
[escola moderna]
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nella Stanza si stanno incontrando compagni
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Daniele Sepe, caro compagno e amico, ci invita a notare una cosa, che io qui vi riporto: Non capite bene perchè gli Stati Uniti stanno sempre a fa la guerra? Andate su sto sito degli amici di Rumsfield... postato da: Violeta | maggio 31, 2004 17:19 | commenti (4)
Sparatemi addosso, vi dico. È il vostro mestiere. State a sentire: un padre di famiglia non è mai un vero padre di famiglia. Un assassino non è mai del tutto un assassino. Recitano, capite? Mentre un morto è morto sul serio. Essere o non essere, eh? Capite quello che voglio dire. Non c'è nulla ch'io possa essere se non un morto con sei piedi di terra sopra. Tutto il resto, credetemi, è una commedia. E anche questa è una commedia; tutto questo! Tutto ció che vi sto dicendo. Credete forse che sia disperato? Neanche per sogno: recito la commedia della disperazione. Se ne puó forse uscire? postato da: Violeta | maggio 27, 2004 09:54 | commenti (27)
[...] La legge in tutte le sue forme (naturale, morale, politica) è la regola di una natura seconda, sempre legata a delle esigenze di conservazione, e che usurpa la vera sovranità.[...] La legge è la mistificazione, non è il potere delegato, ma il potere usurpato, nell'abominevole complicità degli schiavi e dei loro padroni. Si noterà a quale punto Sade denuncia il regime della legge come il regime, al tempo stesso, dei tiranni e dei tirannizzati. Infatti, si è tirannizzati soltanto dalla legge: "Sono infinitamente meno temibíli le passioni del mio vicino dell'ingiustizia delle leggi, poiché le prime sono contenute dalle mie, mentre nulla arresta, nulla contrasta le ingiustizie della legge". postato da: Violeta | maggio 25, 2004 09:59 | commenti (6)
postato da: Violeta | maggio 22, 2004 09:42 | commenti (4)
Era dunque in un prato d'agosto che distribuivano tutta la carne per il reggimento, -ombreggiato di ciliegi e giá bruciato dall'estate morentee, Su dei sacchi e dei teli di tenda stesi per largo e sull'erba stessa, ce n'era per dei chili e chili di trippe in bella vista, di grasso a falde gialle e pallide, montoni sventrati con gli organi alla rinfusa, che gocciolavano in ruscelletti ingegnosi nel verde d'intorno, un bue intero sezionato in due, appeso all'albero, e sul quale s'accanivano ancora bestemmiando i quattro macellai del reggimento per cavargli pezzi di rigaglie. Baccagliavano duro fra drappelli a proposito del grasso, e dei rognoni soprattutto, in mezzo alle mosche come se ne vedono in quei momenti, importanti e musicali come piccoli uccelli. E poi sangue ancora e dappertutto, per l'erba, in pozze molli e confluenti che cercavano la pendenza giusta. Ammazzavano l'ultimo maiale qualche passo piú in lá. Giá quattro uomini e un macellaio si disputavano certe trippe future. "Sei te eh venduto! che ieri ti sei ciuffato la lombata!..." Ho fatto ancora in tempo a gettare due o tre occhiate su quella controversia alimentare, mentre mi appoggiavo contro un albero, e ho dovuto cedere a un'immensa voglia di vomitare e mica un po', fino a svenire. Mi hanno riportato fino agli alloggiamenti su una barella, ma non senza profittare dell'occasione per barbarmi i miei sacchi di tela cerata. Mi sono risvegliato in un altro cicchetto del brigadiere. La guerra non passava. postato da: Violeta | maggio 19, 2004 00:12 | commenti (14)
POVERA PATRIA Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere postato da: Violeta | maggio 18, 2004 08:38 | commenti (31)
EROS E THANATOS Passione è l'esperienza che piú incarna i due istinti di vita (eros) e di morte (thanatos) congiuntamente. L'istinto di eros combatte con l'istinto di morte, come nella danza di un sabba. E ció perché siamo educati a dipendenza, manicheismo (buono/cattivo; amore/odio), a limiti e divieti intro.iettati. Passione viene spesso accesa dal divieto, dal limite imposto. Quando ció accade gli equilibri che ci siamo creati vengono sconvolti, viene sovvertito tutto un ordine anti-ansia. Passione non è gioco amoroso, volgare, ma è eros celeste, eros spirituale, quello nato da Afrodite Urania. L'eros sessuale non è che il primo gradino della scala; l'eros filosofico porta molto al di sopra dei sensi e del sensibile. Passione non è la sconfitta della ragione, è la sua momentanea disobbedienza. postato da: Violeta | maggio 17, 2004 22:19 | commenti (4)
