[escola moderna]

"Deseo que en ninguna ocasión ni próxima ni lejana, ni por uno ni otro motivo, se hagan manifestaciones de carácter religioso o político ante los restos míos, porque considero que el tiempo que se emplea ocupándose de los muertos sería mejor destinarlo a mejorar la condición en que viven los vivos, teniendo gran necesidad de ello casi todos los hombres. (...) Deseo también que mis amigos hablen poco o nada de mi, porque se crean ídolos cuando se ensalza a los hombres, lo que es un gran mal para el porvenir humano. Solamente los hechos, sean de quien sean, se han de estudiar, ensalzar o vituperar, alabándolos para que se imiten cuando parecen redundar al bien común, o criticándolos para que no se repitan si se consideran nocivos al bienestar general."
 

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nella Stanza si stanno incontrando compagni
Non voglio dimostrare niente, voglio 
mostrare. Federico Fellini
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800 anni dopo...i crociati sono sempre gli stessi.

Il Papa incontra il Patriarca Bartolomeo I ed esprime 'sdegno e dolore' per il sacco di Costantinopoli del 1204...

(?!?!)


postato da: Violeta | giugno 29, 2004 15:13 | commenti (11)

NOTTE Ogni stato d'essere che susciti nel soggetto la metafora dell'oscurità (affettiva, intellettiva, esistenziale) in cui esso si dibatte o si quieta

Il più delle volte, mi trovo a essere nell'oscurità del mio stesso desiderio; io non so che cosa vuole, lo stesso bene risulta per me un male, tutto si ripercuote, io vivo a sussulti: estoy en tinieblas. Ma altre volte si tratta di una Notte diversa: solo, in posizione meditativa (che sia un ruolo che mi scelgo?), penso all'altro con calma, lo guardo così com'è; tralascio ogni interpretazione; entro nella notte del non-senso; il desiderio continua a vibrare (l'oscurità è transluminosa), ma io non voglio cogliere niente; è la Notte del non-profitto, del dispendio sottile, invisibile: estoy a oscuras: io sono lì, seduto semplicemente e tranquillamente nell'interno nero.  (da Frammenti di un discorso amoroso)       

E chiedo: la notte porta consiglio o, piuttosto, scompiglio? 

postato da: Violeta | giugno 27, 2004 15:51 | commenti (8)

Il seduttore psichico mette in atto una seduzione mediata poiché ha bisogno di «tempo» per predisporre i suoi piani, e anzi egli fa del tempo stesso uno strumento di seduzione. Il suo obiettivo non è tanto quello di possedere una donna fisicamente, quanto quello di possederla psichicamente. Il suo godimento è frutto d'un egoismo raffinato e sottile in quanto consiste non già nel far godere la donna ma, viceversa, nel condurla a uno stato di soggiogamento totale, senza essere a sua volta soggiogato in quest'opera di seduzione.

 

Per mettere in atto il proprio progetto egli si mostra alla sua preda ora distaccato e assente, ora interessatissimo e presente, ora furioso come un temporale d'autunno, ora dolcissimo come uno strumento musicale ricco di armoniche. Il suo obiettivo è infatti di rendere la relazione «interessante», ed essa è tale quando, lungi dal rinchiudersi nel vincolo delle decisioni e delle scelte, rimane sospesa sull'indeterminato, sul regno dell'infinita possibilità. Perciò, quando una relazione è compiuta e determinata, essa smette d'essere interessante e allora bisogna trovare ogni mezzo per mollare la preda, giacché «introdursi in immagine nell'intimo d'una fanciulla è un'arte, uscirne fuori in immagine è un capolavoro».

 

Tuttavia, lungi dal trovare libertà, in quest'opera di liberazione il seduttore psichico rimane schiavo e vittima dei suoi stessi intrighi e dei suoi conflitti. E infatti il gioco perverso cui egli mette capo rende la sua esistenza costantemente inquieta, preda d'una «consapevole follia». 

postato da: Violeta | giugno 24, 2004 16:28 | commenti (39)

Il contorno è la linea che de-limita e de-finisce una figura. Ma laddove non si vedono che puri contorni, e la figura viene a mancare, il contorno diventa un non-luogo che afferma la propria esistenza, come il gatto di Alice.

