[escola moderna]

"Deseo que en ninguna ocasión ni próxima ni lejana, ni por uno ni otro motivo, se hagan manifestaciones de carácter religioso o político ante los restos míos, porque considero que el tiempo que se emplea ocupándose de los muertos sería mejor destinarlo a mejorar la condición en que viven los vivos, teniendo gran necesidad de ello casi todos los hombres. (...) Deseo también que mis amigos hablen poco o nada de mi, porque se crean ídolos cuando se ensalza a los hombres, lo que es un gran mal para el porvenir humano. Solamente los hechos, sean de quien sean, se han de estudiar, ensalzar o vituperar, alabándolos para que se imiten cuando parecen redundar al bien común, o criticándolos para que no se repitan si se consideran nocivos al bienestar general."
 

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nella Stanza si stanno incontrando compagni
Non voglio dimostrare niente, voglio 
mostrare. Federico Fellini
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Da http://www.saltana.com.ar/entrada.html 

MANIFESTO DEI TRADUTTORI
PER LA PACE E I DIRITTI UMANI

TRADUZIONE SÌ, GUERRA NO


Nel corso della storia, le modalità di comunicazione tra i popoli sono state fondamentalmente due: la traduzione e la guerra. L’interazione fra entrambe è complessa, ma occorre sottolineare che, mentre la guerra è prova dell’insuccesso e dell’impossibilità del dialogo, la traduzione è uno strumento che getta ponti fra società, culture e religioni. Ben più di un semplice travaso di parole da questa lingua a quella, la traduzione costituisce un elemento essenziale per arricchire la nostra comprensione dell’altro e rendere patrimonio di tutta l’umanità i risultati raggiunti dalle diverse culture.

Viviamo in un mondo dove centinaia di milioni di persone sono vittime dello sterminio silenzioso che provocano la fame, le malattie e la miseria. Dove migliaia di milioni di esseri umani sono privi di scuole, di ospedali, di un tetto e del minimo indispensabile per vivere decorosamente e arrivare alla vecchiaia. Un mondo dove la stragrande maggioranza della popolazione non potrà mai accostarsi al tesoro del sapere umanistico e scientifico, né al patrimonio storico, letterario e artistico del genere umano, perché le condizioni in cui vive negano ogni accesso all’istruzione. Oggi come ieri, tutti gli uomini e le donne di buona volontà hanno il dovere di impegnarsi a costruire un futuro collettivo diverso.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite fu fondata nel 1945 al fine di salvare le future generazioni dal flagello della guerra e promuovere i diritti fondamentali dell’uomo, la giustizia, il progresso sociale e la libertà, come afferma l’Introduzione del suo Statuto. Nonostante i suoi limiti, l’ONU ha rappresentato un secondo tentativo della comunità internazionale – successivamente al fiasco della Società delle Nazioni – di costruire un mondo migliore dopo l’orrore e le indicibili afflizioni di due guerre mondiali. Lo sforzo di questa organizzazione – come quello della sua antesignana e di molte altre istituzioni e organizzazioni internazionali, vecchie e nuove, governative e non governative – non sarebbe stato pensabile senza la partecipazione di migliaia di anonimi traduttori che hanno reso e rendono possibile la comunicazione nella torre di Babele del mondo.

La decisione di scatenare una guerra contro l’Iraq presa da George W. Bush, presidente degli Stati Uniti, con l’appoggio di Anthony Blair, premier del Regno Unito, John Howard, primo ministro dell'Australia, José María Aznar, capo del governo del Regno di Spagna, José Manuel Durão Barroso, primo ministro della Repubblica del Portogallo e Silvio Berlusconi, presidente del consiglio della Repubblica Italiana, non ha alcuna giustificazione. Nessun paese può arrogarsi il diritto di imporre con la forza i propri punti di vista al di fuori dei meccanismi internazionali esistenti. Tale decisione non solo delegittima l’ONU come foro per la risoluzione dei conflitti, ma vanifica i timidi progressi degli ultimi anni in materia di diritto internazionale e umanitario, come quelli volti alla costituzione di un vero Tribunale Penale Internazionale che permetta di giudicare i crimini contro l’umanità.

