[escola moderna]

"Deseo que en ninguna ocasión ni próxima ni lejana, ni por uno ni otro motivo, se hagan manifestaciones de carácter religioso o político ante los restos míos, porque considero que el tiempo que se emplea ocupándose de los muertos sería mejor destinarlo a mejorar la condición en que viven los vivos, teniendo gran necesidad de ello casi todos los hombres. (...) Deseo también que mis amigos hablen poco o nada de mi, porque se crean ídolos cuando se ensalza a los hombres, lo que es un gran mal para el porvenir humano. Solamente los hechos, sean de quien sean, se han de estudiar, ensalzar o vituperar, alabándolos para que se imiten cuando parecen redundar al bien común, o criticándolos para que no se repitan si se consideran nocivos al bienestar general."
 

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nella Stanza si stanno incontrando compagni
Non voglio dimostrare niente, voglio 
mostrare. Federico Fellini
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Da Il Corriere della Sera

 

Manifestazione senza incidenti. Presente anche Dario Fo
Pinelli: ora ci sono due targhe a Milano
In Piazza Fontana ricollocata dagli anarchici quella originale, con la scritta «ucciso», che era stata sostituita da una con «morto»
Gli anarchici del Ponte della Ghisolfa ripongono la targa a Piazza Fontana (Emblema)
Gli anarchici del Ponte della Ghisolfa ripongono la targa a Piazza Fontana (Emblema)
MILANO -
Non più una ma, da oggi, due targhe ricordano in piazza Fontana a Milano la morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli. Una è quella posta dal Comune di Milano, che in ricordo di Pinelli riporta le parole «...innocente morto tragicamente». L'altra è quella - originale - che era stata rimossa nei giorni scorsi e che giovedì sera gli anarchici del Ponte della Ghisolfa hanno ricollocato nella stessa aiuola di piazza Fontana, accanto a quella del Comune. Riporta le parole «...ucciso innocente».
MOBILITAZIONE - Per la sua ricollocazione si sono mobilitate a Milano un migliaio di persone: consiglieri comunali e segretari di sezione (di Prc, dei Verdi, di Rifondazione ma non dei Ds), militanti di sinistra e anarchici convinti, elettori del centrosinistra e studenti dei centri sociali. «Più che un rito, il rispetto di un diritto» ha commentato Lello Valitutti, l'anarchico amico di Pietro Valpreda che il 16 dicembre 1969 era presente nei locali della questura di Milano mentre interrogavano Giuseppe Pinelli. Oggi Valitutti è su una sedia a rotelle. «Mettere le parole "innocente morto" tragicamente anziché le parole "ucciso innocente" fa una bella differenza: equivale a negare il nostro diritto a conoscere la verità». Alla manifestazione hanno voluto essere presenti anche Dario Fo (autore tra l'altro di «Morte accidentale di un anarchico») e Franca Rame.
REAZIONI - Il fatto che oggi, durante una manifestazione, in Piazza Fontana sia stata rimessa la vecchia targa in ricordo dell'anarchico Giuseppe Pinelli, con la parola «ucciso» e non «morto innocente», secondo il portavoce nazionale di An, Andrea Ronchi «offende la memoria del Commissario Calabresi». «Il mio - ha detto Ronchi, oggi a Milano per la presentazione del libro 'Riconquistare competitività'» di Pietro Armani - è un giudizio politico: nel momento in cui si fa un simile atto si offende la memoria di Calabresi. Sulla manifestazione, non ha voluto dire nulla il vicesindaco Riccardo De Corato. Preferisce infatti aspettare la riunione della Giunta di domani, in cui si potrebbe parlare del caso. Una delle ipotesi potrebbe essere quella di intraprendere un'azione legale perchè la vecchia targa di Pinelli è stata messa su suolo comunale».
DATE DIVERSE - Una curiosità: sulle due lapidi non coincidono le date della morte: su quella del Comune, Pinelli risulta morire il 15 dicembre; su quella originale a firma «gli studenti e i democratici milanesi» risulta morire il giorno dopo, il 16 dicembre. Alla luce degli incidenti avvenuti una settimana fa in corso Buenos Aires si temeva che giovedì sera in piazza Fontana ci potessero essere momenti di tensione. La manifestazione, invece, si è svolta in modo assolutamente tranquillo.
 
