[escola moderna]

"Deseo que en ninguna ocasión ni próxima ni lejana, ni por uno ni otro motivo, se hagan manifestaciones de carácter religioso o político ante los restos míos, porque considero que el tiempo que se emplea ocupándose de los muertos sería mejor destinarlo a mejorar la condición en que viven los vivos, teniendo gran necesidad de ello casi todos los hombres. (...) Deseo también que mis amigos hablen poco o nada de mi, porque se crean ídolos cuando se ensalza a los hombres, lo que es un gran mal para el porvenir humano. Solamente los hechos, sean de quien sean, se han de estudiar, ensalzar o vituperar, alabándolos para que se imiten cuando parecen redundar al bien común, o criticándolos para que no se repitan si se consideran nocivos al bienestar general."
 

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nella Stanza si stanno incontrando compagni
Non voglio dimostrare niente, voglio 
mostrare. Federico Fellini
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La bellezza bianca di sette sorelle del vento. In aria il piano di una radio splendida che mi ricorda una storia raccontata. Poi la voce di un Maestro che parla di Sartre e di Simone, della coppia scoppiata, dell'amore incondizionato. Questo è.  Poi penso anche a Fabio, il fiammingo nato nella casa tra i fichi. Alla nonna adottata, dalla pelle di elefante.

E ti capisco Piero, anche io mi alzo di notte per scrivere. Ma non si può chiedere a uno scrittore di scrivere, a comando. E' come dire al merlo: canta! Certo che lo farò. E un giorno potrò farlo PER qualcuno.

Vi abbraccio tutti, a-tratti.  

postato da: Violeta | gennaio 28, 2005 11:59 | commenti (5)

ORAZIONE MATTUTINA

Settimino orientale

Metti da una parte la

morte e il fango e fai entrare l'a-mors.

Si scioglierà fango con

lacrime e sangue senza domani?

Le mani che grattano

non scaveranno fino al centro.

Arrivano i nostri? È

solo operazione di bandiera.

Il mare ci ha dato la

vita e d'improvviso ce la toglie.

Quando non si ha nulla ci

si aggrappa forte alla rinascita.

postato da: Violeta | gennaio 15, 2005 11:10 | commenti (6)

 

Dedicato a lei, professore, il getto dello Scritto.

 

Si rammenta del noto strappo nel cielo di carta?

 

- E tu chi sei? Che esserino piccolo e mostruoso ho davanti ai miei occhi (pur grande, enormi, che vedono tutto anche dentro)! Sono Io, non mi riconosce? Quella specie di grillo, di pulce – all’orecchio – di baco. Mi chiami come vuole e mi domandi ciò che vuole, posso soltanto Sibillare. Sussurrare soltanto simbologie superiori, sussultare seguendo il suono del suo scrutare, scatenare storie, snocciolare segni, sperare che senta.

- Ma siete due, ah, vedi, non me n’ero proprio accorto! Pensavo fossi una, ma non divisibile. Invece ti trovo divisa, ti dirò di più..combattuta. Eh, si, maestro, cerco di non farle combattere, ma è sempre la stessa storia, da anni. Hanno avuto un crollo di una parete un paio di settimane fa, ma non si preoccupi, la ricostruiranno presto. Allora, chi è che parla di voi due? Questa è la domanda perfetta. Parlo Io, no io no, a me non piace proprio sentire il suono della mia voce che esce da questo buco di scappamento..ah, accidenti. Vorrei solo che per lei, maestro, fosse più soave. C’è un modo, sa? Lei ha conosciuto una e poi ha conosciuto anche l’altra, sorpreso – l’ho visto – della mia non possibilità. Siamo diverse eh? Una gratta, incide, segna, rovina, fa e disfa. L’altra non fa e preferisce disfarSi. Non dice, non guarda, ha paura. E ogni volta è una battaglia, capisce? Mi piacerebbe considerarla un frère du vent, e infondo lo è. Perché la parola è vento, verbo che vola, si dice.  La parola si scioglie, c’è del tempo, c’è che si può abbattere la temporalità tornando indietro – ho sempre sognato di poter tornare indietro, nel tempo e nello spazio – e quando scrivo posso farlo, ci pensa! Ah, come sono felice di questo! Ecco che allora è esattamente il contrario: lo scritto rimane! – lo dicono i grandi – ma io che sono piccola e vedo le cose dal basso dico che il lineare del tempo e dello spazio si può spezzare. Con lo scritto si può Tornare Indietro. Quando i suoni si dispiegano sul piatto dell’aria che ti sta di fronte non si possono più dire. Le parole volano e sempre in un senso, dritte davanti a loro stesse. Così pochi minuti fa hanno volato verso di lei, che era là e mi fissava, magari chiedendosi tra sé e sé ma chi sei tu? che cosina piccola e mostruosa...aspetta, ma sei un’altra, non quella che ho visto. Eh, no, quella? Ma quella è il mio oge retla, si dimentichi di lei e parli con me che non so farlo. Non mi odi per questo. Non mi cacci. Ah grazie, così va meglio. Non tenterò di ucciderla, la lascierò fare, cristo. Ma per me sopportarla è grave, ma è quella che tutti gli Altri sono in grado di sentire, non ci posso far nulla. Non posso prendere anche il suo posto non ci riesco. Lei mi capisce vero? Ma certo, lei è un frère du vent. Che tra noi siano parole che non so dire, e forse nemmeno scrivere, ma che Siano. Maestro, lei ha qualche consiglio? Certo chiedere qualcosa a lei è stupido; non mi si può fare più nulla eccetto bloccarmi in questa fase tentando di tappar buchi per non farmi perdere acqua, razio, occhi.  Spero di leggerLa presto.

 

Uno strappo nel cielo di carta

è l’ennesimo lago macchiato di sangue

che in battaglia morte apparta

morte del Verbo, esangue.

 

Mi tolga la pietra che ci ho in testa

non mi importa se non ci sarà anestesia

senza di quella la lingua sarà lesta

e non più inquieti potremmo andare via.

 

Maestro la sua esistenza è lineare?

Impossibile, una linea nello spazio non ha fine;

e fine abbiam. Noi, il nostro essere e il parlare.

 

Savio non vuol dir nulla alla mio intelletto

se savio è chi non può tornare indietro,

io or mi quieto e un suo segnal aspetto.

 

La Violeta, quella vera, addì 11 gennaio

 

postato da: Violeta | gennaio 11, 2005 15:05 | commenti (5)

Mare maje
Versi di autore ignoto del sec. XVII



Mare maje, mare maje, tu si mmorte.
Mare maje, scur'a maje,
tu si mmorte e jé che facce,
mo me sciapp 'e trécce 'nfacce,
mo m'acceite 'ngoll'a ttaie.

Mare maje mare maje mare maje,
scur'a maje scur'a maje scur'a maje,
mo m'acceite mo m'acceite mo m'acceite
'ngoll'a ttaie.

Mare maje, scur'a maje,
so' na pechera spirdute,
lu mundone m'ha lassate,
pe' la troppa nirvature
lu cacciune sempr'abbaje.

Mare maje mare maje mare maje,
scur'a maje scur'a maje scur'a maje,
mo m'acceite mo m'acceite mo m'acceite
'ngoll'a ttaje.

























postato da: Violeta | gennaio 02, 2005 10:45 | commenti (1)

 


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