Bloccare la guerra in Irak, bloccare la strada intrapresa con questa guerra, non è solo una questione politica, ma di civiltà. Non stiamo assistendo a uno scontro fra civiltà, ma a uno scontro fra la civiltà e la barbarie. E dalla parte della barbarie ci sono l’intolleranza e il totalitarismo, le forze messianiche dell’integralismo religioso, le forze della sopraffazione che organizzano e incoraggiano abusi e violazioni dei diritti umani, nonché i governi di qualsiasi tipo che li praticano, li fomentano, li difendono o li favoriscono per omissione.

Il progresso tecnologico ha permesso qualcosa che fino a pochi anni or sono sarebbe stato inimmaginabile. Per la prima volta nella storia dell’umanità, molti abitanti della terra possiedono i mezzi per comunicare fra loro e agire simultaneamente. Non si erano mai viste proteste di così tanti milioni di persone. Oggi il “No alla guerra” riecheggia in tutto il mondo. Noi ci uniamo a questo grido come cittadini che vogliono difendere lo Statuto delle Nazioni Unite e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Ma anche come traduttori, come professionisti dello scambio interculturale pacifico, convinti che solo un'internazionale della parola, del dialogo e della comprensione fra uomini e donne di società, culture e credi diversi possa costruire la strada che ci condurrà a un futuro migliore per tutti.


Se è un traduttore e vuole aderire a questo manifesto, spedisca un e.mail con il suo nome e la città dove risiede a:

paxbabelica@saltana.org

Questo manifesto verrà inviato al Segretario Generale delle Nazioni Unite e agli ambasciatori di tutti i paesi accreditati presso l'organizzazione.

postato da: Violeta | marzo 25, 2005 19:07 | commenti (1)

Coca-Cola: boicottaggio all'università bloccato dal Corsera

lunedì, 14 marzo, 2005

Boicottaggio della Coca Cola - da Reboc
Boicottaggio della Coca Cola - da Reboc
Alla proposta degli studenti dell'Università di Roma 3 di sostituire nelle macchinette distributrici i prodotti del marchio Coca-Cola con prodotti del Commercio equo e solidale, approvata dal senato accademico, ha fatto seguito una contro-campagna condotta dal Corriere della Sera: cinque articoli in cinque giorni per costringere l'università a fare marcia indietro, a rinunciare al bando. Secondo l'editoriale di Luigi Sullo di Carta, "il docente di filosofia Marramao, imbarazzato e ignaro delle ragioni del boicottaggio ha deciso di buttarla in corner, dicendo qualcosa di "politically correct" dal punto di vista neoliberista: il mercato ha sempre ragione, e noi ci adeguiamo offrendo concorrenza, invece che monopolio". In cinque giorni di dichiarazioni e contro battute, mai si spiega, ad esempio, che esiste più che il forte sospetto che la Coca Cola abbia perseguitato, licenziato e - dice il sindacato locale - fatto uccidere lavoratori e sindacalisti dei suoi impianti in Colombia.

"Da una parte, grazie agli studenti universitari, viene introdotta anche qui in Italia la pratica di boicottaggio più diffusa negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove sono già decine le Università che hanno deciso di boicottare la Coca-Cola. Dall'altra – dichiara un esponente della Rete di boicottaggio alla Coca Cola- grazie alle Botteghe del Mondo, la Rete di Boicottaggio della Coca-Cola avrà sul territorio romano molte opportunità in più di incontrare i consumatori e di spiegare loro le ragioni del boicottaggio. Nelle botteghe verranno infatti proposte una serie di iniziative di sensibilizzazione e saranno stabilmente presenti i materiali informativi della campagna ed i moduli per la raccolta firme con cui abbiamo già superato le 13000 adesioni al boicottaggio.