 
 
24 marzo 2006

postato da: Violeta | marzo 24, 2006 10:26 | commenti

Questa è la storia...

Cari tutti e care tutte,

qua, mentre noi distogliamo il nostro furbesco sguardo, rincoglioniti come siamo dall'electoral bombing, ne succedono delle belle. Tanto per cominciare un'altra di quelle luride medaglie al valor civile, stavolta per il chiaccherato mercenar' Quattrocchi. Ciampi, partigiano in profonda demenza senile, ti ci manderei di nuovo a fare una bella guerretta per vedere se ne usciresti vivo, ora.

Ma cosa altrettanto sconvolgente: a Milano hanno sostituito la targa a Pinelli. Adesso sarebbe MORTO, semplicemente, così, senza nessuna particolare sfumatura.

Quale verità?

 

In merito alla rimozione della targa in ricordo di Pino Pinelli occorre ricordare che la tanto decantata verità dell’oscurantista Sindaco di Milano Albertini, quella cioè basata sulle sentenze di tribunale, è la stessa che è basata sulle migliaia di omissis e segreti di stato che segnano tutta la storia giudiziaria legata al periodo dello stragismo in italia e della strage di piazza Fontana in particolare. La stessa connivente che a distanza di più di un quarto di secolo dai fatti ha lasciato impunito questo come molti altri dei crimini fascisti degli anni settanta.

La stessa manutengola che si è trovata costretta ad avvallare non luoghi a procedere ed archiviazioni a piene mani.

Come il popolo e insieme a lui noi siamo portati a vedere la verità sotto forma di risultati pratici, e questi risultati sono che lo Stato nel suo insieme, dalle più alte sfere al più meschino dei tirapiedi, si è da subito e fino ad oggi indefessamente impegnato a coprire e nascondere esecutori e mandanti.

Ci fa sorridere il pensiero di questa Albertiniana Verità, talmente forte e ineluttabile, che per essere affermata ha bisogno ancora una volta del favore delle tenebre, dell’agire nell’ombra, e nottetempo armata di un’ordinanza che già nel nome racchiude in se tutta la becera arroganza e la violenza del potere. Che crede che basti l’occultamento o la distruzione, oggi di una targa ieri di prove reali, per essere affermata come vera legittima ed indiscussa.

Interessante vedere poi come questo gesto sia puntualmente arrivato in un momento tanto delicato per Milano, ancora una volta il potere tende, dopo gli scontri di piazza di alzare ulteriormente l’ostilità e di esasperare gli animi per riconquistare legittimità alla propria violenza repressiva rinnovando la sua mai sconfessata strategia della tensione, una storia purtroppo già vista in passato, una storia purtroppo mai passata di attualità.

Senza contare che comunque sia, e da qualunque lato la si osservi, quando un individuo privato del proprio bene più prezioso, e cioè della libertà, muore tra le mani dei suoi carcerieri, è inutile nascondersi dietro un dito, o come ha fatto Albertini col suo puerile gesto dietro un intero braccio teso, c’è sempre un qualche boia che gli “stringe il cappio intorno al collo”.

postato da: Violeta | marzo 21, 2006 19:47 | commenti (1)

Dramma umano

 

la convivenza!

 

 

Una sola corda

 

e non si intreccia

 

come brindisi

 

comandato in calici.

 

 

Non si può star senza

 

il braccio della spiga,

 

le gocce della cera,

 

il punto sulle I.

 

 

Batteria tenta di asciugare

 

l’umido che attanaglia le vertebre.

 

Materassi molli fanno

 

incastrare viole sotto i cuscini.

 

 

Le rose rosse nascono

 

dal cranio o dalla gola dei giusti,

 

il seme era stato piantato

 

sotto la lingua alla nascita!

 

 

Mele mascherate.

 

 

Stabat mater.

 

Mentre tua figlia penzolava.

 

Ma non stabat pater,

 

colpi di zappa sul marmo.

 

 

2006

 

postato da: Violeta | marzo 14, 2006 18:26 | commenti (2)

C'è sempre qualcosa che non va.

postato da: Violeta | marzo 01, 2006 23:12 | commenti (1)

 


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