CURIOSITÁ: pulsione esplorativa non omeostatica, in quanto, a differenza delle pulsioni omeostatiche come la fame e la sete, non cessa con la soddisfazione del bisogno; essa è alla base del comportamento esplorativo attivato dalle proprietá collative degli stimoli (le carateristiche di sorpresa, novitá, incongruenza). C'è una curiositá, quindi, percettiva (quella attivata dalle proprietá collative degli stimoli); ma c'è anche una curiositá diversiva, causata dalla noia o dalla stanchezza che spingerebbero a cercare stimoli nuovi, ed una epistemica, attivata dallo stato di discrepanza cognitiva che è alla base dell'apprendimento per scoperta. postato da: Violeta | maggio 15, 2004 12:21 | commenti (4)
L'enfant n'est ni un ange, ni un démon. - Il est l'aboutissant physique, intellectuel et moral des générations antérieures! - Il est le résultat de l'hérédité, de l'éducation et du milieu. - Importance capitale du problème de l'éducation. - Culture physique. - Culture intellectuelle: l'école actuelle; son programme, ses méthodes, ses conditions. - Culture morale: sévérité ou douceur? Contrainte ou liberté? - L'exemple. La réciprocité. - L'enfant, c'est l'avenir! Il compito della scuola moderna consiste nel far si che i bambini e le bambine che le vengono affidati giungano ad essere persone istruite, giuste e libere da ogni pregiudizio. Per ció essa sostituirá allo studio dogmatico la ragione delle scienze naturali. Inciterá, svilupperá e dirigerá le attitudini proprie di ogni allievo, affinché con la totalitá del proprio valore individuale, non solo sia un membro utile alla societá, ma che, conseguentemente, elevi in proporzione il valore della collettivitá. Insegnerá i veri doveri sociali, in conformitá con la giusta massima: "Non ci sono doveri senza diritti, non ci sono diritti senza doveri". [...]
postato da: Violeta | maggio 15, 2004 00:49 | commenti (4)
HYPNEROTOMACHIA #2 Platone vive in quel circolo in cui la cultura moderna, figlia della scrittura intesa come assoluto mezzo di comunicazione, lo ha in qualche modo rinchiuso. Per lui la scrittura non puó dire. Essa ha una funzione ipomnematica, ovvero funziona come richiamo alla memoria dei lettori cose che essi avevano imparato per altra via. Egli non parlava a tutti coi suoi scritti, parlava a chi era in grado di cogliere il messaggio cifrato. Infatti la sua arte si traduce nell'ironia del parlare per allusioni e per metafore. Quello che l'anima coglie in forma di enigmi è proprio quell'altra realtá che trascende il fisico e l'unione del fisico, e che porta su un altro piano e in altra dimensione. postato da: Violeta | maggio 12, 2004 11:57 | commenti (19)
HYPNEROTOMACHIA - Ti ricordi quando ti dissi che il nostro rapporto era una battaglia d'amore in sogno? La battaglia si conclude qua, con il connubio di eros e thanatos, sí, la sintesi tra istinto e razionalitá, la sitesi tra uomo e macchina - Daniela Per esprimere potenza comunicativa non sono importanti le parole, ma l'extralinguistico, ovvero tutto quei fattori che riguardano il prossemico, il prosodico, il cinesico, la mimica. Ciascun attore della comunicazione, per capire quali sono le intenzioni comunicative dell'altro, non puó far altro che mettersi al posto dell'altro e vedere le cose dal suo punto di vista. E questo lo puó fare non soltanto, ma diciamo principalmente attraverso i suddetti fattori, in quanto il valore prettamente locutorio degli enunciati è quello che meno interessa l'interazione strategica. Tutti questi fattori scompaiono sul piatto schermo che ci troviamo di fronte ed è chiaro che questo da adito a numerose interferenze. Ed il fraintendimento non è "colpa" dell'intelligenza o meno dei due interlocutori, sia ben chiaro. È solo perché si tratta di un tipo di messaggio passato attraverso un canale che rende opaco il fattore illocutorio degli atti linguistici (cioè quello relativo agli scopi comunicativi). E la comunic.azione è soprattutto azione (non a caso parlo di "atti" linguistici); di conseguenza ogni interscambio è qualcosa di soggettivo, instabile, frutto della continua attivitá dell'attore che costruisce le proprie mosse di volta in volta, sulla base di quelle precedenti. Ogni mossa rivela la scelta di un corso d'azione strutturato che, una volta intrapreso, muta oggettivamente la situazione degli attori; ogni battuta, oltre a trasmettere un'informazione, si presenta quale azione di mascheramento, smascheramento, dissimulazione, seduzione. La comunicazione peggiore è quella che procede secondo una logica di causa-effetto, logica che puó portare ad effetti disastrosi (un esempio? io ti faccio atti di terrorismo perché tu vieni a impossessarti della mia terra; allora io ti faccio la guerra perché sei un terrorista; allora io continuo a fare il terrorista perché è l'unica arma che ho..etc); e questa purtroppo è la logica binaria della blogosfera dove l'atto comunicativo si riduce a un mero postare un commento in risposta a un commento di qualcun'altro.. La comunicazione migliore è quella radiale, quella inter.attiva, quella dei "sensi", secondo una logica di inter.scambio. postato da: Violeta | maggio 11, 2004 20:42 | commenti (7)
