
[escola moderna]
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nella Stanza si stanno incontrando compagni
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QUANDO NON (TI) RICONOSCI PIÙ Vuoto e acqua. Sera di quelle - beh, come va? che fai di bello? a che punto sei? - io non ho un cazzo da raccontare. Mi sento un niente. Tutto quello che faccio (ed è ben poco) è vanificato. Bevo per la non-forza di pensarci. Amici di quelli che una volta senza di loro non alzavo neanche il culo da una sedia, di quelli che facciamo le quattro a vedere film di Antonioni. Ma adesso è tutto diverso - io lavoro, io sono in tesi, io sono fidanzato, io ho cambiato vita, io vado a Parigi con la fidanzata- e che palle. Io? Una merda. E ti accorgi che sei grande, cioè piccola fra i grandi, e che niente può tornare come prima neppure i fiumi di parole così alla cazzo in un pomeriggio assolato a casa di Marco ascoltando emiliaparanoica o cantando l'inno del CCCP quello vero. Poi salto indietro, a quando andavo alle scuole e c'era ancora la mia compagna, una delle mie amiche preferite che ho perso strada facendo e che se n'è andata cercando di avvertirmi in una notte d'ottobre. Lorenza, che ora sta in un cimitero di Montemarcello. E mi torna a galla quel "cazzo, mi ha chiamato due giorni fa, non è possibile". Egoista, sono, siamo. Ma vorrei tornare indietro, a quando ce lo prendevamo leggero il domani - se ne fregano del domani, non ci pensano al domani, eh Morino? - e bastava essere con noi. [Ieri ho visto una piccola che si allattava, un anno Nina. Bella, bellissima. Come vorrei avere un genitore pagliaccio, un genitore artista di strada come Stefano, puro, splendido Stefano! Ci hai strappato il riso dalle labbra con le tue cadute! ] Nulla. Nemmeno una parola di quello che ci sta accadendo attorno. Attorno al tavolino 27 persone. Non una che abbia il "coraggio" di parlare di cose serie. Eppure noi eravamo un collettivo, il CPC, uno di quelli incazzati, con le palle insomma. Adesso, a distanza di qualche anno, neppure l'ombra di un discorso serio. E con tutto quello schifo che sta accadendo fuori. Si pensa e si dice solo: ah, l'affitto delle case a firenze ha raggiunto dei livelli..ah, guarda, domattina mi devo alzare alle cinque..ah, ho girato tutta al corsica in una settimana.. Mio dio, come siete cambiati. E io che dentro sono (quasi) la stessa. Non avete più neanche voglia di ubriacarvi. L'ho fatto da sola. Pazienza. Ormai è l'unico modo perché io possa parlare di cazzate con voi. Buonanotte e pardonnez-moi per il post delirante. postato da: Violeta | agosto 30, 2004 01:38 | commenti (56)
QUI SALENTO: LU SULE, LU MARE, LU JENTU È veramente così, nella terra di con.fine, terra "di dove finisce la terra". Il cielo blu che a tratti lo confondi con il mare e ti sembra di star sottosopra. Il sole che ti incendia di giorno e ti illumina di riflesso argenteo la notte. Il vento forte tre giorni sì e tre giorni no, di quello che la sabbia ti punge la pelle. Sulla scogliera i pescatori di ricci con una mano normale e una grandissima, ormai geneticamente modificata; noi che succhiamo le lingue morbide arancio che partoriscono uova. Si vive di giorno, si vive di notte. Si rinasce, di notte. Si rinasce con gli amici salentini, quelli che amano la propria musica e non la vendono per un piatto di lenticchie. Si rinasce con i vecchi neri e rugosi, con le ragazzine belle e sfacciate, con le signore che quando ci parli non capisci una sega ( e hanno case come santuari!), con i bimbi che a tre anni sanno giá battere la terzina..come gli africani che nascono con il ritmo nel sangue, penso io. Non ci si capisce, invece con quelli che dicono di essere andati alle olimpiadi per rappresentare e esportare la tradizione della propria terra. Esordì così Pino Zimba, forse il più conosciuto della musica salentina. Mi ferisce sentirlo parlare di sé come il pavone dalla tamorra e sentirlo fare tanta pubblicità alla sua giovane prole che tra l'altro non la merita del tutto. Prima volta a Torre Paduli, seconda volta nella notte della taranta. Tutti pazzi per Pino Zimba, come volevasi dimostrare, che non fa altro che parlarsi addosso e sbrodolarsi. Io preferisco l'umiltà dei grandi aramirè. Notte della taranta. Grandissime (e disincantate) aspettative. Appena ci piazziamo nel mezzo dei 70mila passa sul megaschermo l'intervista a Buttiglione, unico tra tutti ad aver bisogno dell'autoambulanza causa slogamento di una caviglia durante l'esecuzione di una bella ciao orchestrale. E le battute