
[escola moderna]
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nella Stanza si stanno incontrando compagni
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MAODADAISMO "Lavorare con lentezza, senza fare alcuno sforzo. Il lavoro ti fa male e ti manda all’ospedale". Radio Alice è oscena come la lotta di classe Poliziotti, magistrati, giornalisti hanno detto che Radio Alice è oscena. Ma che cosa non è osceno della nostra vita, della nostra cultura, per i poliziotti, i pennivendoli e per quelli che li foraggiano? I nostri bisogni, il corpo, la sessualità, la voglia di dormire la mattina, il desiderio, la liberazione dal lavoro. Tutto questo è stato nei secoli nascosto, sommerso, negato, non detto. Vade retro satana. Il ricatto della miseria, la disciplina del lavoro, l'ordine gerarchico, il sacrificio, la patria, gli interessi generali. Tutto questo ha fatto tacere la voce del corpo. Tutto il nostro tempo, da sempre e per sempre, votato al lavoro. Otto ore di lavoro, due ore di trasporto, e poi riposo, televisione, cena familiare. Per questo tutto ciò che non sta dentro questo ordine è osceno, secondo poliziotti e magistrati. Dove si annusa la merda, là si odora l'essere. Tutto questo non-detto emerge. Parla nei Canti di Maldoror di Lautreamont, e poi nelle lotte per la riduzione della giornata lavorativa. Nella Comune di Parigi e nella poesia di Rimbaud. Poi parla in Artaud, nel surrealismo, parla nel maggio francese e nell'autunno italiano, parla attraverso gli ordini separati, del linguaggio, del comportamento, della rivolta. Il desiderio si dà una voce. E per loro è oscena. Oltre la miseria, contro il lavoro, parla il corpo, il desiderio, l'appropriazione del tempo. Radio Alice si installa in questo spazio e per questo, per loro è oscena. Diamo una voce al nostro desiderio ogni collettivo un microfono trasmettiamoci addossò. DIN SU LAVETTA DELATORE AN TIC PASE ROSSO L'ITARIO A LACAM PAGNACAN TAN DOVA I FINCHE NON MUO RE ILGIOR NO postato da: Violeta | ottobre 31, 2004 01:13 | commenti (5)
Amichett* e compagnucc*, se volete leggere una cosetta breve breve (son neanche 3 paginette) che scrissi tempo fa potete andare qua. La Violeta vostra compare sotto falso nome, di una certa Daniela Raspollini. A qualcuno questo testo potrebbe risultare familiare, visto che sono meditazioni su una certa questioncina non da poco. Il tempo, come al solito, qua scarseggia. A molto presto. postato da: Violeta | ottobre 25, 2004 10:01 | commenti (14)
Ho la tastiera ingrassata di migliaia di dita di adolescenti smaniosi, la fretta aziendale che ti impongono qua perché come dappertutto la concorrenza qua funziona a tempo, la pagina strappata a quadretti con gli orari dei treni di ritorno, la compagna di casa a fianco ciociara e caciarona, vicini di sedia che credono di mangiare il mondo ma è il mondo che mangia loro e li inghiotte e li trasforma in tanti bolo bolo uno bolo due bolo tre, ho una nuova sorella dalla città originaria di astor piazzolla, ho un sacco di musica da scoprire e un sacco da suonare per gli Altri che spero di trovare, cortometraggi che mi scorrono davanti agli occhi e il cortometraggio dei piccoli attimi di riposo che mi concedo, ho arpie professionali e babbo natale che mi fa lezione di francese, le mamme buone e quelle meno buone che vengono a trovare cloni di sé, ho un dipendente della sala informatica con una frusta in mano, ho i minuti contati quindi che vi arrivi un abbraccio. In questa settimana scriverò e mi porterò il mio taccuino qua in facoltà, sperando che non mi scovino. A presto. postato da: Violeta | ottobre 18, 2004 10:14 | commenti (12)
Mi allontano ma non poso la penna. Ho la testa e la vescica gonfie. Non riesco a guardare con lucidità, effetto febbrifero e effetto sciabordante del partire. Scrivo, ma non conosco cosa. Vorrei stare vicino a tutti, ma rischio di attaccarvi il mio morbo di placche che masticano tonsille. 5 minuti ancora e poi mi arrendo ai medicinali soporiferi. Bon voyage a tutti e a me. Ci rivedremo ancora in qualche splendido giorno. Vio postato da: Violeta | ottobre 08, 2004 10:29 | commenti (22)
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