[escola moderna]

"Deseo que en ninguna ocasión ni próxima ni lejana, ni por uno ni otro motivo, se hagan manifestaciones de carácter religioso o político ante los restos míos, porque considero que el tiempo que se emplea ocupándose de los muertos sería mejor destinarlo a mejorar la condición en que viven los vivos, teniendo gran necesidad de ello casi todos los hombres. (...) Deseo también que mis amigos hablen poco o nada de mi, porque se crean ídolos cuando se ensalza a los hombres, lo que es un gran mal para el porvenir humano. Solamente los hechos, sean de quien sean, se han de estudiar, ensalzar o vituperar, alabándolos para que se imiten cuando parecen redundar al bien común, o criticándolos para que no se repitan si se consideran nocivos al bienestar general."
 

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nella Stanza si stanno incontrando compagni
Non voglio dimostrare niente, voglio 
mostrare. Federico Fellini
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MARSIGLIA Nº 0 - MARSIGLIA Nº 1

Avvertenza: questo post contiene degli errori, ma è dovuto alle contizioni di precarietà cui l'autrice fu sottoposta.

A Marsiglia è ancora estate.

Guardo la luna ed è solamente uno spicchio che si zuppa nell'acqua, appannata, che quasi sembra sia colpa della mente troppo offuscata. Mi si gonfiano le vene, un poco di muscat può aiutare a diluire. Dal troppo osservare mi fanno male gli occhi. Ci sono zanzare.

Arrivo in questa città sconosciuta e di colpo è come se vivessi qua da tempo. Due graziose fanciulle  aprono le porte della loro casa, mi accolgono come fossi una sorella tornata dopo tanto tempo; mi fanno mangiare, mi fanno riposare, mi dicono che posso restare fino a quando non troveremo una sistemazione. E' perfetto qua, si fuma libertà e si respira solidarietà.

C'est de l'immigration, mi dicono, e sanno bene come mi sento: confusa, un po' persa, curiosa, un tanto malinconica.

Cheila è di Lisboa e parla francese ad un volume molto alto e con quella 'l' tutta portoghese. Pelle scura, capelli crespi e lineamenti un poco africani, spalle larghe e 11 kg – presi negli ultimi tre mesi – di muscolatura. Lei è una trapezista. Insegna una materia, che qua chiamano semplicemente 'circo', ai bimbi delle scuole elementari. Ha una voce meravigliosa e a volte giochiamo a improvvisare (proprio come piace a noi!) sui temi più noti. Coincidenza folle: sa a memoria Serenata e dice che è stata la canzone che ha segnato il suo approccio con la danza contemporanea. Non smette mai di parlare ed è entusiasta della vita e delle sorprese che ci riserva. E' convinta che il mondo sia troppo piccolo.

Aline viene dal nord di Parigi, ma di nordico non ha nulla se non i tratti e i colori. E' un tecnico luci a teatro. Ha una gattina, comprata in uno di quegli orrendi negozi di animali, che ama e che si porta dietro da tre anni. E' molto dolce, un poco silenziosa e mi ricorda tanto la mia sorellina Sole.

Subito vengo catapultata in un altra vita. Arrivano amiche e andiamo a trovare amici: giocolieri, trampolieri, circensi (ah!l'uomo sospeso su un filo), attori di teatro, mangiafuoco. C'è anche un cileno che mi ha sentito parlare in spagnolo con Cheila e che ha pensato subito fossi di Madrid. Dire compagni è dire bene, basta poco per capire che guardiamo le cose nella stessa maniera. Al porto vecchio ci si trova in vicoli stretti, colorati, con i panni stesi che sventolano sopra le nostre teste. Ci troviamo in una minuscola casetta, è Kevin che abita là. Bombetta in testa, cerchio all'orecchio e un anello con una grande pietra al dito. Una  donna ci racconta del suo parto nell'acqua. Il suo compagno tira fuori il raccolto – ma è quello vecchio, dice. Ballano un motivo salsa come due veri francesi: rigidi come due paletti di una staccionata. Tutti bevono parecchio e comincio ad ascoltare qua e là pezzi di conversazioni strampalate. Rido.

Per questi giorni ho un bel divano su cui dormire. Oggi conoscerò un amico di Aline, un altro giocoliere, che cerca qualcuno per dividere casa. E' possibile che vada a stare con lui in un superquartier, centrale culturale di Marsiglia. Dice Cheila che mi porterà presto al mercato dell'usato. Dice che si trova di tutto a due lire: forni, biciclette, letti, vestiti.

Martedì ho il primo incontro a scuola. Ieri passando ho visto uno dei miei licei.

Sto bene, e quando mi sarò stabilita vi dovrò portare con me per conoscere tutte queste cose.

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A Marsiglia si può ancora fare l'autostop.

Il mare intorno a Marsiglia è di un blu profondo; l'acqua è ancora calda nonostante il vento incessante che ci pizzica la pelle. La sabbia bianca e secca, le creperie sulla spiaggia, i cani e qualche giovanotto che fanno il bagno, pourtant è metà ottobre!

Abbiamo comprato un pezzo di sapone. A Marsiglia il sapone di Marsiglia non è come in Italia. E' puro, candido, morbido, bello. Non abbiamo lavatrice, perciò faccio il bucato a mano, almeno per ora, immaginando che il lavandino del mio bagno sia un bel lavatoio con l'acqua fresca e pulita.

