[escola moderna]

"Deseo que en ninguna ocasión ni próxima ni lejana, ni por uno ni otro motivo, se hagan manifestaciones de carácter religioso o político ante los restos míos, porque considero que el tiempo que se emplea ocupándose de los muertos sería mejor destinarlo a mejorar la condición en que viven los vivos, teniendo gran necesidad de ello casi todos los hombres. (...) Deseo también que mis amigos hablen poco o nada de mi, porque se crean ídolos cuando se ensalza a los hombres, lo que es un gran mal para el porvenir humano. Solamente los hechos, sean de quien sean, se han de estudiar, ensalzar o vituperar, alabándolos para que se imiten cuando parecen redundar al bien común, o criticándolos para que no se repitan si se consideran nocivos al bienestar general."
 

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nella Stanza si stanno incontrando compagni
Non voglio dimostrare niente, voglio 
mostrare. Federico Fellini
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Daniele Sepe, caro compagno e amico, ci invita a notare una cosa, che io qui vi riporto:

Non capite bene perchè gli Stati Uniti stanno sempre a fa la guerra? Andate su sto sito degli amici di Rumsfield...

ilmondocheverrà

postato da: Violeta | maggio 31, 2004 17:19 | commenti (4)

Sparatemi addosso, vi dico. È il vostro mestiere. State a sentire: un padre di famiglia non è mai un vero padre di famiglia. Un assassino non è mai del tutto un assassino. Recitano, capite? Mentre un morto è morto sul serio. Essere o non essere, eh? Capite quello che voglio dire. Non c'è nulla ch'io possa essere se non un morto con sei piedi di terra sopra. Tutto il resto, credetemi, è una commedia. E anche questa è una commedia; tutto questo! Tutto ció che vi sto dicendo. Credete forse che sia disperato? Neanche per sogno: recito la commedia della disperazione. Se ne puó forse uscire?

postato da: Violeta | maggio 27, 2004 09:54 | commenti (27)

[...] La legge in tutte le sue forme (naturale, morale, politica) è la regola di una natura seconda, sempre legata a delle esigenze di conservazione, e che usurpa la vera sovranità.[...] La legge è la mistificazione, non è il potere delegato, ma il potere usurpato, nell'abominevole complicità degli schiavi e dei loro padroni. Si noterà a quale punto Sade denuncia il regime della legge come il regime, al tempo stesso, dei tiranni e dei tirannizzati. Infatti, si è tirannizzati soltanto dalla legge: "Sono infinitamente meno temibíli le passioni del mio vicino dell'ingiustizia delle leggi, poiché le prime sono contenute dalle mie, mentre nulla arresta, nulla contrasta le ingiustizie della legge".
Ma, anche e soprattutto, soltanto la legge origina il tiranno, e, come dice Chigi in Juliette: "I tiranni non nascono mai nell'anarchia, li vedrete sorgere solo all'ombra delle leggi, o da esse autorizzati". Questo è l'essenziale del pensiero di Sade: il suo odio del tiranno, il modo in cui mostra che la legge rende possibile il tiranno. Il tiranno parla il linguaggio della legge, non ha altro linguaggio. Ha bisogno dell'"ombra delle leggi"; e gli eroi di Sade si trovano investiti di una strana antitirannia, parlando come nessun tiranno potrebbe parlare, come nessun tiranno ha mai parlato, istituendo un contro-linguaggio.
[...]
"Il regno delle leggi è viziato; è inferiore a quello dell'anarchia; la prova più esauriente di quel che dico è l'obbligo dello stesso governo di tuffarsi nell'anarchia quando vuol rinnovare la propria costituzione". Vi è superamento della legge soltanto in un principio che la rovescia e ne nega il potere.






postato da: Violeta | maggio 25, 2004 09:59 | commenti (6)

postato da: Violeta | maggio 22, 2004 09:42 | commenti (4)

Era dunque in un prato d'agosto che distribuivano tutta la carne per il reggimento, -ombreggiato di ciliegi e giá bruciato dall'estate morentee, Su dei sacchi e dei teli di tenda stesi per largo e sull'erba stessa, ce n'era per dei chili e chili di trippe in bella vista, di grasso a falde gialle e pallide, montoni sventrati con gli organi alla rinfusa, che gocciolavano in ruscelletti ingegnosi nel verde d'intorno, un bue intero sezionato in due, appeso all'albero, e sul quale s'accanivano ancora bestemmiando i quattro macellai del reggimento per cavargli pezzi di rigaglie. Baccagliavano duro fra drappelli a proposito del grasso, e dei rognoni soprattutto, in mezzo alle mosche come se ne vedono in quei momenti, importanti e musicali come piccoli uccelli.

