[escola moderna]

"Deseo que en ninguna ocasión ni próxima ni lejana, ni por uno ni otro motivo, se hagan manifestaciones de carácter religioso o político ante los restos míos, porque considero que el tiempo que se emplea ocupándose de los muertos sería mejor destinarlo a mejorar la condición en que viven los vivos, teniendo gran necesidad de ello casi todos los hombres. (...) Deseo también que mis amigos hablen poco o nada de mi, porque se crean ídolos cuando se ensalza a los hombres, lo que es un gran mal para el porvenir humano. Solamente los hechos, sean de quien sean, se han de estudiar, ensalzar o vituperar, alabándolos para que se imiten cuando parecen redundar al bien común, o criticándolos para que no se repitan si se consideran nocivos al bienestar general."
 

www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from Violeta Lloraspini. Make your own badge here.
oggi
febbraio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004

nella Stanza si stanno incontrando compagni
Non voglio dimostrare niente, voglio 
mostrare. Federico Fellini
Licencia de Creative Commons
Esta obra está bajo una licencia de Creative Commons.

Mi volete far riposare, o no?

Acqua, acqua che scende dai miei occhi che non è acqua da bere. Colpa di un padre che da 23 anni non dice una parola che non sia con voce alterata - io la sua vera voce non la conosco nemmeno. E una madre troppo preoccupata della Sua tranquillità. E una sorella che riempie i vuoti che lascio io con i suoi affari. Anche oggi ho perso amici e amanti. E ogni amico che mi ha chiamato pieno di aspettative - l'ho tradito - è come uno strappo di pelle. Mi sento incatenata quando non mi lasciano andare. E io se sto ferma a lungo muoio. Cosa c'è che non va? Sono 23 anni che non va, ma era da un po' che non mi piantavano spine sulle dita.

Anche stasera mi sacrifico e mi cucio le labbra con filo spinato, come facevo quando avevo 5 anni e mi tappavo le orecchie con i ricci di mare.

postato da: Violeta | luglio 31, 2004 21:06 | commenti (22)

postato da: Violeta | luglio 28, 2004 12:04 | commenti (12)

LE FEU

Les polycandres brillaient dans les bois
Une pierre prit feu
Le château prit feu
La fôret prit feu
Les hommes prirent feu
Les femmes prirent feu
Les oiseaux prirent feu
Les poissons prirent feu
L'eau prit feu
Le ciel prit feu
La cendre prit feu
La fumée prit feu
Le feu prit feu
Tout prit feu
Prit feu, prit feu.

"Sans moi, sans moi. Ils vont rire, ils vont bouffer,
ils vont danser sur ma tombe. Je n'aurai jamais
existé. Ah, qu'on se souvienne de moi. Que l'on pleure,
que l'on désespère. Que l'on perpétue ma mémoire
dans tous les manuels d'histoire. Que tout le monde
connaisse ma vie par coeur. Que tous la revivent.
Que les écoliers et les savants n'aient pas d'autre
sujet d'étude que moi, mon royaume, mes exploits.
Qu'on brûle tous les autres livres, qu'on détruise
toutes les statues, qu'on mette la mienne sur toutes
les places publiques. Mon images dans tous les minis-
tères, dans les bureaux de toutes les sous-préfectures,
chez les contrôleurs fiscaux, dans les hôpitaux. Qu'on
donne mon nom à tous les avions, à tous les vaisseaux,
aux voitures à bras et à vapeur. Que tous les autres
rois, les guerriers, les poètes, les ténors, les philo-
sophes soient oubliés et qu'il n'y ait plus que moi
dans toutes les consciences. Un seul nom de baptême,
un seul nom de famille pour tout le monde. Que
l'on apprenne à lire en épelant mon nom : B-é-Bé,
Bérenger. Que je sois sur les icônes, que je sois sur
les millions de croix dans toutes les églises. Que l'on
dise des messes pour moi, que je sois l'hostie. Que
toutes les fenêtres éclairées aient la couleur et la
forme de mes yeux, que les fleuves dessinent dans les
plaines le profil de mon visage! Que l'on m'appelle
éternellement, qu'on me supplie, que l'on m'implore." (le roi)


"Oui, sois lucide, mon Roi, mon chéri. Ne te tour-
mente plus. Exister, c'est un mot, mourir est un
mot, des formules, des idées que l'on se fait. Si tu
comprends cela, rien ne pourra t'entamer. Saisis-toi,
tiens-toi bien, ne te perds plus de vue, plonge dans
l'ignorance de toute autre chose. Tu es, maintenant,
tu es. Ne sois plus qu'une interrogation infinie :
qu'est-ce que c'est, qu'est-ce que ... L'impossibilité
de répondre est la réponse même, elle est ton être
même qui éclate, qui se répand. Plonge dans l'éton-
nement et la stupéfaction sans limites ainsi tu peux
être sans limites, ainsi tu peux être infiniment. Sois
étonné, sois ébloui, tout est étrange, indéfinissable.
Ecarte les barreaux de la prison, enfonce ses murs,
évade-toi des définitions. Tu respireras." (Marie)


