[escola moderna]

"Deseo que en ninguna ocasión ni próxima ni lejana, ni por uno ni otro motivo, se hagan manifestaciones de carácter religioso o político ante los restos míos, porque considero que el tiempo que se emplea ocupándose de los muertos sería mejor destinarlo a mejorar la condición en que viven los vivos, teniendo gran necesidad de ello casi todos los hombres. (...) Deseo también que mis amigos hablen poco o nada de mi, porque se crean ídolos cuando se ensalza a los hombres, lo que es un gran mal para el porvenir humano. Solamente los hechos, sean de quien sean, se han de estudiar, ensalzar o vituperar, alabándolos para que se imiten cuando parecen redundar al bien común, o criticándolos para que no se repitan si se consideran nocivos al bienestar general."
 

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nella Stanza si stanno incontrando compagni
Non voglio dimostrare niente, voglio 
mostrare. Federico Fellini
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La comprensione

Fa fatica. Si fa fatica ad abbracciare, ad afferrare, ad in-tendere appieno. Costa sforzo e se non si da' nulla in cambio a che serve spendersi nella comprensione? I più brutti giorni della mia breve esistenza, lo stato di confusione, e mi si dice che non si sarebbe in grado di reagire come me. Io faccio la pagliacciata, la farse.  Poi in silenzio quando spengo la luce grido "cattivi!" con il gozzo che vuole uscire e tento di ingoiare. Dio è un trentenne drogato che cade a brandelli, sí, ormai non ce la fa più. La situazione gli è sfuggita di mano e ci piscia sopra.

Nessuno mi comprende, mi abbraccia, mi afferra.

Poi qualche stralcio poetico, un professore paterno, una ragazza che vuole -anche lei- correre a sistemare le cose. E la fuga di tutti i fratelli e le sorelle che mi voltano le spalle. Ahh, non mi ci metto neanche a parlare con questa qua, che palle. Lei e le sue crisi. Son mica una psicanalista, io. Basterebbe poco: un mezzo sorriso, due parole che non siano gialle di febbre. E le mie battaglie in sogno si trasformano in vissuto, bevo vino alle cinque del pomeriggio aspettando che il giorno finisca senza altri dolori. Maledetto sia il boccione.

Nessuno che mi chiama, si appella, parla.

Le faccende da sbrigare si accumulano e ci vorranno mesi per recuperare il tempo che sto perdendo. Ma infondo il tempo, eterno, quello resterà. Se ne sarà andato il mio.

Mi si impedisce la voce. La voce è quello che manca. La voce che mi si negava quando ero bambina e oggi che cercavo di recuperarla man mano. Di nuovo mi farò muta, perché è così che mi si vuole.

 

postato da: Violeta | novembre 25, 2005 17:12 | commenti (3)

A.: Eh è brutto essere insoddisfatti...ehhh, è la presunzione!

Viola: Ah! (illuminazione!) Presuzione... pre-sunzione, come pre-sunto..prosciutto. Siamo dei prosciutti!

postato da: Violeta | novembre 21, 2005 22:43 | commenti

Si ammazza la mosca per spaventare la tigre

postato da: Violeta | novembre 20, 2005 22:48 | commenti (1)

Comunicato della CUB
Il Governo tenta di vietare lo sciopero in Val di Susa


Sciopero della Valle di Susa
Con incredibile tempismo, la Commissione di Garanzia per l'esercizio, in realtà contro l'esercizio, del diritto di sciopero nei servizi pubblici ha intimato alla Confederazione Unitaria di Base, nel pomeriggio di lunedì, la revoca dello sciopero generale della Val di Susa.

Ci limitiamo a far rilevare che:
- Se anche avessero ragione nel merito, e non l'hanno, non ci sono i tempi tecnici per una revoca dello sciopero e questa scelta, politica e non tecnica, ha un solo fine: colpire un movimento di lotta deciso nelle assemblee dai cittadini e dai lavoratori della valle in forma aperta e collettiva;
- L'argomento che utilizzano, la mancanza di una distanza adeguata rispetto allo sciopero del 25 novembre dei sindacati istituzionali, è pretestuoso visto che lo sciopero del 16 non è uno sciopero generale nazionale ma riguarda un preciso territorio. Ancora una volta un argomento che si vuole tecnico è strettamente politico;
Lo sciopero è proprietà dei lavoratori e delle lavoratrici, è stato deciso da loro e non possono essere dei burocrati a negare questo diritto.

La CUB ha fatto ricorso contro questa decisione e chiede a tutte le forze politiche e sindacali e, soprattutto, a tutte le lavoratrici e i lavoratori, al di là della loro opinione sull'alta velocità, di mobilitarsi per difendere il diritto di sciopero ancora una volta pesantemente attaccato.
Difendere la libertà ovunque!
Per la Confederazione Unitaria di Base

Cosimo Scarinzi
Per info 3298998546
Torino, 14 novembre 2005

postato da: Violeta | novembre 14, 2005 19:10 | commenti (1)

Intervista a Pisanu, intervista vergognosa!

L'intervista che si sta ancora svolgendo sulla Terza rete al ministro Pisanu, realizzata dalla Annunziata per il programma "in 1/2 ora" (gurdatelo su http://www.raitre.rai.it/R3_popup_articolofoglia/0,6844,197%5E4431,00.html), ha dell'incredibile.