E poi sangue ancora e dappertutto, per l'erba, in pozze molli e confluenti che cercavano la pendenza giusta. Ammazzavano l'ultimo maiale qualche passo piú in lá. Giá quattro uomini e un macellaio si disputavano certe trippe future.

"Sei te eh venduto! che ieri ti sei ciuffato la lombata!..."

Ho fatto ancora in tempo a gettare due o tre occhiate su quella controversia alimentare, mentre mi appoggiavo contro un albero, e ho dovuto cedere a un'immensa voglia di vomitare e mica un po', fino a svenire.

Mi hanno riportato fino agli alloggiamenti su una barella, ma non senza profittare dell'occasione per barbarmi i miei sacchi di tela cerata.

Mi sono risvegliato in un altro cicchetto del brigadiere.

La guerra non passava.

postato da: Violeta | maggio 19, 2004 00:12 | commenti (14)

POVERA PATRIA

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.

Franco Battiato
























postato da: Violeta | maggio 18, 2004 08:38 | commenti (31)

EROS E THANATOS

Passione è l'esperienza che piú incarna i due istinti di vita (eros) e di morte (thanatos) congiuntamente. L'istinto di eros combatte con l'istinto di morte, come nella danza di un sabba. E ció perché siamo educati a dipendenza, manicheismo (buono/cattivo; amore/odio), a limiti e divieti intro.iettati. Passione viene spesso accesa dal divieto, dal limite imposto. Quando ció accade gli equilibri che ci siamo creati vengono sconvolti, viene sovvertito tutto un ordine anti-ansia. Passione non è gioco amoroso, volgare, ma è eros celeste, eros spirituale, quello nato da Afrodite Urania. L'eros sessuale non è che il primo gradino della scala; l'eros filosofico porta molto al di sopra dei sensi e del sensibile. Passione non è la sconfitta della ragione, è la sua momentanea disobbedienza.

postato da: Violeta | maggio 17, 2004 22:19 | commenti (4)

CURIOSITÁ:

pulsione esplorativa non omeostatica, in quanto, a differenza delle pulsioni omeostatiche come la fame e la sete, non cessa con la soddisfazione del bisogno; essa è alla base del comportamento esplorativo attivato dalle proprietá collative degli stimoli (le carateristiche di sorpresa, novitá, incongruenza).

C'è una curiositá, quindi, percettiva (quella attivata dalle proprietá collative degli stimoli); ma c'è anche una curiositá diversiva, causata dalla noia o dalla stanchezza che spingerebbero a cercare stimoli nuovi, ed una epistemica, attivata dallo stato di discrepanza cognitiva che è alla base dell'apprendimento per scoperta. 

postato da: Violeta | maggio 15, 2004 12:21 | commenti (4)

L'enfant n'est ni un ange, ni un démon. - Il est l'aboutissant physique, intellectuel et moral des générations antérieures! - Il est le résultat de l'hérédité, de l'éducation et du milieu. - Importance capitale du problème de l'éducation. - Culture physique. - Culture intellectuelle: l'école actuelle; son programme, ses méthodes, ses conditions. - Culture morale: sévérité ou douceur? Contrainte ou liberté? - L'exemple. La réciprocité. - L'enfant, c'est l'avenir!

Il compito della scuola moderna consiste nel far si che i bambini e le bambine che le vengono affidati giungano ad essere persone istruite, giuste e libere da ogni pregiudizio.

Per ció essa sostituirá allo studio dogmatico la ragione delle scienze naturali.

Inciterá, svilupperá e dirigerá le attitudini proprie di ogni allievo, affinché con la totalitá del proprio valore individuale, non solo sia un membro utile alla societá, ma che, conseguentemente, elevi in proporzione il valore della collettivitá.

Insegnerá i veri doveri sociali, in conformitá con la giusta massima: "Non ci sono doveri senza diritti, non ci sono diritti senza doveri".

[...]