si sprecano. Io, piccola, al centro della folla. Non si sta male, c'è vento. Quello che mi fa star male è l'ignoranza nei volti delle nuove generazioni, presenti lí solo per un Giovanni Lindo Ferretti stordito, una Gianna Nannini o un Battiato, meritatamente applaudito assieme al cantante del banco del mutuo soccorso, Francesco di Giacomo. Ottimo il lavoro del maestro Sparagna (nella foto sopra), ma sa tutto troppo di terribilmente costruito e poco genuino. Giovanni Lindo Ferretti non sa gestire il tempo e lo spazio; ripete, ripete, e balla e canta visibilmente alterato tanto che pare divertirsi solo lui e quelli che lo adorano per il suo personaggio. E nomina Dio una decina di volte nel giro di un quarto d'ora. Mi trovo a sfogliare l'Unita, dice: "E allora sbaglia Giovanni Lindo Ferretti quando cerca a tutti i costi di far partecipare il pubblico atraverso una kermesse detta, recitata, parlata: perché la partecipazione è nel DNA di un posto come Melpignano e non ha bisogno di altri stimoli, tra l'altro estranei e lontani dalla tradizione salentina"..nulla di piú azzeccato. Mi ferisce, perché io stimo Giovanni Lindo; ma sta in un universo che con la tradizione salentina non ha proprio nulla a che vedere. E in questo senso la funzione da sconcertatore è piú che mai azzeccata; se non addirittura (dico io) funge da specchietto per le allodole. Poi per caso apro il sito dell'amico e compagno Daniele Sepe e che ci leggo? "M ' è capitato di assistere a un concerto di Lindo Ferretti. Un ora e mezza di Ave Maria, Pater Noster e Sanctus. E ce n' era bisogno in un momento in cui tra "Dio benedica l' america" e "Allah uccida gli infedeli" stiamo tornando indietro di mille anni? A parte la differenza abissale tra ciò che è "sacrale", come l' universo. le stelle , il creato etc. e ciò che è "religioso", come la messa in latino (per non far capire un cazzo ai fedeli) o le evoluzioni di ogni sacerdote (che altro non è che il surrogato di uno stregone) Ferretti s' è presentato sul palco tutto vestito di nero e con un enorme rosario (d' oro...) al collo. Molto bigotto religioso e molto poco sacrale...pubblico di (ex?) comunisti in visibilio...io volevo cantare bandiera rossa sotto il palco ma me l' hanno impedito..." La piccola Alessia, che di anni ne ha solo 13 e di esperienza giá molta, canta una pizzicarella da brivido e fa oscurare ai miei occhi anche la fioca Gianna Nannini che canta per le fimmene tabacchine. Battiato arriva e canta nel suo perfetto stile filologicamente corretto e tra l'altro non si fa pagare per questo. La mia tristezza su acuisce per diversi motivi, alcuni già detti sopra che si vanno a sommare ad altri man mano che la serata va avanti. Mi guardo intorno e sono circondata da Milanesi. I pochi leccesi presenti di pezzi della loro tradizione non sanno neppure mezza parola. L'unico pezzo che cantano è Kali Nifta, di cui i tifosi del Lecce hanno prontamente modificato il ritornello con dei cori sloganati da stadio; e i ragazzini che pogano sulla pizzica. Impallidisco. E per finire stacca l'orchestra e attacca il dj set..e il tutto si trasforma in una grande discoteca (e l'Atmosfera e la Tradizione se ne vanno a puttane) Questo non è Salento, e voi POCHI veri salentini fate attenzione, ché il passo è molto breve per arrivare alla già genialata della "pizzica dance". PS: Benritovati a tutti compagni, liberata dal veleno, ma con un po' di amaro sulla lingua. postato da: Violeta | agosto 24, 2004 16:21 | commenti (16)
Le passioni a volte tornano a galla come bocconi acidi mal digeriti. Forse perché buttate giù troppo in fretta - masticate male -, o forse perché buttate giù a forza, controvoglia. E quando si fa indigestione, porca miseria, si tra.bocca e che sia dalla bocca o dal culo qualcosa deve uscire. Quando hai finito di espellere, poi, ti senti svuotato, e lo sei. Ecco, proprio così ci si sente. Vuoti, nelle viscere. La pancia sparisce, l'amaro in bocca, sudori freddi, vestiti sporchi. E le mani che tremano. Via, riprenditi. Fino alla prossima regolare uscita dagli argini. postato da: Violeta | agosto 10, 2004 20:54 | commenti (20)
El derecho de vivir poeta Ho Chi Minh, que golpea de Vietnam a toda la humanidad. Ningun cañon borrara el surco de tu arrozal. El derecho de vivir en paz. Indochina es el lugar Tio Ho, nuestra cancion Victor Jara postato da: Violeta | agosto 09, 2004 19:16 | commenti (5)
Filattiera: festa antimilitaristaFesta dell'Assemblea Antimilitarista e Antiautoritaria
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