
[escola moderna]
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nella Stanza si stanno incontrando compagni
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E mentre gli assassini si prendono gioco di noi, chi vuole manifestare il diritto alla vita è ancora confinato. Stamani apprendo la notizia sconcertante - e la rabbia in corpo si somma all'indignazione, quella vera - che i magnifici due, l’ex capo del reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini e l’ex vice capo della Digos di Genova, Alessandro Perugini sono stati promossi. Un avanzamento di carriera che il Viminale ha deciso per due che tutt'ora sono sotto processo per i pestaggi alla scuola Diaz dopo gli scontri del G8. Il Perugini è noto alle cronache per la partecipazione al pestaggio di un minorenne davanti alla Questura di Genova durante la manifestazione del 20 luglio 2001, episodio che gli costa il rinvio a giudizio per concorso in lesioni aggravate. Il secondo rinvio a giudizio di Perugini, assieme ad altri 44 poliziotti, avviene "per le violenze e le lesioni compiute sugli arrestati nella caserma di Bolzaneto". Circa 200 agenti poi, in larga parte alle dipendenze del Canterini, fecero irruzione e commisero gravi violenze nei confronti di 93 persone che vennero arrestate sulla base di prove di cui la magistratura ha ampiamente accertato la manipolazione. Allora questa come la vogliamo chiamare? Provocazione? Vorrei dare la parola a quel ragazzino che ha preso i calci in faccia dal Perugini. Vorrei dare la parola ai ragazzi accoltellati dallo squadrone a Torino. Vorrei dare la parola ai compagni pestati a sangue per una manifestazione non autorizzata. Oggi sono incazzata come una belva. postato da: Violeta | giugno 24, 2005 09:33 | commenti (6)
PER MAX E SILVIO. Oggi, 21 giugno, è per me veramente il giorno più lungo dell'anno. Signor Fungo, ti ricordi come finisce la vampa delle impressioni? Venerdì sera mi sono detta: vado a teatro, perché no, fuggo da questo mondo infame per un paio d'ore, e dalle strette pareti domestiche. Finisco alla Rocca di Ravaldino, bel castello spaccato a metà dove coesistono due realtà, una di libertà e una di coercizione. Oggi metà della Rocca è adibita a carcere - un bel maschio - e metà a progetti di cultura. Là era lo spettacolo, nella metà in cui ancora - o non più - non è ingabbiato nessuno. La storia è quella di Elena di Troia e Ulisse. A lui esce l'anima dal corpo per il tanto pensare; Elena è bellissima e leggera. Hanno gridato forte. Quel grido- pensavo mentre lo subivo e lo giravo a specchio dentro di me- vorrei che arrivasse così forte ai ragazzi del carcere. Forte come un ago che affonda nella carne, forte come luce che abbaglia e rimane negli occhi. Che lo sappiano, Cristo, questo urlo lo dedico a loro. Poi usciamo. Io confesso alle due mie compagne che vorrei lavorarci io, in carcere, se ciò contribuisse ad alleviare il dolore di chi ci è chiuso e sa che dovrà passarci mesi, anni o il resto della vita. Mi viene in mente Agostino, ché lui al Don Bosco teneva i corsi di informatica, e Adriano lo chiamava per nome: allora, come va oggi il nostro Agostino? E anche io avrei voluto parlare con Adriano - e oggi a proposito della notizia del suo ritrovato lavoro alla Normale. Ho paura, signor Fungo, di quello che ti faranno. Ci sarò quando tornerai. E stavolta di cioccolata te ne porto un camion, prometto. Poi ripeto alle amiche mie che mi sentirei meglio; parliamo di Volterra, della Compagnia della Fortezza. Poi Les anarchistes, compagni e amici. Ne parlo talmente tanto che le compagne mi dicono: Mi sa che sarebbero contenti di vederti, poi scoppiano a ridere per sdrammatizzare il discorso che ormai si era fatto troppo serio. Io la butto su un: Non avete capito nulla, e sorrido, con lo sguardo alzato verso la fortezza, che però non mi entra tutta negli occhi. Vedo un uomo, uno solo, da dietro un'enorme grata. Chissà chi è. Il giorno dopo sto male. Leggero senso di nausea e un gran mal di testa. Nei giorni seguenti, intanto, mister Fungo mi appari in sogno. Sono inquieta, continuo a prendere aspirine, dormo qualche ora a notte. Lunedì scopro che non ci sei. Ti chiamo e non mi rispondi. Cristo, ma dove sei finito? Poi vado a leggere la posta. Un messaggio dei compagni di Pisa: parla di Torino e di arresti. Capisco subito dove sei finito. Poi penso, signor Fungo, porca troia, non fare scherzi. Collasso sul letto e guardo nel vuoto. Guardo il letto e collasso nel vuoto. Faccio telefonate, mi confermano che sei tu. Lo sapevo. Sono Violetta e anche strega, mi rimbecca la mia compagna, mentre due gocce mi passano parallele per le guance. E tu, signor Fungo, mi pensi? Parto, vengo da te. Appena sono in condizioni, giuro che vengo da te. Accendo i MK e li sparo in testa. Me l'hai detto tu qualche giorno fa che avevi recuperato il Vile dopo tempo. Aspetto. En attendant mi torturo: le mani, il cervello, gli occhi, la lingua. Da qua non mi posso muovere. E nemmeno tu da lì. E' giusto che stasera mi saltino le otturazioni, più forte di così non posso pensarti. Ti sono accanto fratellino. Fammi arrivare la tua voce presto, ti prego. postato da: Violeta | giugno 21, 2005 13:19 | commenti (6)
IL MIGRANTE I
Baba
Mare aperto,
rollio leggero della nave, giorni, urla degli scafisti, non so nuotare, credi a me, basta tenere gli occhi ben aperti, così che questo viaggio vi rimanga impresso, in modo tutti quelli che li guarderanno, questi occhi, vedano il mare, freddo, le luci distanti, e gli sguardi vuoti dei bambini... camion,
rumori esterni, ho sonno, forse è notte, freni, buio, corri! non devono vederci, quanto manca... La mia lingua non è più familiare,
i miei gesti sono diversi, qui Dio non è più Dio, ma un dio, e quando cammino per la strada, l'odore che sento non mi ricorda nulla. Se potessi raccontare i miei gesti, le mie strade e gli odori che conosco, quelli che vivo adesso non mi parrebbero così alieni, e forse inizierebbero ad appartenermi. postato da: Violeta | giugno 17, 2005 13:08 | commenti (5)
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