 

postato da: Violeta | maggio 15, 2004 00:49 | commenti (4)

HYPNEROTOMACHIA #2

Platone vive in quel circolo in cui la cultura moderna, figlia della scrittura intesa come assoluto mezzo di comunicazione, lo ha in qualche modo rinchiuso. Per lui la scrittura non puó dire. Essa ha una funzione ipomnematica, ovvero funziona come richiamo alla memoria dei lettori cose che essi avevano imparato per altra via. Egli non parlava a tutti coi suoi scritti, parlava a chi era in grado di cogliere il messaggio cifrato. Infatti la sua arte si traduce nell'ironia del parlare per allusioni e per metafore.

Quello che l'anima coglie in forma di enigmi è proprio quell'altra realtá che trascende il fisico e l'unione del fisico, e che porta su un altro piano e in altra dimensione.

postato da: Violeta | maggio 12, 2004 11:57 | commenti (19)

HYPNEROTOMACHIA

- Ti ricordi quando ti dissi che il nostro rapporto era una battaglia d'amore in sogno? La battaglia si conclude qua, con il connubio di eros e thanatos, sí, la sintesi tra istinto e razionalitá, la sitesi tra uomo e macchina -

Daniela

Per esprimere potenza comunicativa non sono importanti le parole, ma l'extralinguistico, ovvero tutto quei fattori che riguardano il prossemico, il prosodico, il cinesico, la mimica. Ciascun attore della comunicazione, per capire quali sono le intenzioni comunicative dell'altro, non puó far altro che mettersi al posto dell'altro e vedere le cose dal suo punto di vista. E questo lo puó fare non soltanto, ma diciamo principalmente attraverso i suddetti fattori, in quanto il valore prettamente locutorio degli enunciati è quello che meno interessa l'interazione strategica. Tutti questi fattori scompaiono sul piatto schermo che ci troviamo di fronte ed è chiaro che questo da adito a numerose interferenze. Ed il fraintendimento non è "colpa" dell'intelligenza o meno dei due interlocutori, sia ben chiaro. È solo perché si tratta di un tipo di messaggio passato attraverso un canale che rende opaco il fattore illocutorio degli atti linguistici (cioè quello relativo agli scopi comunicativi).

E la comunic.azione è soprattutto azione (non a caso parlo di "atti" linguistici); di conseguenza ogni interscambio è qualcosa di soggettivo, instabile, frutto della continua attivitá dell'attore che costruisce le proprie mosse di volta in volta, sulla base di quelle precedenti. Ogni mossa rivela la scelta di un corso d'azione strutturato che, una volta intrapreso, muta oggettivamente la situazione degli attori; ogni battuta, oltre a trasmettere un'informazione, si presenta quale azione di mascheramento, smascheramento, dissimulazione, seduzione.

La comunicazione peggiore è quella che procede secondo una logica di causa-effetto, logica che puó portare ad effetti disastrosi (un esempio? io ti faccio atti di terrorismo perché tu vieni a impossessarti della mia terra; allora io ti faccio la guerra perché sei un terrorista; allora io continuo a fare il terrorista perché è l'unica arma che ho..etc); e questa purtroppo è la logica binaria della blogosfera dove l'atto comunicativo si riduce a un mero postare un commento in risposta a un commento di qualcun'altro..

La comunicazione migliore è quella radiale, quella inter.attiva, quella dei "sensi", secondo una logica di inter.scambio.

postato da: Violeta | maggio 11, 2004 20:42 | commenti (7)

PESSIMISMO E FASTIDIO

postato da: Violeta | maggio 11, 2004 00:52 | commenti (5)

Sueño que se sueña solo

es sólo un sueño que se sueña solo

mas sueño que soñamos juntos

es realidad

Il sogno che si sogna soli / è solo un sogno / ma il sogno che sognamo insieme / è realtá

postato da: Violeta | maggio 10, 2004 19:47 | commenti (7)

La tortura è mia e me la gestisco io.

postato da: Violeta | maggio 09, 2004 12:13 | commenti (4)

Un'altra bella notizia che vi giro:

INGIUSTA CARCERAZIONE DI DUE SCRITTORI MESSICANI

Da febbraio gli aficionados di fantascienza, i numerosi blogger e la
comunità universitaria e intellettuale del Messico sono in subbuglio per
l’arresto degli scrittori Gerardo Sifuentes Marín ed Epigmenio León
Martínez. Di quest’ultimo so solo quanto ho letto sulla stampa messicana
on-line: laureato in scienze della comunicazione, traduttore dal tedesco, si
è occupato per anni dell’organizzazione della Fiera internazionale del libro
per ragazzi e attualmente lavora per l’Università Nazionale Autonoma di
Città del Messico come responsabile della diffusione della rivista Tierra
adentro, sulla quale ha pubblicato vari articoli.
Con Gerardo Sifuentes invece intrattengo da anni una simpatica
corrispondenza email, e sono un patito delle sue fiction allucinogene e
postapocalittiche, popolate dalle icone della cultura mediatica e dal
fantasma ectoplasmatico della tivù, intrise di humour e di piccole
illuminazioni. A trent’anni appena compiuti Gerardo, che è ingegnere
elettronico ma lavora attualmente in un’agenzia pubblicitaria
internazionale, oltre a godere di una borsa di studio del Fondo Nazionale
per la Cultura e l’Arte, ha pubblicato due libri, Perros de luz (una
raccolta di racconti d’ispirazione cyberpunk) e Pilotos infernales (secondo
un critico spagnolo, «più affine a John Barth o William Bourroughs che a
Gibson»). Vanta inoltre un curriculum più che rispettabile di premi
nazionali (il Kalpa nel 1998, e il Vid nel 2001) e internazionali (il Philip
Dick, indetto dall’Università spagnola di Santiago de Compostela), suoi
testi sono stati pubblicati sulle riviste di ciencia ficción in lingua
spagnola al di qua e al di là dell’Oceano e figurano in parecchie antologie,
non solo di genere.
L’assurda incarcerazione di cui Gerardo ed Epigmenio sono vittime dal 12
febbraio ha suscitato vibrate proteste. Il Consiglio Nazionale per la
Cultura e l’Arte (Conaculta) ha offerto sostegno giuridico, una petizione
per la loro liberazione ha raccolto centinaia di firme di scrittori, docenti
e artisti, ci sono state due interpellanze di tono analogo da parte di
esponenti del PAN e del PRD (come dire, governo e opposizione), e il
responsabile della Sicurezza pubblica ha convocato tutti i poliziotti della
Colonia Roma per un’indagine interna sul caso. Reazioni più che
giustificate, anche perché l’episodio rivela aspetti inquietanti del
funzionamento della giustizia in Messico. Ecco i fatti.
Il 12 febbraio scorso, verso le 3 di notte, Gerardo ed Epigmenio sono stati
fermati da agenti di polizia a una decina di metri dall’abitazione del
primo, mentre percorrevano a piedi una via della Colonia Roma di Città del
Messico: avevano il fiato che puzzava d’alcol (il verdetto della successiva
perizia, tuttavia, ha stabilito che non erano in stato di ebbrezza). In
effetti, secondo le loro dichiarazioni, erano usciti per comprare delle
birre perché in casa erano finite. Condotti in commissariato senza
conoscerne il motivo, dopo qualche ora di attesa sono stati accusati di aver
rubato due specchietti retrovisori di un’auto (abbandonata da mesi in quella
via) e tradotti in carcere. Il giudice incaricato, Julia Ortiz Leandro, ha
convalidato l’accusa di furto aggravato, che dal novembre 2003 non prevede
più il rilascio dietro cauzione, perciò sono ancora al fresco, in attesa di
una revisione del caso. Nonostante la presenza di tre testimoni oculari che
smentiscono la versione dei poliziotti.
Bisogna fare due premesse. Per la giustizia messicana l’accusato è colpevole
finché non riesce a dimostrare il contrario; in secondo luogo, la polizia di
Città del Messico sta applicando un Programma Tolleranza Zero (di cui il
giudice Julia Ortiz Leandro è sostenitrice) che prevede premi in denaro fra
i 2000 e i 4000 pesos per l’agente che assicuri alla giustizia un
delinquente colto in flagranza di reato, e fissa delle quote di arresti da
raggiungere per far scendere le percentuali di crimini. Risultato: una
specie di coprifuoco coatto, pena il rischio di essere arrestati senza
motivo per ingrassare qualche poliziotto e far quadrare le statistiche. Un
blogger messicano ha così riassunto la vicenda: «La trama: due intellettuali
con una vita onorevole e rispettabile rubano specchietti delle auto proprio
di fronte a casa di uno dei due. Movente: una cifra offerta alle forze di
polizia per ogni battuta di caccia.»
O, come recita la lettera aperta sottoscritta finora da quasi trecento
scrittori, intellettuali e artisti: «La meccanica della corruzione che viene
alla luce dietro questa infamia di capetti e agenti, e che fa sì che calino
gli indici degli atti delittuosi, rivela quale può essere il destino di
qualsiasi cittadino che commetta l’imprudenza di uscire a piedi, di notte,
in una città nella quale la polizia non solo può arrestare, accusare e
implicare chiunque – illegalmente e impunemente – in un atto criminale, ma
riceve addirittura una ricompensa per farlo».
Sul sito
http://epiger.proboards29.com si trova tutta la documentazione del
caso, costantemente aggiornata, ed è possibile lasciare un messaggio di
solidarietà.

