
[escola moderna]
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nella Stanza si stanno incontrando compagni
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NOSTRA PATRIA È IL MONDO INTERO (nel 70º aniversario dal alzamiento) Cari e care, dopo le esplosioni patriottiche e campaniliste di questi giorni, gli eccessi di orgoglio nazionale, le evaporazioni massicce di acqua celebrale, le storie andate a male e quelle nate claudicanti, ho preso una decisione. Parto. Parto con un po’ di pianto dentro, perché per un attimo vorrei fermarmi e gustare questa nostra Apuania e questa gente rude e ricca che vi abita. Vorrei godere sempre della musica di voi tutti: gli Apuamater, les Anarchistes, i Bededeum, e ultimi ma non ultimi i – miei - Forasteri. Per una volta ancora mi ammutolisco, smorzo il canto, serro i denti e faccio i bagagli. Via, baracca e burattini, come faceva Lorca con la compagnia di guiñoles, ma da sola. Mi porterò dietro le mie marionette, personaggi d’inchiostro in case di carta, la baracca di vettovaglie e qualche ritratto per sentirmi a casa. In fondo starò via qualche mese e qualche centinaio di chilometri. Vorrei una festa, prima della partenza. E se non può essere una, che siano tanti piccoli incontri per baciare ognuno di voi. Penso a Marco e alla sua forza (divorerò il tuo libro che ho comprato ieri sera), al ritmo scomposto di Mirko, alla voce meravigliosa di Alessandro, al dondolare controtempo di Nicola Toscano, alla calma e pacatezza (e quegli orribili suoni) di Max Guerrero. Penso a Davide Giromini e al 1º CD consumato, allo zio Gnà e lo zio Bià (anche loro forasteri ed eternamente in crisi, proprio come me), a Natalia che sprona sempre tutti ad andare avanti con umiltà, a Gerald e la sua curiosità creativa, a Bri (compagna e gemella di canto dalla quale non mi separerò mai), a Siro – mon frère - e al suo disfattismo, a Silvio (e ai 6 anni insieme), a Soledad, Serafino e Mirto (la famiglia dei serafici), a Laura (compagna di sventure amorose) che non mi ha mai abbandonato dai tempi in cui sedevamo allo stesso bancuzzo a Pisa, a Martín (sempre in preda alle tempeste) ed ai suoi testi dalle note libertarie, a Michele che mi ha regalato le corde del suo violino, agli amici delle cene al Germinal, alla compagnia Blanca tutta, ai ragazzi dell’Accademia e le loro - seppur sporadiche – mostre. Penso a Max uno e Max due, i non-apuani. Uno il fratellone che mi accudisce ogni volta che mi reco al nord, due colui che per me ha fatto sparire il grigiore dall’Emilia Romagna. Penso alla famiglia D’Angelo e la loro spensieratezza, al quartetto vocale, a Giorgia e consorte che mi hanno spinta (qualcuno sa dove!). Penso al piccolo Gabriele, mascotte dei Forasteri, un Baba in miniatura. Penso a Sole (pecora!), alla cugi cinese, a casa Colopi-Giuliano (e siculi)-Di Pede, ad Antonio e Gianfranco, a Ericuzza, alle Alici. Ai Maestri, quelli veri e rari, della scuola interpreti e traduttori (Barbieri, Lozano, Bazzocchi, Nadiani, Baccolini). Da Carrara a Madrid: per incontrare il poeta a cui do’ voce italiana. Da Madrid a Marsiglia per regalare voce italiana a orecchie attente. Traduttrice e poi portatrice di cultura, ponte a quattro corsie, sicuramente bestiola curiosa agli occhi di molti. Il ritorno a Madrid mi riempie di gioia, e di appuntamenti, ché anche là dovrò rivedere qualcuno dopo 3 anni di assenza. L’incontro con Marsiglia sarà buono. Dicono sia porto di mare, melting pot, antico e moderno, mediterraneo violento. Un abbraccio spirituale per tutti quelli che già mi hanno salutata. Per gli altri ci sono un abbraccio, un bacio, un canto e una bottiglia sempre pronti. Quando volete, sono qua. Fino al 27 agosto. postato da: Violeta | luglio 18, 2006 16:44 | commenti (1)
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