"Ca t'ennuie! Il y a des êtres qu'on ne comprend
pas. C'est beau aussi de s'ennuyer, c'est beau aussi
de ne pas s'ennuyer, et de se mettre en colère, et de
ne pas se mettre en colère, et d'être mécontent et
d'être content, et de se résigner et de revendiquer.
On s'agite, et vous parlez et on vous parle, vous
touchez et on vous touche. Une féérie tout ça, une
fête continuelle." (le roi)

Ionesco, La cantatrice chauve.






































































postato da: Violeta | luglio 25, 2004 11:34 | commenti (11)

Lo schiavo morente. Schiavo, ma libero nel momento infinito. Schiavo delicato, sensuale, erotico. Giovane forte. Momento della sensualitá pura e cercata, che precede quello dell'estasi trovata. Orgasmo trovato della santa Teresa berniniana. Il dio che entra dentro e che fa godere, piú che vedere.

postato da: Violeta | luglio 23, 2004 10:26 | commenti (11)

luglio 2001 - luglio 2004. e tre.

Su fratelli pugnamo da forti
contro i vili tiranni borghesi
ma come fece Caserio e compagni
che la morte l'andiede a incontrà.

Non vogliamo più servi e padroni
l'eguaglianza sociale vogliamo
ma quelle terre che noi lavoriamo
a noi tutti le spese ci fa.

La mia testa schiacciatela pure
disse Caserio agli inquisitori suoi
ma l'anarchia è più forte de' tuoi
presto presto schiacciarvi dovrà.












postato da: Violeta | luglio 20, 2004 09:56 | commenti (16)

FENOMENOLGIA DI UN CORO DA ORATORIO

Ho un quintetto vocale che occupa le mie serate da un po' di tempo a questa parte. Voci amiche da sempre, come lo sono io per loro. Con loro lavoriamo, puliamo, montiamo, incastriamo, alziamo e abbassiamo le nostre voci.

La piú grande del quintetto organizza una serata. all'unica torre rimasta impiedi del vechio castello della mia cittá. Io,ben lieta di uscire a cantare con loro.

Ma come funziona, mi chiedo...beh, oltre che il nostro quintetto (diventato quartetto femminile per l'occasione) c'è un coro di una quindicina di persone che dirige la mia amica (quella che ha organizzato il tutto). MMMM..penso subito io..ma non perché creda chissá che cosa, ma perché ormai conosco i miei polli. E chi sono i miei polli? Eh, i polli che frequentano l'oratorio della parrocchia accanto alla torre.

Prove generali: arrivo sotto la torre, armata di buona volontá. Stasera alla torre c'è nientepopodimeno che il Rigoletto (!). Tutti i paesani chicchettosi per l'occasione..mamme, papá, bambini, ma soprattutto nonne e nonni vestiti a sera.

Intravedo un gruppetto di donne urlanti, petulanti, chicchettose pure loro. Parlano di scuola, una la conosco, è la madre di un mio compagno di classe delle elementari. Carpisco che stanno parlando di immigrati e di vaccini e penso ahi, ci siamo, ecco fatto, i soliti discorsi razzisti da provinciali del cavolo. E intanto mi dico cristo fa che non siano loro quelle del coro..

arriva la mia amica e sento un esplodere di ciaaaaaaaaaao francesca comeseibellastaseramachebellaborsaguardaiopervenirealleprovehodovutovenirviadauncompleanno eccetera eccetera. penso minchia se le avessi conosciute prima col cazzo che ci sarei venuta galline.

Andiamo all'oratorio, unico posto dove possiamo provare essendo piú di 15 e non avendo case abbastanza grandi da contenerci tutti. Entro e quel posto, in cui non entravo da una decina d'anni, è esattamente identico a come l'avevo lasciato. Identico. C'è pure il vecchio flipper che giá allora non funzionava una cicca. E sempre il solito odore.

Intanto arrivano pure il mastro cherichetto, che è un tipo sulla quarantina, piccolo e viscido, separato dalla moglie che sta assieme a una ventenne che di anni ne dimostra almeno quanto lui. Iniziamo a provare.

Le piú chicchettose improvvisano ballettini stupidi su canzoni orribili. Una madre chicchettosa che fa complimenti a sua figlia chicchettosa ma stonata. Si sente fischiare. Dalla finestra appare Dino, ragazzone massiccio col quale ho avuto un avventura sette anni fa e che non avevo mai piú rivisto. Bene, dico io, non manca piú nessuno, solo non si vedono i due leocorni...