Raul Schenardi









































































postato da: Violeta | maggio 05, 2004 09:28 | commenti (2)

A Baghdad Trentacinque casi di tortura hanno causato la morte di 25 detenuti tra Iraq e Afghanistan.

Il generale Ryder, responsabile dell'applicazione delle pene nel sistema penitenziario militare, ha precisato che i morti includono due presunti omicidi di prigionieri da parte di soldati, l'uccisione di un detenuto che tentava di scappare, e dieci altri casi che sono al centro di un'inchiesta. Per ora resta "indeterminata" la causa di 12 altri casi di morte.
Cosa è riuscito a dire quel maiale di Powell? : 'Sono preoccupato per l'immagine che le foto proiettano dell'America. Dobbiamo far capire al mondo che non e' questa la vera America, non sono le forze armate americane'.







postato da: Violeta | maggio 05, 2004 09:17 | commenti (4)

Car* tutt*, a causa dei non pochi problemi che il fondo nero causa alla mia vista ho deciso di cambiare faccia al blog..anche se tra un po' probabilmente torneró al caro rosso-nero..

baci

postato da: Violeta | maggio 04, 2004 20:07 | commenti

Due parole sulla scelta di "violeta"come mio nome...

C'è un personaggio, una donna chilena, che sento vicina, viva e presente come non mai, Violeta Parra. Violeta era una bambina quando cominció a interessarsi al folk. I suoi interessi per l'autentica musica popolare cilena la spingono sempre di più al contatto con la gente e, di conseguenza, ad una precisa maturazione e presa di coscienza politica. La trasmetterá anche ai propri figli, Isabel e Ángel. Entrambi diverranno cantanti e musicisti e durante la dittatura di Pinochet, al pari degli Inti-Illimani, vivranno in esilio in Italia. Grazie ai consigli di suo fratello Nicanor (anch'egli poeta), Violeta Parra comincia alla metà degli anni '50 il suo "viaje infinito" per tutto il Cile, dal nord rovente e desertico fino alle estreme e gelide terre australi. Dal suo "viaggio infinito" nasceranno, oltre alle raccolte di canti popolari che saranno alla base dell'intero movimento della "Nueva Canción Chilena", dei capolavori poetici come "Rún Rún se fue p'al Norte" e "Exilada del Sur".
Assieme al musicista Patricio Manns e al giovane Víctor Jara, fonda una società editoriale e discografica chiamata "Estampas de América"; torna a viaggiare, approfondendo ancora di più le radici, le tradizioni e le lotte sia dei contadini che del proletariato e del sottoproletariato urbano.

Violeta fu una donna generosa, geniale ed inquieta, di carattere soggetto ad allegrie irresistibili e a terribili depressioni improvvise. Del folklore diceva: "Non lo intendo come una sopravvivenza archeologica isolata che si sviluppa come cultura dominata nei confronti di una cultura dominante, ma come un fenomeno culturale che corrisponde a determinate forme sociali e che si trasforma o si annulla in funzione di tale corrispondenza".

Negli anni '60, si avvicina al Partito Comunista Cileno e comincia a scrivere canzoni di estrema violenza rivoluzionaria e anticlericale.
Durante la serata finale nella cittadina australe, una donna del popolo che aveva assistito anche agli altri concerti, vista la difficoltà che Violeta aveva nel trovare una sedia adatta per suonare (era alta solo 1,51), gliene fabbrica una delle sue misure e gliela regala. E' la stessa sedia sulla quale, il 5 maggio 1967, Violeta Parra viene trovata morta nel retro di un teatro di Santiago nel quale si era appena esibita. Verrà in seguito accertato che si era suicidata.

