
[escola moderna]
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nella Stanza si stanno incontrando compagni
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MARSIGLIA N. 2 A Marsiglia capita spesso di vivere in prima persona scene da film. Ma il peggiore dei film, uno di mafia e malavita, uno con molta violenza, dove la gente regola i conti a coltellate, dove anche il più normale dei rapporti risulta violento, dove la pacifica convivenza è più che difficile, quasi impossibile. Ho visto, andando in stazione un giorno, una donna (era una donna?) con il burka. Una macchia nera in mezzo alla folla. Le sono passata accanto e ho potuto osservare da vicino. Non aveva neppure un centimetro di pelle visibile, neppure le mani, coperte da guanti spessi – sotto il caldo di un ottobre ancora afoso. Ho visto in pieno pomeriggio, in pieno centro, una donna con il volto pieno di sangue, visibilmente alterata, con a fianco un uomo che tentava di calmarla. E uno squadrone di 6 poliziotti piombare loro addosso all'improvviso, fermare lui, buttarlo a terra con la faccia sull'asfalto a due metri da noi. E le grida di lei, le grida di lei. Ho visto una bambina, la mattina, in strada, con le ciabatte, il pigiama e la sua bambolina di pezza sotto il braccio che se ne andava in giro da sola, spettinata. Ho vomitato dietro l'angolo di casa dopo aver visto un uomo di strada insozzarsi le mani e la bocca mangiando con voracità un pollo in umido da dentro un sacchetto di plastica. La mia coinquilina ieri, a Aix-en-Provence andando a prendere l'autobus per tornare a casa, è stata oggetto di sollazzo per un tipo con le braghe calate che si stava masturbando ad un angolo della strada. Ha detto che quando l'ha chiamata con un fischio lei non ha fatto neppure in tempo a vedere la sua faccia. Ha visto solo il suo grande, enorme, membro. E poi è scappata. Ieri ci shanno rincorso due ragazzi arabi, come al solito, e io ho fatto loro una scenata nel mezzo della strada. Mi sono stupita di me stessa. Non so che mi è preso, ho cominciato a gridare e basta. Ho detto loro di mettere giù le mani (non è che le avessero alzate poi molto), che non si fa così con due signorine, che la devono smettere di tentare questi approcci per la strada. Li ho sgridati come se fossero stati due dei miei peggiori alunni. Ho concluso che sei un insegnante in questa città ti può anche capitare di non poter mai staccare dal tuo lavoro. Al liceo Victor Hugo ho un'alunna un po' speciale. E' finita lì dopo essere stata espulsa da tre scuole consecutivamente a causa dei suoi comportamenti aggressivi. Appena sono arrivata in quell'aula la professoressa mi ha avvertita: “Questa è la classe peggiore di tutto il liceo. Sono ragazzi che hanno molti problemi, a scuola e fuori dalla scuola. Vanno molto male anche in francese. E poi quella ragazza, non si sa come fare con lei, è molto violenta”. Aggiunge anche che ogni mattina, per due anni, arrivava in classe e cominciava a insultarla. Dopo una settimana la professoressa mi dice: “Daniela, non so, con te c'è qualcosa di speciale. Con te non è stata cattiva, da subito.” L'altro venerdì sono arrivata in classe dieci minuti in ritardo. Ho fatto la mia lezione e ho salutato tutti. Ero contenta perché proprio lei, quella ragazza scorbutica e aggressiva, era intervenuta moltissimo e si era addirittura lasciata andare in un sorriso durante la lezione, un sorriso rivolto a me. E quando li faccio sorridere sono tanto contenta perché forse si scordano per un attimo dei problemi, e del lavoro che spesso devono fare una volta tornati da scuola (a 15, 16, 17, 18 anni!). Alla fine della lezione la professoressa mi