''Abbiamo pensato che, in un luogo deputato all'alta formazione, si dovesse cercare di toccare anche le tematiche del profilo etico dei consumi, escludere quei prodotti il cui marchio parla di sfruttamento dei lavoratori o violazione dei diritti umani'' - afferma la Lista che ha proposto la delibera dell'Università di Roma 3. La proposta, presentata al senato accademico dalla lista di sinistra "Ricomincio dagli studenti", è stata approvata all'unanimità circa un mese fa e sarà applicata gradualmente perché bisognerà comunque rispettare i contratti con i fornitori ed esaurire i prodotti già acquistati. Ma ha già suscitato numerose polemiche alle quali gli studenti hanno risposto. Nel comunicato stampa degli studenti si sottolinea tra l'altro che "non responsabile il comportamento del Rettore e di alcuni docenti che hanno fatto dichiarazioni in antitesi con quanto da loro sostenuto in Senato; hanno affermato che la mozione passata in Senato (già a disposizione di tutti i membri con una settimana d'anticipo) sia stata condizionata dalla "stanchezza" dei presenti e dal timore di creare "scintille tra i ragazzi". Gli studenti definiscono inoltre "miope l'atteggiamento di alcuni organi di stampa che hanno presentato la questione come una campagna esclusivamente contro la "The Coca Cola Company" tralasciando la vera natura della delibera approvata: l'esigenza che in un luogo di formazione sia determinante la componente etica come guida nelle relazioni esterne".

Intanto anche "Roma Equa e Solidale", associazione che riunisce la maggior parte delle botteghe del mondo di Roma e del Lazio, ha aderito alla campagna di boicottaggio della Coca-Cola. "L'idea di dare vita a 'Roma Equa e Solidale' – dichiara uno degli aderenti a Roma Equa e Solidale - è nata per favorire le botteghe nel fare rete, cioè per socializzare, scambiarsi informazioni, opportunità, idee e creare eventi comuni come questo . La convinzione di fondo che anima il coordinamento è che lavorare in rete sia più coerente con i principi del mercato solidale e più efficiente nel diffondere la proposta di un'economia diversa, che rispetti la dignità di ogni persona umana. Per questo abbiamo aderito convinti alla campagna di solidarietà con i sindacalisti del Sinaltrainal, oggetto in Colombia di una feroce repressione da parte dei paramilitari, per ribadire che la sfida del commercio equo non consiste nel far entrare nel circuito della moda i prodotti del Sud del mondo, ma nel costruire una alternativa economica reale che riduca l'universo degli esclusi." [GB]

postato da: Violeta | marzo 16, 2005 17:08 | commenti

 

ORIANA FLAGELLO DI DIO

o

deliri di una donna che la Ragione l’ha persa da un pezzo.

 

Ieri, 4 marzo 2005, ancora ignara della avvenuta liberazione di Giuliana Sgrena, ho istintivamente aperto il tanto rifiutato libro regalatomi nell’aprile del 2004: La Forza della Ragione. La signora Oriana è l’antitesi della Signora Giuliana  e la mia lettura, “accaduta” proprio in questa giornata, me ne ha fatto rendere conto. Eppure Oriana Fallaci era e forse è ancora l’italiana (sarebbe forse esatto dire italo-americana, o puntualizzare con un “filoamericana”) più celebre, più letta e più a(r)mata del mondo.

Già il risvolto di coperta recita discorsi di un razzismo insostenibile - “un Europa che a suo giudizio non è più Europa: è ormai Eurabia, colonia dell’Islam” - ed elogi all’autrice esaltando la sua “logica impeccabile” e definendo questo libro atroce come un “inno al raziocinio e alla verità”. Quale verità e quale raziocinio c’è nel tentare di sostenere tesi insostenibili, nello sputare veleno senza pudore, snocciolando le più grosse ovvietà-banalità-luoghi comuni-stereotipi del tempo presente?

Mi verrebbe da chiamarlo “La Forza della Pigione” questo libro, di certo un’abile mossa commerciale, una grossa operazione di mercato. Del resto, si può avere pietà di una donna che nei suoi ultimi giorni dice e fa tutto ciò che non avrebbe potuto dire e fare nel fiore della sua vita.