PESSIMISMO E FASTIDIO postato da: Violeta | maggio 11, 2004 00:52 | commenti (5)
Sueño que se sueña solo es sólo un sueño que se sueña solo mas sueño que soñamos juntos es realidad Il sogno che si sogna soli / è solo un sogno / ma il sogno che sognamo insieme / è realtá
postato da: Violeta | maggio 10, 2004 19:47 | commenti (7)
La tortura è mia e me la gestisco io.
postato da: Violeta | maggio 09, 2004 12:13 | commenti (4)
Un'altra bella notizia che vi giro: INGIUSTA CARCERAZIONE DI DUE SCRITTORI MESSICANI Da febbraio gli aficionados di fantascienza, i numerosi blogger e la Raul Schenardi postato da: Violeta | maggio 05, 2004 09:28 | commenti (2)
A Baghdad Trentacinque casi di tortura hanno causato la morte di 25 detenuti tra Iraq e Afghanistan. Il generale Ryder, responsabile dell'applicazione delle pene nel sistema penitenziario militare, ha precisato che i morti includono due presunti omicidi di prigionieri da parte di soldati, l'uccisione di un detenuto che tentava di scappare, e dieci altri casi che sono al centro di un'inchiesta. Per ora resta "indeterminata" la causa di 12 altri casi di morte. postato da: Violeta | maggio 05, 2004 09:17 | commenti (4)
Car* tutt*, a causa dei non pochi problemi che il fondo nero causa alla mia vista ho deciso di cambiare faccia al blog..anche se tra un po' probabilmente torneró al caro rosso-nero.. baci postato da: Violeta | maggio 04, 2004 20:07 | commenti
Due parole sulla scelta di "violeta"come mio nome... C'è un personaggio, una donna chilena, che sento vicina, viva e presente come non mai, Violeta Parra. Violeta era una bambina quando cominció a interessarsi al folk. I suoi interessi per l'autentica musica popolare cilena la spingono sempre di più al contatto con la gente e, di conseguenza, ad una precisa maturazione e presa di coscienza politica. La trasmetterá anche ai propri figli, Isabel e Ángel. Entrambi diverranno cantanti e musicisti e durante la dittatura di Pinochet, al pari degli Inti-Illimani, vivranno in esilio in Italia. Grazie ai consigli di suo fratello Nicanor (anch'egli poeta), Violeta Parra comincia alla metà degli anni '50 il suo "viaje infinito" per tutto il Cile, dal nord rovente e desertico fino alle estreme e gelide terre australi. Dal suo "viaggio infinito" nasceranno, oltre alle raccolte di canti popolari che saranno alla base dell'intero movimento della "Nueva Canción Chilena", dei capolavori poetici come "Rún Rún se fue p'al Norte" e "Exilada del Sur". Violeta fu una donna generosa, geniale ed inquieta, di carattere soggetto ad allegrie irresistibili e a terribili depressioni improvvise. Del folklore diceva: "Non lo intendo come una sopravvivenza archeologica isolata che si sviluppa come cultura dominata nei confronti di una cultura dominante, ma come un fenomeno culturale che corrisponde a determinate forme sociali e che si trasforma o si annulla in funzione di tale corrispondenza". Negli anni '60, si avvicina al Partito Comunista Cileno e comincia a scrivere canzoni di estrema violenza rivoluzionaria e anticlericale. Donna coraggiosa Violeta! Maestra di canto e di vita! ¡Semilla de poesia y de grito revolucionario! postato da: Violeta | maggio 04, 2004 10:24 | commenti (4)
O Shariputra, la forma è vuoto / il vuoto è forma. / La forma altro non è che vuoto, / il vuoto altro non è che forma." / "O Shariputra, tutto ciò che esiste / è espressione del vuoto; / non è nato nè distrutto, nè macchiato, nè puro, / senza perdita e senza guadagno. / Poiché nel vuoto non c'è forma, / nè sensazione, concetto, distinzione, consapevolezza. / Non occhio, nè orecchio, naso, lingua, corpo, mente. / Non c'è colore nè suono, odore, gusto, tatto, nè alcuna realtà esistente ..." / "Non c'è il regno della vista, nè quello della coscienza. / Non c'è ignoranza, nè fine dell'ignoranza, / non c'è vecchiaia nè morte. / Non c'è sofferenza, nè causa o fine della sofferenza. / Non c'è via, nè sapienza, nè accrescimento. / Non c'è accrescimento, perché i Bodhisattva / vivono nel perfetto intendimento, senza più alcun / ostacolo alla mente; senza più ostacolo e dunque / senza più paura. / Molto al di là dei pensieri illusori, / e questo è il Nirvana".