Il puro contorno è una soglia, un passaggio illimitato, continuo e interminato trapassare dall'essere al non-essere. E' limite che non limita, forma priva di consistenza, ché nulla ha da far ek-sistere. E' un'Idea senza peso: la leggera... (la terra dell'oltreuomo).

Dunque non grottesca nostalgia di una tradizione perduta, ma piuttosto memoria di ciò che non ha ricordo, e ironica prefigurazione utopica di un concetto spaziale, di una costellazione luminosa, della linea melodica di un canto nuovo, mai udito...

Di puri contorni è la figura della bellezza.

[...]

postato da: Violeta | giugno 22, 2004 12:19 | commenti (5)

...si lo so Antonia, non è questo il tempo in cui chiunque possa mettersi per strada e fiduciosamente modificare il corso delle cose. Che son tutti pronti a darti del matto blackblock e passarevia. Oggi bisogna avere un numero, una professione, un ruolo. Eppure io ti dico che, si potrebbe, senza indugio, inforcare la fedele Ronzina, e tutti gli altri velocipedi e rimettersi sulla strada dell'utopia...

postato da: Violeta | giugno 20, 2004 19:31 | commenti (5)

Madrid, 19 giugno 2004, l'altra critical mass.

postato da: Violeta | giugno 20, 2004 19:11 | commenti (4)

Scelte improvvise

 

Così mi hai piantato in corpo

un limpido specchio che

mi spezza in due l 'orgoglio.

 

Così mi comprimi il ventre

perché vuoi vederlo scoppiare.

Così sbricioli la mia stabilità,

con il rumore delle tue sentenze.

 

Io fuoco, tu scintilla.

Io vaso, tu goccia.

 

Mi aggrappo ad un filo

che è niente

per tirarmi su da questo pozzo

di luridi flutti fangosi.

 

Ora ho occhi chiusi che bruciano

e non riesco più a trovare te

che mi hai spinto, violento.

 

Io sorrido di dolore.

Io rido di morte.

 

postato da: Violeta | giugno 19, 2004 13:56 | commenti (6)

 

Niente grazie. Grazie si vede, Grazie si sente. Distinguo chiaramente qualcosa in fondo. [...] Poi sono sicura che ci sia chi sente e chi ascolta. E tu ascolti, spero. Sennò continuerò ad urlarti questo piccolo nostro segreto.

postato da: Violeta | giugno 19, 2004 13:30 | commenti (2)

postato da: Violeta | giugno 16, 2004 10:03 | commenti (7)

eleggere, votare, potere, popolo, anarchia

Eleggere: dal lat. eligere, da ex- e legere.

- legere, da una radice indoeuropea *leg- con valore di raccogliere; cfr.gr.légo. Dal significato originario di raccogliere, scegliere, derivano legio e legionario.

Votare ==> vóto

- voto: dal lat. votum (prop. preghiera), dal part. pass. del v. vovere (= fare voto, promettere solennemente), da una forma weghw / eugh; cfr. sanscr. vâghat (= promessa votiva, sacrificio), umbro vuvçi, gr.éuchomai (=prego, anche mi vanto)

- dal composto devoveo (=consacro), devotus e devotio.

Potere ==> potènte

- potente: dal lat. potens, part. pres. di un antico *potere (presente anche nell'osco-umbro), che è prob. causativo di petere (=in origine dirigere). In seguito fu incroc. con potis (=signore) e infine sostituito quasi ovunque dal paradigma di posse (=potere)

-da questo arc. *potere forse il lat. volg. *potere (=potere, v. e sost.masch.). Il v. posse è composto da potis (=signore, padrone) ed esse (=essere): potis è da un tema indoeuropeo *poti (=capo famiglia).

Popolo: dal latino populus, forse da una voce medit.(poplo) che indica crescita, collegabile all'etrusco puplum, da cui Populonia (Pupluna). Altri invece lo collegano alla radice di pellere, da cui anche manipulus o a quella di plebs (=plebe). Si è pensato anche a un antico *quoclus (=circolo, adunanza di persone)

- tra i derivati publicare (=confiscare), da cui publicanus (=esattore).

Anarchia: dal gr.ana- e arché (=comando, potere) dove il prefisso aná in questo caso vale negazione.