Oriana parte dagli attacchi che le sono stati rivolti per “La Rabbia e l’Orgoglio” e si identifica in tale Mastro Cecco che a causa di un libro nel 1328 venne bruciato vivo dall’Inquisizione. E dell’Inquisizione lei ne parla più avanti in questi termini: “L’Inquisizione s’è fatta furba, si sa. Oggi dichiara d’esser contro la pena di morte, alle torture del corpo preferisce quelle dell’anima, e invece delle corde o delle mannaie usa ordigni incruenti. I giornali, la radio, la TV, l’editoria [...] Invece delle tonache col cappuccio, i jalabah e i chador e le tute degli arcobalenisti che si definiscono pacifisti nonché i completi grigi e le cravatte dei loro burattinai”. Da questa sentenza emerge un chiaro stato di confusione, ma voglio credere che dipenda dal fatto che forse a New York le notizie arrivano soltanto nel modo in cui una non-dittatura (perché in una dittatura per lo meno si può scegliere da che parte stare) le manovra. Oriana ha forse presente che cosa sia l’Inquisizione? Ha presente che la Spagna che lei crede ancora troppo imbevuta di Corano in realtà è la culla della Reconquista e dell’Inquisizione e ad oggi è il paese europeo più ferventemente cattolico? Forse no, visto che parla della Spagna come madre del flamenco ignorando completamente la cultura gitana. Del resto Oriana non sa restituire nemmeno verso la sua lingua madre lo “step by step” che ogni giorno le ronzerà nelle orecchie, traducendolo come un bel “passo a passo”.

Oriana fa la vittima, strappalacrime, pietosa. Racconta, come in una vera rubrica di Posta del Cuore - la più squallida – le letterine che le mandano i suoi squilibrati ammiratori. Tra tutte ce ne sono un paio che ricorda con le lacrime agli occhi. La più “geniale” dice così: “Grazie d’avermi aiutato a capire le cose che pensavo senza rendermi conto che le pensavo” (sic).

L’autrice racconta la storia delle invasioni musulmane con particolari atroci, da visionaria; come una vecchia strega posseduta racconta episodi cruenti, violenze indicibili sui poveri occidentali che con le Crociate altro non avrebbero che reagito all’offensiva barbarica, con un piccolo particolare che le sfugge: a casa di qualcun’altro.

Ogni qualvolta che Oriana parla un musulmano, di un islamico, ecco che dalla sua bocca flautolenta escono sozze parole: “lerci libelli diffusi nelle comunità islamiche” o ancora descrivendo un uomo “stesso faccione grasso e lucido e barbuto. Stessi occhietti maligni, stesso pancione gonfio da donna incinta.”, oppure, riferendosi a una strada adiacente alla moschea, “bassofondo di sporcizia e delinquenza”.

La cosa più agghiacciante, però, è che la signora Fallaci si ostina a ritenere corretta la  sua frase usata come capo d’accusa contro di lei nel processo di Parigi per razzismo-xenofobia-blasfemia. “Ils se multiplient comme les rats.” Si riproducono come topi. Una pagina più avanti ribadisce: “La Politica del Ventre cioè la strategia di esportare esseri umani e farli figliare in abbondanza è sempre stato il sistema più semplice e più sicuro per impossessarsi di un territorio”. Come si nota, l’autrice usa figliare, verbo che neppure si utilizza per gli esseri umani di cui parla, ma si usa generalmente riferito alle bestie. E tali considera i musulmani, tutti esseri non dotati di ragione, come si nota dalle innumerevoli sentenze che seguono nel libro, per esempio: “Al 95%  i musulmani rifiutano la libertà e la democrazia non solo perché non sanno di cosa si tratta ma perché, se glielo spieghi, non capiscono.”  

Connotazioni estrememente disforiche, considerazione decisamente bestiale, da razza inferiore: questo è il trattamento che la signora Fallaci decide di riservare ai nostri fratelli orientali, che più che fratelli per lei altro non sono che “nipotini di Allah”.

Oriana ha una paura folle, insensata, di vedersi invadere la casa da mille scarafaggi neri armati di chissà quale arma primitiva pronti a staccarle la testa e a giocarci a bowling. Ecco che lancia l’allarme con toni da film di fantascienza stile mars-attack: “L’invasione procede in maniera implacabile [...] i mussulmani costituiscono il gruppo etnico e religioso più prolifico del mondo”

Il libro si conclude con una perla di saggezza: “Illudersi che esista un Islam buono e un Islam cattivo ossia non capire che esiste un Islam e basta, che tutto l’Islam è uno stagno e che di questo passo finiamo con l’affogar dentro lo stagno, è contro Ragione.”

Complimenti signora Fallaci, la frase si commenta da sola. Altro che, questa è pura ragione, senza ombra di dubbio.

Bentornata a casa Giuliana.

postato da: Violeta | marzo 05, 2005 15:21 | commenti (6)

 


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