Sto cercando di abituarmi a uno stile di vita tutto diverso: violento, sporco, folle. Non posso riuscire a viverlo ma almeno ora riesco a guardarlo come qualcosa di familiare e non troppo spaventoso. La strada dove vivo è una delle più malfamate di tutta la città. E vicino al porto.  Bande di nordafricani si sfidano da una parte all'altra del marciapiede, sudafricani che si alcolizzano nel locale loro – che è come un ghetto che si son creati - , gruppi di tossici, ladri che rivendono la merce a due lire, ubriachi fissi sullo scalino di casa. Ma ogni volta è un punto in più per me, che riesco a superare la paura di attraversare da sola sulle mie fragili gambe questa marcia melma umana. 

Quando si rientra la sera a volte ci fanno paura i ratti. Quando rispondo ai miei ragazzi a scuola dicendo che vivo a Noailles hanno tutti un sussulto. Ma alla fine sono solo pochi mesi e il tempo scorre in fretta, troppo in fretta. Il lavoro a scuola mi da' soddisfazione. I ragazzi hanno problemi con l'italiano, sono svegli e simpatici. I professori si lamentano di loro, ma non hanno idea di cosa succeda nelle classi italiane. Sono classi numerose, spesso qua si arriva sopra ai trentacinque, ed è per questo che dalla prossima settimana mi affideranno delle mezze classi, per fare un po' di conversazione. Il Victor Hugo è in un arrondissement dove vivono praticamente solo africani. In classe non ho un solo francese, ma ho un tale miscuglio di origini che è bellissimo cercare di farsi raccontare le storie (ovviamente in italiano) della vita di ognuno di loro. Algerini, tunisini, cambogiani, senegalesi e provenienti da una miriade di altri posti a me ignoti- quante sono le Afriche! - questi ragazzi hanno tutti voglia di raccontare qualcosa o scoprire qualcosa di me. Sono piccoli (14, 15, 16 anni) ma alcuni sembrano già adulti. Qualcuno mi ha chiesto se mi piace la guerra. Qualcuno mi ha chiesto se mi piace Bush. Qualcuno mi ha chiesto se il governo di Prodi è meglio di quello di Berlusconi. Qualcuno mi ha chiesto se, testuali parole, ho un uomo. Qualcuno mi ha chiesto quali sono i miei sogni. Qualcuno mi ha chiesto mi piacciono Lost e Desesperate housewives. Tutti mi hanno chiesto se mi piace il calcio e fatto qualche battutina su Materazzi (qualcuno mi ha anche chiesto dove abita!). Il Michelet è un liceo più che normale. Loro per ora li ho visti solo di sfuggita: hanno appena fatto in tempo a chiedermi il mio nome e da dove vengo. Qualcuno sapeva dove si trova Carrara e per cosa è conosciuta, perché forse c'era stato in gita con la famiglia. Il Poinso-Chapuis è un istituto professionale. In questo liceo ci va chi non va bene a scuola e chi ha un qualche problema di tipo sociale, economico, o personale. Li chiamano i “casi umani”. Beh, a me non sembra poi così tragica con loro, anzi. Ho una classe di ebanisti e tappezzieri. Non hanno alcuna idea dell'italiano, ma a marzo passeranno un po' di tempo a Firenze, per un tirocinio. Quindi le lezioni con loro saranno lezioni di prima necessità. La professoressa – una rampante ragazza che ha fatto l'erasmus a Trieste – dice che c'è qualcuno che ha problemi di alcolismo, qualcuno che ha problemi in famiglia e altre storie del genere. Ma sento che con alcuni di quei ragazzi c'è affinità. Uno di loro disegnava e non mi ha guardato quasi mai né fatto una domanda, ma ad un certo punto ha parlato un poco di sé e del fatto che ama disegnare, e ha detto che non saprà che cosa farà ma sente che ha bisogno di andarsene da questa città. Vorrebbe viaggiare.

Ho promesso ad alcune classi che prima o poi farò loro sentire qualche canzone dei Forasteri. Ho promesso ad altri che uno di questi mercoledì andrò volentieri ad assistere ad una loro lezione di teatro. Tutti mi salutano nel cortile. Quelli che non salutano spesso sono i professori, tutti presi dai loro affari. Un giorno ho anche pranzato con alcuni di loro e mi sono accorta di quanto sia buffo sentire i discorsi che si fanno sugli alunni quando si è dall'altra parte della cattedra.

In aula professori c'è un grande manifesto della CGT e questo mi rincuora. 

I rapporti sono violenti, troppo per i francesi, che sono abituati ad essere blandi in tutto. Ma quasi non trovo nessuna differenza con una grande metropoli del sud. Marsiglia è veramente uguale a Napoli. E stesso tipo di meccanismo per quanto riguarda sud e nord: quelli del nord schifano Marsiglia e quelli che vivono qua non possono sentir parlare di quei razzisti del nord. Quasi tutti i miei ragazzi mi hanno chiesto se mi piace Parigi, come la trovo o se la preferisco. E poi mi dicono: a Parigi c'è Le Pen! Mi chiedono anche se preferisco l'Italia o la Francia. Ma nostra patria...

Ah, venerdi’ vado a vedere la fiesta des suds: concerto di Gotan Project, Cesaria Evora e tanti altri.

Vi bacio tutti quanti, a presto. Spero di potervi vedere tutti dal 25 al 5. Il biglietto del treno da Carrara a Marsiglia costa solo 35 euro, ergo accorrete numerosi...

 

 

 

postato da: Violeta | novembre 01, 2006 12:47 | commenti

 


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