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nella Stanza si stanno incontrando compagni

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Aux messiers et mesdames.
Si ergo sumus liberi, HABEMUS LIBERTATEM arbitrii.
(CORPUS THOMISTICUM, Sancti Thomae de Aquino, Super Evangelium S. Matthaei, lectura caput VI lectio III, Reportatio Leodegarii Bissuntini)
RESITENZA QUOTIDIANA
Quel signore di 70 anni, quello che noi chiamiamo ****, è un vecchio partigiano. Anarchico. Sì, perché qua da noi gli anarchici hanno combattuto sui monti.
Il **** è un uomo fiero. Va in giro con la camicia rossa aperta sul petto, fa sempre una gran festa e tira una bestemmia ogni tre parole. A noi piace così.
Non lo diresti mai che ha ancora un'arma nel cassetto. La tiene lì, accanto al letto, assieme a fotografie dei tempi duri. Era bello il ****, e lo è anche oggi. Niente è cambiato, nemmeno il coraggio di un tempo si è affievolito, né la voglia di una vita giusta.
Dedico a lui il mio 25 aprile.
CONSIGLI PER LA FESTA

Io me ne vado a fare un po' di festa con Daniele Sepe a San Lazzaro di Savena il 24, poi con Alessio Lega e il Gruppo di Continuità il giorno seguente. Chi è in zona Massa Carrara si vada a sentire DAVIDE GIROMINI (voce e fisarmonica) ché sta diventando sempre più bravo, lunedì 25 aprile alle ore 17.00 col suo: “APUA MATER: un cavatore, un partigiano, un vagabondo, un marinaio”. A Fosdinovo con ingresso gratuito.
Buona liber.A.zione
postato da: Violeta | aprile 23, 2005 10:46
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"Autoritratto nella stanza da letto"
Acrilici e matite acquerellabili su pannello telato.
postato da: Violeta | aprile 18, 2005 09:36
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Ateismo per tutti
di Bertold Brecht
Traduzione di Andrea Inglese
Non sto dicendo che non credo
in dio, io dico che dio non esiste,
constato, segnalo il fatto, il dato,
non è la forma allucinatoria
che prediligo: un maschio anziano
che incendia roveti, un clown giovane
che illude pescatori, un ossessivo
dalle astruse e complicate regole
sadiche, ho altro per la mente
quando sballo: donne lascive
a montagne, su cuscini, sabbia,
tappeti d’erba e primule, nude
membra, gambe schiuse, tagli
morbidi di sessi.
Io dico che dio non esiste.
E sembra che così dica una gran cosa.
Ma se alzo il tappeto, guardo in alto
o in basso, non cambia nulla,
neppure nella fessurina sotto la porta,
ci passo un coltello: polvere. Dio non è lì,
non sanguina, non lo ferisco.
Fuori è peggio. Il cielo è bellissimo.
Le poche nuvole non ostacolano la vista.
Non c’è. È da quando ho tre anni
che guardo in cielo. Mai visto, neppure
nei giorni d’eclissi. E nessuno
l’ha mai fotografato o ha diffuso
una sua intervista.
Senza dio non mi sono
mai sentito più solo
di quanto non sia.
Mai i volonterosi che credono,
che sgambano con indosso un tale
fardello d’inesistenza, sempre
a ventriloquare col muro,
deve pesare sulle solitudini loro
che dio sia da qualche parte, e li tenga d’occhio,
anche se l’occhio è vuoto, di vetro.
Non credo dio sia morto, né che debba
fornire prove della sua inesistenza.
È vero il contrario. Tutti con il nocivo rovello
del libro, tutti a riempire libri su libri,
di fantasiose guarigioni, eternità, venute,
tutti far fumo, gran polverone,
spergiurando che l’invisibile
inetto assente di sempre comunque c’è,
il signor dio, babbo nostro, gran
portinaio del cosmo, gran guardone.
Ho guardato anche sotto le scarpe,
sotto le unghie, nel buco del culo: no,
nessuna traccia. Ma ormai non mi aspetto
più di trovarlo, neppure nel calor bianco
di Andromeda o sfracellato nelle Pleiadi.
Senza dio non è molto meglio, ma decisamente
è tutto perfettamente presente, fragile, pronto
a sparire da un istante all’altro, senza preavviso,
senza cartolina ricordo, nulla. Nulla in agguato,
già dentro, agente, limando nei secondi a venire,
ma tutto è perfettamente di terra, di carne, d’aria,
l’acqua cola, la piscia è piscia, il muco muco,
lo sperma sperma: tutto è per poco tempo
vicinissimo, senza mistero, senza maschera
di scopo. Non c’è neppure il timore
di dio. Ed è giustissimo che dio
non ci sia, che io non conosca lontanamente
il dubbio, il rompersi della voce, il singhiozzo
vile del bambino di fronte alla notte.
Neppure nel buio dio c’è. Ed il buio
è straordinariamente teatrale, fittizio.
Ma se non c’è il solito dio della croce, del tempio,
della moschea, non ci sono neppure i dieci
milioni di dei. Le divinità patata. Gli dei
del fango, del cattivo odore, del collo
di giraffa, della cancrena alla gamba.
Neppure quelli ci sono. Che si vada
bene a controllare, a rovesciare materassi,
ad aprire armadi, a mettere mani dentro
le mutande, dita nelle bocche, a frugare
con accuratezza ed entusiasmo: solo
cose vicine o lontane, cose che si vedono
e poi spariscono, incontri e abbandoni,
morti senza resurrezioni, ricordi
che si scordano, musica che si spegne
perché il suonatore è stanco,
si è addormentato o è morto
stecchito.
(da Aus Mann ist Mann, 1927)
postato da: Violeta | aprile 04, 2005 09:52
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