarci cominciamo dalla pasqua. Questa è una pasqua di morte violenta, senza nemmeno l'ombra della resurrezione. La resurrezione anzi è così sbiadita che stenta a funzionare persino come metafora. L'Africa non accenna a risorgere, non risorge l'Iraq . Della pasqua perdura solo la sua premessa funerea: la vita aggredita, costretta nelle galere, umiliata, torturata, distrattamente o calcolatamente tolta. Perdura lo sterminio degli agnelli, il sangue a rivoli degli indifesi. Perdurano festevolmente i cesari d'ogni risma, le loro corti grasse, i loro centurioni, le soldatesche. Ma resurrezione niente, liberazione niente. Dai cieli chiusi e sorvegliati ci si aspetta al peggio un aereo kamikaze da turismo.

E' questa la nostra pasqua? Se la città santa è blindata, se persino la metafora della resurrezione è strozzata dalla militarizzazione, perché prenderci in giro? La festa del tempo nuovo, della forza vitale e primaverile, è ormai come intasata dalla morte. S'è persa la speranza di resurrezione, si macella e basta.

Ricordiamoci allora che non c'è pace pasquale se non nella finzione della tv, che il governo della macelleria non è nostro, che i soldati che macellano non sono i nostri, che non è nostro né il comando né l'obbedienza. Sscegliamoceli, i nostri, non li subiamo per pigrizia, per persuasione occulta, per autorità. Il comando è di Bush, di Berlusconi, di Blair, di tutti quelli che, assiepati dietro una potenza di fuoco capace di annientare il pianeta, per dare una lezione ai califfi in pectore hanno dissennatamente deciso di moltiplicarne il seguito invadendo paesi e massacrando gli inermi, i disperati mal nutriti, male armati. L'obbedienza è dei soldati che, partiti liberatori o pacificatori in divisa e armi e il miraggio di qualche soldo in più, si sono trovati inchiodati alla loro funzione primaria, buscarsi la paga uccidendo, versare sangue in modo che poi il sangue ricada su tutti noi e per reazione ci imbesti più di quanto non siamo già imbestiati, in un movimento all'infinito.

Altro che pasqua, dunque, altro che civiltà del Dio biblico, del Cristo. Il meglio di quella festa e di quella tradizione è disperso, ridotto a favola di gioia e di liberazione per i bambini e gli ingenui, i primi a essere massacrati. La pasqua non è più passaggio, ma permanenza nell'orrore. E' ridotta allo spettacolo adrenalinico e molto redditizio della carne martoriata, come in Passion di Mel Gibson, film che non poteva essere pensato che oggi: torture, sangue e, per finale, non il trionfo del buon pastore ma di un buon barbiere.

Il nostro tempo è questo? Noi apparteniamo a questa necessità di assassinio che dà allo stomaco, siamo i mandanti, siamo i complici, siamo i finanziatori?

No. Certamente questi aspiranti governatori mondiali, alleati o in rissa tra loro, non sono nostri. Sicuramente non sono nostri nemmeno questi soldati. Non è nostro un mondo permanentemente in emergenza, votatato all'apocalisse purificatrice. Ciò che è nostro, invece, non fa rumore e salva. Nostri sono quelli che attraversano le strade insanguinate di Falluja a rischio della vita per portare medicinali. Nostri sono quelli che ogni giorno subiscono o fronteggiano gli effetti della smania di distruzione. Nostri sono gli ingenui che credono alla confederazione di tutti gli esseri umani contro chi fa sonni satolli e tranquilli di strapotere sopra arsenali da non dormirci la notte. Quelli sono i nostri.

Domenico Starnone, Il Manifesto, 11 aprile 2004















postato da: Violeta | aprile 12, 2004 21:16 | commenti (2)

Essere governato significa essere guardato a vista, ispezionato, spiato, diretto, legiferato, regolamentato, incasellato, indottrinato, catechizzato, controllato, stimato, valutato, censurato, comandato, da parte di esseri che non hanno nè il titolo, nè la scienza, nè la virtù.

Essere governato vuol dire essere, ad ogni azione, ad ogni transazione, a ogni movimento, quotato, riformato, raddrizzato, corretto. Vuol dire essere tassato, addestrato, taglieggiato, sfruttato, monopolizzato, concusso, spremuto, mistificato, derubato, e, alla minima resistenza, alla prima parola di lamento, represso, emendato, vilipeso, vessato, cacciato, deriso, accoppato, disarmato, ammanettato, imprigionato, fucilato, mitragliato, giudicato, condannato, deportato, sacrificato, venduto, tradito, e per giunta, schernito, dileggiato, ingiuriato, disonorato, tutto con il pretesto della pubblica utilità e in nome dell'interesse generale.

Ecco il governo, ecco la sua giustizia, ecco la sua morale.

Pierre - Joseph Proudhon

postato da: Violeta | aprile 09, 2004 14:17 | commenti (2)

Eros è un gran demone, infatti, tutto ciò che è demonico sta fra mortale e immortale. [...] E stando in mezzo fra gli dei e gli uomini, opera un completamento, in modo che il tutto sia ben collegato con se medesimo. [...] Un dio non si mescola all'uomo, ma per opera di questo demone gli dèi hanno ogni relazione e ogni colloquio con gli uomini, sia quando vegliano, sia quando dormono. E chi è sapiente in queste cose è un uomo demonico; chi, invece è sapiente in altre cose, in arti o mestieri, è uomo volgare.

Simposio, 202 E-203 A

postato da: Violeta | aprile 07, 2004 17:06 | commenti (2)

SETTIMANA SENZA LA TELEVISIONE

dal 3 al 9 maggio 2004

Une semaine sans l'abrutissoir

Du 3 au 9 mai 2004, c'est la semaine sans télé. Une bonne occasion pour organiser veillées, fêtes, débats, cultiver sa vie intérieure... et pour se débarrasser définitivement de ce boulet.

dal sito dei CASSEURS DE PUB

postato da: Violeta | aprile 05, 2004 14:20 | commenti (7)

postato da: Violeta | aprile 05, 2004 14:00 | commenti

Se un uomo ha bisogno di una religione per comportarsi bene in questo mondo è segno che ha o un'intelligenza limitata o un cuore corrotto.

Ninon de Lenclos

postato da: Violeta | aprile 05, 2004 01:07 | commenti (3)

 


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