Dino mi stupisce positivamente, non ricordavo avesse una cosí bella voce. Il mio quartetto è bellissimo. Ma con lo chic non c'entra una cazzo. Le mondine contro let it be. Faraualla contro eurithmics.

Ci sará da ridere sabato. Quantomeno la serata sará varia. Un MERDA per me, che mi sento fuori luogo.

 

postato da: Violeta | luglio 19, 2004 00:42 | commenti (13)

ADDIU MANNARE E ZAPPE
E SUJE E LLI MARTEDDHI;
NUI SIMU TUTTI PARI,
NUN C’E’ CCHIUI POVAREDDHI;
LA RROBBA S’A’ TIVITERE,
NUN C’E’ PATRUNI CCHIUI;
MOI SIMU TUTTI PARI,
NUN C’E’ BISOGNU CCHIUI!

 

“Addio mannaie e zappe
le lesine ed i martelli,
noi siamo tutti uguali
non ci sono più miserabili,
la grande proprietà terriera si deve dividere,
non ci sono più padroni!
Adesso siamo tutti uguali,
non abbiamo più bisogno di loro!”

Si tratta di un canto spontaneo della disperazione proletaria.
Questo canto tutto tavianese era stato creato dai disperati eroi del socialismo della prima ora. Molti dei nostri diseredati contadini avevano l’ardire di sfidare le autorità padronali cantando questi versi anche nel periodo del ventennio fascista.


















postato da: Violeta | luglio 13, 2004 20:24 | commenti (22)

7 luglio '44, la rivolta delle donne carraresi

“Quando il Comando tedesco ordinò di abbandonare le nostre case, per trasferirci nel paese di Sala Baganza, perché la città era sulla Linea Gotica, decidemmo di opporci pacificamente, ma con tanta decisione, radunandoci in piazza delle Erbe. Buttammo all’aria i banchi di verdura e facemmo chiudere i negozi. Quando ci trovammo davanti i militari tedeschi, noi che eravamo in prima fila, capimmo che se avessimo mostrato la nostra paura tutto sarebbe stato inutile e le donne che erano dietro sarebbero fuggite. Allora ci siamo fatte coraggio ed a mani nude ci siamo avventate come belve contro il Comando tedesco, per impaurire i soldati e prenderli alla sprovvista”.

Questa è una testimonianza della signora Rolla, una di quelle donne coraggiose che salvarono la cittá di Carrara, ripetutamente ferita, ma mai abbandonata. Nei documenti ufficiali della Linea Gotica si dice che le eroiche donne di Carrara ben due volte salvarono la città: prima il 7 luglio e poi "durante i mesi più duri, allontanando lo spettro della fame dalla città distrutta, con un ingegno e una volontà non comuni". Dicono anche, questi documenti, che non fu possibile registrare che una decina di nomi di queste donne. Le altre non chiesero e non vollero alcun "riconoscimento".

postato da: Violeta | luglio 07, 2004 21:03 | commenti (24)

Independance day

WASHINGTON,3 LUG-Far saltare in aria Saddam Hussein e Osama bin Laden sara' l'attivita' di molti americani domani per la Festa dell'Indipendenza. Una serie di fuochi artificiali, a forma di cono, che riproducono le fattezze di Saddam, Osama, Yasser Arafat e Muammar Gheddafi sono infatti tra i piu' venduti per la festa del 4 luglio. Il pacchetto con i quattro fuochi viene venduto in una confezione che reca la dicitura 'Le Teste Esplosive dei Terroristi'.


postato da: Violeta | luglio 03, 2004 17:38 | commenti (11)

Che cos'è il migrare? Il migrare è l'esperienza umana più vicina alla morte che un individuo può vivere, può passare. E' una sorta di morte addomesticata, una morte che risparmia solo il corpo delle persone, perché allo stesso modo della morte uno che emigra non ha più storia: tutto quello che era, tutto quello che ha vissuto, tutte le persone che ha conosciuto, la sua infanzia, la sua infanzia che è parte della sua breve avventura personale. Una volta hanno chiesto a Flannery O'Connor se lei credeva di dover fare dei grandi viaggi, delle grandi avventure per poter avere argomenti su cui scrivere e lei ha risposto: chi è riuscito a sopravvivere all'infanzia può scrivere di qualunque cosa. Ha parlato dell'infanzia come se fosse una vera esperienza di guerra. E tutto questo è lasciato indietro da chi emigra, butta nel fosso del suo passato, nella sua tomba fino all'ultima parola della sua madrelingua, fino all'ultimo capo di vestito, per poi poter immigrare nudo, e nudo fare tutta questa esperienza, che è l'emigrazione.

Queste sono parole di un migrante, Julio Monteiro Martins, mio maestro di lingua brasiliana (nonché di letteratura e vita), grande scrittore.

Se ne volete sapere di più seguite il link 

postato da: Violeta | luglio 01, 2004 15:25 | commenti (6)

 


Heracleum blog & web tools