postato da: Violeta | maggio 04, 2004 09:44 | commenti
Aldo Pellegrini Se llama poesía todo aquello que cierra la puerta a los imbéciles. La poesía tiene una puerta herméticamente cerrada para los imbéciles, abierta de par en par para los inocentes. No es una puerta cerrada con llave ó con cerrojo, pero su estructura es tal que, por más esfuerzos que hagan los imbéciles, no pueden abrirla, mientras cede a la sola presencia de los inocentes. Nada hay más opuesto a la imbecilidad que la inocencia. La característica del imbécil es su aspiración sistemática a cierto orden de poder. El inocente, en cambio, se niega a ejercer el poder porque los tiene todos. Por supuesto, es el pueblo el poseedor potencial de la suprema aptitud poética: la inocencia. Y en el pueblo, aquellos que sienten la coerción del poder como un dolor. El inocente, conscientemente ó no, se mueve en un mundo de valores (el amor, en primer término), el imbécil se mueve en un mundo en el cual el único valor está dado por el ejercicio del poder. Los imbéciles buscan el poder en cualquier forma de autoridad: el dinero en primer término, y toda la estructura del estado, desde el poder de los gobernantes hasta el microscópico, pero corrosivo y siniestro poder de los burócratas, desde el poder de la iglesia hasta el poder del periodismo, desde el poder de los banqueros hasta el poder que dan las leyes. Toda esa suma de poder está organizada contra la poesía. Como la poesía significa libertad, significa afirmación del hombre auténtico, del hombre que intenta realizarse. Indudablemente, tiene cierto prestigio ante los imbéciles. En ese mundo falsificado y artificial que ellos construyen, los imbéciles necesitan artículos de lujo: cortinados, bibelots, joyería, y algo así como la poesía. En esa poesía que ellos usan, la palabra y la imagen se convierten en elementos decorativos, y de ese modo se destruye su poder de incandescencia. Así se crea la llamada "poesía oficial", poesía de lentejuelas, poesía que suena a hueco. La poesía no es más que esa violenta necesidad de afirmar su ser que impulsa al hombre. Se opone a la voluntad de no ser que guía a las multitudes domesticadas, y se opone a la voluntad de ser en los otros que se manifiesta en quienes ejercen el poder. Los imbéciles viven en un mundo artificial y falso: basados en el poder que se puede ejercer sobre otros, niegan la rotunda realidad de lo humano, a la que sustituyen por esquemas huecos. El mundo del poder es un mundo vacío de sentido, fuera de la realidad. La poesía es una mística de la realidad. El poeta busca en la palabra no un modo de expresarse sino un modo de participar en la realidad misma. Recurre a la palabra, pero busca en ella su valor originario, la magia del momento de la creación del verbo, momento en que no era un signo, sino parte de la realidad misma. El poeta mediante el verbo no expresa la realidad, sino que participa de ella. La puerta de la poesía no tiene llave ni cerrojo: se defiende por su calidad de incandescencia. Sólo los inocentes, que tienen el hábito del fuego purificador, que tienen dedos ardientes, pueden abrir esa puerta y por ella penetran en la realidad. La poesía pretende cumplir la tarea de que este mundo no sea sólo habitable para los imbéciles. Tomado de : "Para contribuir a la confusión general". Ed. Nueva Visión, Buenos Aires. 1965, pp. 89-91. postato da: Violeta | maggio 02, 2004 12:18 | commenti (3)
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