Donna coraggiosa Violeta! Maestra di canto e di vita! ¡Semilla de poesia y de grito revolucionario!



postato da: Violeta | maggio 04, 2004 10:24 | commenti (4)

O Shariputra, la forma è vuoto / il vuoto è forma. / La forma altro non è che vuoto, / il vuoto altro non è che forma." / "O Shariputra, tutto ciò che esiste / è espressione del vuoto; / non è nato nè distrutto, nè macchiato, nè puro, / senza perdita e senza guadagno. / Poiché nel vuoto non c'è forma, / nè sensazione, concetto, distinzione, consapevolezza. / Non occhio, nè orecchio, naso, lingua, corpo, mente. / Non c'è colore nè suono, odore, gusto, tatto, nè alcuna realtà esistente ..." / "Non c'è il regno della vista, nè quello della coscienza. / Non c'è ignoranza, nè fine dell'ignoranza, / non c'è vecchiaia nè morte. / Non c'è sofferenza, nè causa o fine della sofferenza. / Non c'è via, nè sapienza, nè accrescimento. / Non c'è accrescimento, perché i Bodhisattva / vivono nel perfetto intendimento, senza più alcun / ostacolo alla mente; senza più ostacolo e dunque / senza più paura. / Molto al di là dei pensieri illusori, / e questo è il Nirvana".


postato da: Violeta | maggio 04, 2004 09:44 | commenti

Aldo Pellegrini

Se llama poesía todo aquello que cierra la puerta a los imbéciles.

La poesía tiene una puerta herméticamente cerrada para los imbéciles, abierta de par en par para los inocentes. No es una puerta cerrada con llave ó con cerrojo, pero su estructura es tal que, por más esfuerzos que hagan los imbéciles, no pueden abrirla, mientras cede a la sola presencia de los inocentes. Nada hay más opuesto a la imbecilidad que la inocencia. La característica del imbécil es su aspiración sistemática a cierto orden de poder. El inocente, en cambio, se niega a ejercer el poder porque los tiene todos.

Por supuesto, es el pueblo el poseedor potencial de la suprema aptitud poética: la inocencia. Y en el pueblo, aquellos que sienten la coerción del poder como un dolor. El inocente, conscientemente ó no, se mueve en un mundo de valores (el amor, en primer término), el imbécil se mueve en un mundo en el cual el único valor está dado por el ejercicio del poder.

Los imbéciles buscan el poder en cualquier forma de autoridad: el dinero en primer término, y toda la estructura del estado, desde el poder de los gobernantes hasta el microscópico, pero corrosivo y siniestro poder de los burócratas, desde el poder de la iglesia hasta el poder del periodismo, desde el poder de los banqueros hasta el poder que dan las leyes. Toda esa suma de poder está organizada contra la poesía.

Como la poesía significa libertad, significa afirmación del hombre auténtico, del hombre que intenta realizarse. Indudablemente, tiene cierto prestigio ante los imbéciles. En ese mundo falsificado y artificial que ellos construyen, los imbéciles necesitan artículos de lujo: cortinados, bibelots, joyería, y algo así como la poesía. En esa poesía que ellos usan, la palabra y la imagen se convierten en elementos decorativos, y de ese modo se destruye su poder de incandescencia. Así se crea la llamada "poesía oficial", poesía de lentejuelas, poesía que suena a hueco.

La poesía no es más que esa violenta necesidad de afirmar su ser que impulsa al hombre. Se opone a la voluntad de no ser que guía a las multitudes domesticadas, y se opone a la voluntad de ser en los otros que se manifiesta en quienes ejercen el poder.

Los imbéciles viven en un mundo artificial y falso: basados en el poder que se puede ejercer sobre otros, niegan la rotunda realidad de lo humano, a la que sustituyen por esquemas huecos. El mundo del poder es un mundo vacío de sentido, fuera de la realidad. La poesía es una mística de la realidad. El poeta busca en la palabra no un modo de expresarse sino un modo de participar en la realidad misma. Recurre a la palabra, pero busca en ella su valor originario, la magia del momento de la creación del verbo, momento en que no era un signo, sino parte de la realidad misma. El poeta mediante el verbo no expresa la realidad, sino que participa de ella.

La puerta de la poesía no tiene llave ni cerrojo: se defiende por su calidad de incandescencia. Sólo los inocentes, que tienen el hábito del fuego purificador, que tienen dedos ardientes, pueden abrir esa puerta y por ella penetran en la realidad. La poesía pretende cumplir la tarea de que este mundo no sea sólo habitable para los imbéciles.

Tomado de : "Para contribuir a la confusión general". Ed. Nueva Visión, Buenos Aires. 1965, pp. 89-91.


postato da: Violeta | maggio 02, 2004 12:18 | commenti (3)

 


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