A parte gli innumerabili errori di grammatica (tra i due non si sa chi parla meglio!) e gli errori culturali, si insiste a gettare merda su tutti gli immigrati (soprattutto musulmani, ovviamente), colpevolizzare gli studenti che sono scesi in piazza contro la Moratti, attaccare la popolazione schierata contro i TAV. Ma l'errore più assurdo scatta nel momento in cui Pisanu e la Annunziata, due ignoranti per mezz'ora a confronto, continuano a chiamare gli anarco-insurrezionalisti "anarco-sindacalisti". Gli anarco-sindacalisti, secondo Pisanu, erano presenti anche alle manifestazioni anti-TAV e sono stati controllati da vicino per evitare che succedesse il peggio. Il ministro si esprime anche sugli accadimenti francesi. Il paragone con l'Italia si snoda sempre sui solti punti: prima dice che dobbiamo aver paura dei movimenti di piazza, quelli violenti, come quelli degli studenti - estremisti! dice l'Annunziata -poi affermando che ci si debba preoccupare delle banlié (viva la pronuncia!) anche nelle nostre grandi città perché se non si riesce a Controllare la massa degli immigrati regolari (e cacciare quella degli irregolari dal paese) saremo noi i prossimi a subire la rivolta.

Quest'intervista è una pagliacciata. Sí perché il loro italiano del tutto scorretto, gli errori, le barzellette che raccontano mi hanno fatto fare un sacco di risate. Riso amaro, come da copione, perché poi si pensa che queste persone sono quelle che dagli schermi manipolano, convincono, manovrano la massa.

Mi verrebbe da dire: Svegliatevi! se solo non fosse lo slogan di un bieco giornaletto religioso.

 

 

postato da: Violeta | novembre 13, 2005 15:20 | commenti (2)

nader ghazvinizadeh


Sono uscito con il gozzo sporco dell’acqua di porto

ho lasciato la città di pietra

il mare prosegue l’idea di pianura

nessuno vuol capire

lo stesso discorso che faccio mille volte sul legno

e mi cucino, mentre tutto trema

e già il silenzio mi cambia l’accento

arriverò fino dall’altra parte, nei bar di legno

a capire se fanno come da questa riva

lambendo le città battute dal vento

barcaioli, legno sulla pianura d’acqua alle otto.

postato da: Violeta | novembre 11, 2005 19:05 | commenti

Questo è il risultato di un mio esercizio di traduzione. Difficile il pezzo, difficile la resa.

Da Confesso che ho vissuto, Pablo Neruda

Quello che vuole, sì signore, ma sono le parole che cantano, che salgono e scendono... Mi prostro di fronte ad esse...le amo, le attacco, le inseguo, le mordo, le fondo...Amo tanto le parole...Quelle inaspettate...Quelle che golosamente si aspettano, si ascoltano, fino a quando improvvisamente cadono...Vocaboli amati...Brillano come pietre colorate, saltano come pesci argentati, sono schiuma, filo, metallo, rugiada...Inseguo qualche parola...Sono talmente belle che le voglio mettere tutte nella mia poesia... Le afferro al volo, nel loro ronzare, e le acchiappo, le pulisco, le sbuccio, mi preparo di fronte al piatto, le sento cristalline, vibranti, eburnee, vegetali, oleose, come frutta, come alghe, come agata, come olive...E allora le rivolto, le agito, me le bevo, me le pappo, le trito, le farcisco, le lascio andare... le lascio come stalattiti nella mia poesia, come pezzetti di legno lustro, come carbone, come relitti di un naufragio, regali di un’onda... Tutto risiede nella parola...Un’intera idea cambia perché una parola si è mossa o perché un’altra si è seduta come una principessina dentro una frase che non l’aspettava e che le ha obbedito... Hanno ombra, trasparenza, peso, piume, pelo, hanno tutto quello che via via hanno inglobato a forza di rotolare nel fiume, a forza di trasmigrare di patria in patria, a forza di essere radici... Sono antichissime e recentissime...Vivono nel feretro nascosto e nel fiore appena sbocciato... Che bella lingua, la mia, che bella lingua abbiamo ereditato dai biechi conquistatori... Loro camminavano spediti attraverso le aspre cordigliere, le Americhe increspate, a cercare patate, salsicce, fagioli, tabacco nero, oro, mais, uova fritte, con quell’appetito vorace che non si è visto mai più nel mondo...  Mandavano giù tutto, con religioni, piramidi, tribù, idolatrie uguali a quelle che portavano nei loro grandi sacchi... Dove passavano loro rimaneva spoglia la terra... Ma ai barbari cadevano dagli stivali, dalla barba, dagli elmi, dai ferri di cavallo, como pietruzze, le parole luminose che rimasero qui splendenti... la lingua. Ne uscimmo perdenti...Ne uscimmo vincenti...Si portarono via l’oro e ci lasciarono l’oro... Si portarono via tutto e ci lasciarono tutto... Ci lasciarono le parole.

 

postato da: Violeta | novembre 07, 2005 11:16 | commenti (3)

Nella notte, c’è solo il silenzio che picchetta. Ronza il neon, sfiata il PC acceso da ore. Una lingua che non si può leggere giace accanto ad una facilmente assimilabile. Labile è il confine tra la fine di questa sera e il giorno nascente. Stanotte ho sognato che lasciavo le chiavi a qualcuno affinché si prendesse cura di casa mia. Faccio un ultimo tiro e prendo un treno in cui potrei anche addormentarmi e finire da sola al sud. Erba sul libro ingiallito, caffè in circolo sul tavolino. C’è una gioventù che muore nell’aspro della mia penna e un’altra che da essa si riprende la vita. Perché siamo tutti figli di figli.

postato da: Violeta | novembre 02, 2005 18:03 | commenti (1)

 


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