dice che la ragazza era preoccupata. Non mi aveva vista arrivare e voleva venire a cercarmi. Le ha anche detto che sono simpatica e gentile e che le piaccio molto. La scorsa settimana i professori hanno dovuto scrivere i primi giudizi dell'anno scolastico. La mia alunna in italiano ha ricevuto un bel: “da più due settimane si impegna moltissimo e partecipa attivamente alle lezioni”. Un traguardo per lei ma anche per me. A scuola regolarmente gli altri professori, i bidelli, i segretari non mi riconoscono mai. Chiedono: ragazzi, con chi siete? Oppure mi richiamano: scusi signorina, dove crede di andare? Al Victor Hugo però hanno organizzato una festa di benvenuto per noi assistenti. C'era il ragazzo che insegna tedesco (tutte le ragazzine sono innamorate di lui!), la ragazza che insegna spagnolo (una cilena con un accento pazzesco che non parla mezza parola di francese!) e quella di inglese che parla anche un po' di italiano ma ovviamente con una pronuncia odiosa. Hanno partecipato un po' di professori, qualcuno era là anche un po' per magnà e per dragare noi donzelle, e il vicepreside ad un certo punto è arrivato con una botticella di vino rosso. Peccato che io dopo un'ora avessi lezione, altrimenti mi sarei presa un ballino assieme a qualcuno che già era sulla buona strada. Un ballino al liceo, chissà cosa avrei dato per farlo quando ero dall'altra parte! Ieri sono passata dalla mia vecchia casa, a Noailles. A Noailles ci trovi di tutto: qualsiasi tipo di droga ti serva, sopratutto quelle pesanti. Telefonini e caricabatterie, scarpe, vestiti, fornelli elettrici, ciarpame. Tutto rubato, ovviamente. Da quelle due strade ormai non ci passa neanche più la polizia. Ma a Marsiglia si conoscono anche persone buone e interessanti. Ho trovato degli amici. Una notte mi hanno portata al mare, su una scogliera come ce ne sono in Liguria, a picco sul mare. Davanti a noi l'acqua e l'altra parte di costa marsigliese, fino alle Calanques. Il faro che brilla. Birra e chitarre, un po' di vento ma non fastidioso e non freddo. Poi cene su cene e domenica una partita di pallone improvvisata. Io e Maddalena contro Raphael e Renaud, e Marie in porta. Ho fatto dei numeroni e mi hanno subito ingaggiata per una partita seria...ma così ragazzi confermo gli stereotipi italiani, tutti pizza, mandolino e calcio! E' mica possibile! Comunque i nostri nuovi amici, conosciuti per caso una sera in un bar grazie ad un cane, sono anche un po' musici. Avevano un gruppo e ora suonano ogni tanto. Philippe ha una bellissima voce. Prima o poi riuscirò ad organizzare questa benedetta suonata collettiva. Sul porto ci sono mille bar. Un pomeriggio ho chiesto un cappuccino. Mi è arrivato sul tavolo un delirio di panna che galleggiava sopra un caffettino espresso, in uno di quei bicchieri da affogato. Allora ho deciso di fare una lezione ai miei alunni sul caffè. Ce la siamo veramente spassata. Ma me lo sapete dire perché il cappuccino prende il nome dai frati? E' imbarazzante quando gli alunni ti fanno alcune domande e tu non sai che rispondere e cominci a fare MIRROR CLIMBING... Un abbraccio a tutti quanti, torno a preparare le mie lezioni, che più che lezioni sono ore di cabaret. Papapapà...arriva Daniela e scoppia il bordel! Fatemi sapere che piani avete. Io per Natale sarò a casa. Ma se c'è qualcuno che vuole tornare a Marsiglia con me per l'ultimo dell'anno ben volentieri, c'è spazio (84mt di casa). Comprate pistole, fucili e pallettoni (sto scherzando, tranquilli!). Aspetto mail, messaggi, segnali di fumo. Vi abBacio postato da: Violeta | dicembre 27, 2006 12:51 | commenti (4)
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