| |
nella Stanza si stanno incontrando compagni

Esta obra está bajo una licencia de Creative Commons.
|
VERGOGNA AI REVISIONISTI!
PAPA: STOP A LEGGENDA NERA SU MISSIONARI AMERICA LATINA
Benedetto XVI dice basta alla "leggenda nera" sugli abusi che sarebbero stati compiuti da missionari nell'opera di evangelizzazione dell'America Latina. Senza entrare nei singoli episodi, il Papa denuncia pero' un uso strumentale delle ricostruzioni storiche che porta a conclusioni per lui del tutto erronee. "Ambienti culturali - ha spiegato - affermano che c'e' contrasto tra le cultura precolombiane e la fede cristiana, presentata come alienazione per il popolo che ha accolto il Vangelo. Al contrario l'incontro tra queste culture e la fede in Gesu' Cristo fu una risposta ulteriormente aspettata dalle cultura preesistenti. Un incontro che non e' da reiterare ma da approfondire perche' ha creato l'identita' dell'America Latina". "Oggi - ha rilevato in proposito il Papa - la Chiesa e' l'istituzione che gode maggior credito tra le popolazioni per il lavoro di promozione dell'educazione, della salute e della solidarieta' verso i bisognosi verso bisognosi che essa svolge".
E adesso ci venga anche a dire che l'Inquisizione era un gioco da tavola...
postato da: Violeta | febbraio 17, 2007 15:29
| commenti (6)
Pratello 41, dove trasmetteva il "diavolo"ora abitano due studentesse
Le inquiline di Radio Alice
Michele Smargiassi
L´abbiamo affittata per 320 euro al mese a testa ma non sapevamo che storia avesse dietro
Poi al cinema ho sentito il nastro con voci dell´irruzione e ho capito che era proprio casa nostra
Lì dove Sara va a dormire ogni sera, proprio lì dove adesso c´è il suo cuscino col disegno di un gattone, lì c´era la consolle del diavolo. Alice era il diavolo. Da qui Radio Alice turbava i sogni dei benpensanti e nutriva i sogni dei desideranti. Il bene e il male di Bologna ´77 sono cominciati qui, in questa stanzetta mansardata «a un passo dal cielo blu», dove una radio «libera ma libera veramente» nacque al suono dei Jefferson Airplane e morì, come si conviene, con Beethoven. Negli incubi degli inquirenti, ma anche nel mito dei militanti, Radio Alice assurse a dimensioni di fortezza, di rossa piazzaforte di pirati. Saranno neanche quaranta metri quadri in tutto. Stretti per contenere un ricordo così ingombrante. Quasi larghi per due studentesse fuorisede. Corridoio, tinello con angolo cottura, bagnetto, corridoio, ampio ripostiglio, un piccolo paradiso baciato dal sole. «È stato una fortuna trovarlo», dice aprendo la porta, biondina, gentile, un po´ imbarazzata. Un anno fa mica immaginavano, Sara e la sua coinquilina, che fosse ben di più. Una specie di monumento in incognito.
I luoghi hanno più memoria degli uomini. Dopo l´irruzione della polizia, la notte del 12 marzo 1977, in una città sconvolta dalla morte di Francesco Lorusso, Radio Alice 100.6 continuò a vivere, ma disincarnata. Come fantasma che si materializzava su questa o quella frequenza, come collettivo d´informazione, radio davvero eterea, suggestione, riferimento, simbolo. Dove avesse vissuto per un anno e un mese, non importava più tanto. Via del Pratello 41, un portico che si restringe di colpo davanti a un Cristo cupamente affrescato. Un portone di legno chiaro, sicuramente rifatto. Cortiletto, due scale candide coi gradini di cotto. Proprio un bel posticino, si dissero un anno fa le due amiche, matricole fresche di Scienze politiche e Filosofia. La padrona di casa non accennò ai trascorsi rivoluzionari dell´appartamento. «Meno male, magari avrebbe potuto chiederci di più...». Forse temeva il contrario, chissà. In ogni caso pagano abbastanza, 320 euro a testa, «ma ne valeva la pena». Tendine alle finestre, poster, ninnoli: la casa di due ragazze senza genitori al seguito. Ma i luoghi, appunto, hanno una memoria tutta propria. «Un giorno andiamo a vedere Lavorare con lentezza», il film su Radio Alice, appunto. «I posti nel film sono diversi. Però alla fine c´è un documentario. Si sente il nastro dell´irruzione. Gridano ‘mandate gli avvocati in via Pratello 41´. Accidenti: è il nostro indirizzo! Ci informiamo meglio: accidenti, è proprio casa nostra!».
Adesso, a mo´ di lapide commemorativa, c´è un vecchio volantino di radio Alice, scaricato da Internet, appiccicato al muro, di fianco al poster di Jim Morrison. «Oddìo che disordine...», Sara si precipita a nascondere un po´ di maglie e calze in un cassetto, tira su il piumone, «di solito non è così», si scusa. Ma capisce che gli ospiti guardano, sì, ma vedono altre cose. L´abbaino dove alcuni dei redattori della radio scelsero di fuggire sui tetti. O quei segni sulla porta d´ingresso, che forse sono ancora le tacche del grimaldello con cui la polizia la spalancò. «È una responsabilità vivere qui...». La Storia è capitata bene: Sara fa parte di un collettivo studentesco. «Ho letto qualcosa sulla radio, mi sono informata». Come te la immagini? Erano geni o teppisti? «Era una cosa creativa, non ne so molto però...», si schermisce. Sara ha vent´anni. La storia si lascia agli storici. Semmai, si ammira come un monumento. «Mi sono sempre chiesta perché nessuno sia mai venuto a vedere. Lei è il primo». Vedere cosa? «Il posto. È importante». Come avesse scoperto di abitare nella casa natale di Garibaldi. «Ho anche parlato con Bifo, l´ho invitato a venire a trovarci. È un luogo che per lui dev´essere stato decisivo. Non è ancora venuto». La memoria, Sara, a volte è più ingombrante della storia.
Il signor Luigi Morsilli per esempio ricorda tutto. Lui c´era. Era ed è l´inquilino del primo piano. «Quella radio ci fece ammattire», confessa. Per molti Radio Alice era un problema politico: per lui, condominiale. «Musica a tutto volume, risate, urla, gente su e giù per le scale a tutte le ore. Salivano sul tetto a piantare l´antenna e rompevano le tegole». Mica era nata studio radiofonico, quella mansardina all´ultimo piano, «Era un appartamento per studenti anche trent´anni fa. Furono loro a prestarlo alla radio». Discussioni, litigi. «Io volevo dormire, ero impiegato, andavo a lavorare la mattina». Ma andava peggio coi quelli del piano di sotto, «studenti di Comunione e liberazione. S´immagini. Una volta quelli della radio gli rovesciarono un secchio di escrementi davanti alla porta».
Quando sgomberarono, per lei fu una liberazione, allora. «Ma io non voglio male a nessuno. La politica non m´interessa. E poi dopo ci sono venuti i Radicali ed è stato anche peggio, bivacchi e sacchi a pelo dappertutto». Poi, negli anni Ottanta, anche la «tana degli esseri strani», come tante altre cose nel mondo, fu normalizzata, tornò ad essere una fonte di reddito immobiliare. «Peccato però», dice Sara, «che si perda tutto. Al collettivo avevo proposto, magari, di farci di nuovo dentro una radio». «Per carità...», s´ode dalla tromba delle scale la voce allarmata di Morsilli.
L'Espresso, 02 febbraio 2007
postato da: Violeta | febbraio 05, 2007 11:03
| commenti (1)
|