- archi- : dal gr. árchein (=essere a capo, essere al comando). È il primo elemento di parole composte e significa primo, capo (es. arcangelo, il capo, il primo degli angeli)

postato da: Violeta | giugno 14, 2004 12:03 | commenti (10)

Caserme, ospedali, prigioni, scuole.

 

  • Domanda: che cos’è il Panopticon?

Risposta: È un progetto di costruzione con una corte centrale che sorveglia tutta una serie di cellule disposte circolarmente, à contre jour, nelle quali vengono reclusi gli individui. Dal centro si controlla ogni cosa e ogni movimento senza essere visti.

Il potere scompare, non si rappresenta piú, ma esiste; si dilegua anche nell’infinita molteplicitá del suo unico sguardo.

Le prigioni moderne, e persino un gran numero tra le piú recenti che chiamiamo “modèles”, poggiano su questo principio. Ma con il suo Panopticon, Bentham non pensava in maniera specifica alla prigione; il suo modello poteva essere utilizzato – e lo è stato- per qualsiasi struttura della societá nuova. La polizia, invenzione francese che ha subito affascinato  tutti i governi europei, è la gemella del Panopticon.

La fiscalitá moderna, gli asili psichiatrici, gli schedari, i circuiti televisivi e quant’altre tecnologie che ci circondano, ne sono la concreta applicazione. La nostra societá è molto piú benthamiana che beccariana. I luoghi nei quali troviamo la tradizione delle conoscenze che hanno portato alla prigione mostrano perché questa somigli alle caserme, agli ospedali, alle scuole e perché questi ultimi assomiglino alle prigioni.

 

Liberamente tradotto da Michel Foucault - “La prigione vista da un filosofo francese”, in Dits et Écrits, tomo II, Gallimard, 1975

 

postato da: Violeta | giugno 10, 2004 10:07 | commenti (7)

"Le religieux conduit à l'émasculation, il vise la castration des énergies, leur inclusion dans des instances qui les stérilisent. L'Etat et L'Eglise excellent dans ces entreprises.
La religion produit des communautés et celles-ci s'évertuent à fonctionner de manière autonome, instruisant leur dossier pour produire, ensuite, des lois, des ordres, des règles, des commandements auxquels il s'agit de se subordonner. Abdiquer sa souveraineté au profit d'une sécurité obtenu par le groupe, c'est toute l'alchimie du contrat social auquel voudrait nous faire croire ses partisans."

(Michel Onfray, La Sculpture de soi, 1991)



postato da: Violeta | giugno 07, 2004 19:18 | commenti

Di colpo si fa notte
s'incunea crudo il freddo
la città trema
livida trema
brucia la biblioteca i libri scritti e ricopiati a mano
che gli Ebrei Sefarditi portano a Sarajevo in fuga dalla Spagna
s'alzano i roghi al cielo
s'alzano i roghi in cupe vampe
brucia la biblioteca degli Slavi del sud, europei del Balcani
bruciano i libri
possibili percorsi, le mappe, le memorie, l'aiuto degli altri
s'alzano gli occhi al cielo, s'alzano i roghi in cupe vampe
s'alzano i roghi al cielo, s'alzano i roghi in cupe vampe
di colpo si fa notte
s'incunea crudo il freddo
la città trema
come creatura
cupe vampe livide stanze
occhio cecchino etnico assassino
alto il sole: sete e sudore
piena la luna: nessuna fortuna
ci fotte la guerra che armi non ha
ci fotte la pace che ammazza qua e là
ci fottono i preti i pope i mullah
l'ONU, la NATO, la civiltà
bella la vita dentro un catino bersaglio mobile d'ogni cecchino
bella la vita a Sarajevo città
questa è la favola della viltà.



























postato da: Violeta | giugno 06, 2004 20:55 | commenti (8)

C’è – dunque - bisogno di resistere a un’invadenza , a un’invasione , un’occupazione del territorio

 J . Derrida

 

postato da: Violeta | giugno 05, 2004 13:41 | commenti (3)

Il était ivre, bestialement ivre; il ne pouvait plus ni se tenir ni parler. Et moi, j'attendais la tombée du soir, ivre d'immensité, d'étrangeté, de solitude.

Violeta

postato da: Violeta | giugno 02, 2004 11:26 | commenti (6)

 


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